VARESE – «Non so, una cosa da niente, uno spettacolo a Varese»: così Elio ha parlato ieri, giovedì 20 febbraio, al telefono, in una delle chiamate ricevute, prima da fisso e poi su cellulare, di “Quando un musicista ride”, serata in cui calcato il palco del Teatro di Varese con la band formata da Alberto Tafuri (pianoforte), Martino Malacrida (batteria), Pietro Martinelli (basso e contrabbasso), Matteo Zecchi (sassofono), Giulio Tullio (trombone). Come annuncia il titolo, dopo “Ci vuole orecchio”, che ha esplorato le opere di Enzo Jannacci, il repertorio delle canzoni proposte si è esteso ai brani firmati da tanti altri autori che alle sette note hanno unito satira, ironia, libertà creativa, innovazione e anticonformismo.
La telefonia, i furti e l’amore
Se l’autore di “Vengo anch’io. No, tu no” ha, come da programma, rappresentato il peso massimo per numero di brani in scaletta (tra gli altri “Giovanni telegrafista”, “Il primo furto non si scorda mai”, “Un foruncolo”, “Ho soffrito per te”) non da meno sono stati Cochi e Renato, già protagonisti dal secondo e terzo pezzo, rispettivamente con “Cos’è la vita” e “La gallina”.
Negli intermezzi non poteva naturalmente mancare la comicità surreale del cantante e polistrumentista milanese, a partire dalla sfida della ditta Cazzaniga ai colossi della telefonia mondiale e dall’invenzione, dopo il cellulare gonfiabile per una clientela gonfiabile, di quello arrotolabile.
Il tema dei furti è stata l’occasione per trattare dei «prossimi eventi elettorali» e del primo raduno nazionale degli evasori fiscali sulle note di “Uno su mille”, «l’inno di chi non emette fattura». Un altro tema tipico della musica è l’amore: «Per parlarne in una canzone che abbia successo – ha spiegato Elio – bisogna far sì che non sia ovvia, cercando un pretesto scollegato dalla tradizione. Come nel caso di “Una zebra a pois”. Un altro esempio è “Sesso e samba”: di cosa non bisogna fare».
«Ora “Benzina e cerini” non si potrebbe più cantare»
Tra la lettera da parte di un centauro, le favole del topo ambizioso e della fata per l’uomo di bassa statura e il regolamento della piscina per le vacanze estive a febbraio la formazione, che si è presentata con completo e borsalino di colore diverso per ogni componente, ha offerto brani di artisti come Clem Sacco (“Baciami la vena varicosa”), i Gufi (“Vorrei tanto suicidarmi”) e Giorgio Gaber, con “L’odore”, ma soprattutto con “Benzina e cerini”, in cui “la mia ragazza con quel maledetto gioco si diverte coi cerini a darmi fuoco / e io brucio, brucio d’amore”: come ha osservato Elio, «questa canzone fu scritta nel 1961. Ora non si potrebbe più cantare, è frutto della battaglia per la purificazione del linguaggio». «Abbiamo sentito uno che diceva “bis”», ha poi dichiarato il frontman tra gli applausi finali per “Finché c’è la salute”: la band si è allora congedata dopo due ore e mezza di concerto con “Rido”, sempre di Jannacci, e uno dei più famosi successi di Cochi e Renato, “Canzone intelligente”.

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