A una manciata di ore dal silenzio pre elettorale per il voto amministrativo di domenica 24 e lunedì 25 maggio è tutto grasso che cola per i giornalisti vedere i sindaci delle due principali città, Varese e Busto Arsizio, accendere la miccia politica e far esplodere la polemica. Da una parte Davide Galimberti, di solito compassato e riflessivo primo cittadino dem del capoluogo, che provoca Andrea Pellicini, candidato a Luino: “Sei un deputato, dovresti dimetterti prima del voto per evitare il doppio incarico: amministrare una città richiede tempo e impegno”.
Sull’altra sponda, quella di Fratelli d’Italia, affila la spada – supposto che non ce l’abbia sempre affilata e pronta alla pugna – Emanuele Antonelli, a capo dell’esecutivo bustocco e sodale partitico di Pellicini. “Galimberti, vergognati” e giù velenosi commenti sull’ “improvvida uscita” del suo collega varesino. Un incendio che arroventa una competizione elettorale che, in verità, in terra prealpina, non ha molto da dire. Somma Lombardo e Luino sono i centri di maggior significato, con qualche rimando sugli equilibri al di là dei loro ristretti confini. Il resto dei pochi Comuni chiamati alle urne (meno di una decina) avranno valenza essenzialmente locale.
Si arriva però all’appuntamento di domenica e lunedì al prezzo di un confuso e teso confronto a centrodestra, che viaggia diviso un po’ dappertutto e, dove si presenta unito (Somma Lombardo) si lecca le ferite delle liti che hanno preceduto la scelta dei candidati e il labile accordo elettorale. Se nel conto includiamo la milanese dirimpettaia Legnano, gli scazzi a centrodestra prendono maggiore consistenza e interesse in vista dell’apertura delle urne.
A spargere ulteriori tizzoni ardenti ci ha pensato Galimberti con un blitz inatteso, che cerca di colpire l’onorevole Pellicini in favore del suo avversario della sinistra, il sindaco uscente Enrico Bianchi. Che ci fosse bisogno di surriscaldare l’ambiente, allargandosi damblè dal Sacro Monte fino alle sponde del Verbano, lo spiegherà lo stesso Galimberti, se mai vorrà spiegarlo. Ciò che è accaduto è la conferma di come tra i sindaci del nostro territorio l’aplomb istituzionale sia un optional buono per fare strame, a destra, al centro, a sinistra.
Si capisce, la politica non ammette favori né gentilezze (il “sangue e merda” di Rino Formica è sempre valido). Se pensiamo però a Varese e Busto che si guardano in cagnesco, a Busto e Gallarate che si stanno reciprocamente sullo stomaco e si fanno i dispetti, al difficile dialogo fra i vari enti pubblici, esce un quadro piuttosto sconfortante. Per la confusione politica e per la mancanza di un indirizzo univoco e responsabile a beneficio di un territorio che ha bisogno di sindaci con le idee chiare e con la volontà di cooperare sul serio, al di là delle appartenenze. Tra un anno le amministrative avranno ben altra importanza (votano Varese, Busto e Gallarate). Se queste sono le premesse, che il Cielo ce la mandi buona.
