VARESE – Bene, bravo, bis, ma non è la stessa cosa. Alessandro Sorte, unico candidato al vertice di Forza Italia in Lombardia è stato confermato segretario regionale dei Berluscones. Dietro al bis, però, se non tutto, tanto è cambiato in termini di equilibri interni agli azzurri, con ricadute che potrebbero farsi sentire anche in provincia di Varese.
Ma quale pacificazione
La prima cosa da sottolineare è che la richiesta della famiglia Berlusconi, si dice nel partito, sia stata rispettata con l’esito del congresso regionale. Ovvero, candidato unitario e rispetto delle “minoranze” interne. E così, accanto a Sorte, al posto dei vicesegretari che non dovrebbero essere previsti (erano cinque nel primo mandato e tra questi c’era anche il luinese Giuseppe Taldone), dovrebbe esserci (condizionale d’obbligo) solo un vicario che risponde al nome di Alessandro Cattaneo in rappresentanza anche di chi fa riferimento a Cristina Russello e Giulio Gallera. Con l’assessore regionale forzista Gianluca Comazzi agli Enti Locali.
Convergenza regionale, divergenza locale
Ma la convergenza regionale su Sorte non è certo ricambiata su scala provinciale, dove invece nel partito di Berlusconi c’è una guerra a bassa tensione tra le componenti e dove non mancano esponenti di partito che si dicono pronti a prendere altre strade. Proviamo a disegnare l’attuale geografia interna.
Le forza interne in campo
Se dovessimo guardare quanto uscito dal congresso regionale, snocciolando i nomi dei 50 berluscones entrati nel direttivo regionale, balza all’occhio che tutte le correnti e correntine varesotte sono rappresentate, tranne quella che al momento (carta canta) ha in mano il maggior numero di tessere. Ovvero: nel direttivo regionale ci sono: Giuseppe Anselmo, espressione del segretario provinciale Simone Longhini; Rosario Tramontana, espressione dell’enclave tradatese e abile in questo momento a giocare di sponda; ed Enrico Angelini, punto di riferimento dei saliniani-ciellini-progressisti, che fanno riferimento al consigliere regionale Giuseppe Licata. Non c’è traccia dell’area Librandi, che mette insieme i saronnesi, il gruppo gallaratese che gravita attorno a Rocco Longobardi e una serie di aficionado sparsi nei vari comuni del Varesotto e che, qualcuno sussurra, avrebbe “in mano” un migliaio di tessere delle 2007 staccate. Se vero lo si vedrà quando “carta canta”, ovvero al congresso provinciale.
Quindi esclusi? Non proprio, perché Anna Lisa Renoldi e Rocco Longobardi sono i nomi che Sorte ha in tasca per le nomine dei dipartimenti. Ma a quanto pare questo non è bastato per placare i mal di pancia. Longobardi, infatti, pare gradisse entrare tra i 50 del direttivo. Risultato: fuori.
Rumors e rumorini, correntine e correntoni
Ma se si va ad ascoltare quanto si dice dietro le quinte azzurre è un vociare di malumori. Dalla parte di Longhini, quella che oggi ha in mano le redini del partito, c’è chi rimprovera il segretario di aver “ceduto” su nomi che non erano previsti negli accordi interni alla corrente (l’ingresso di Angelini non era previsto a livello di segreteria provinciale). Dalla parte saliniana c’è chi dice che è stato necessario alzare la voce e forzare la mano per avere dentro al direttivo un proprio rappresentante (Angelini, appunto); dall’area Librandi c’è chi vocifera che il mancato ingresso di Longobardi tra i 50 sia stato un colpo basso. Che però non incrina l’alleanza forzista costruita sull’asse Varese (sponda Licata, non Longhini) – Saronno (Librandi) – Busto (i Libertas).
Guerra o pace?
Quella di cui sopra è una triplice che sarebbe pronta («e i numeri non ci mancano», assicurano) a prendere in mano il partito. «A meno che – spifferano i capi cordata – la segretaria provinciale non cambi registro e passo». Che in termini non politichesi significa: “Simone Longhini deve scendere a più miti consigli. Deve coinvolgere tutti nelle scelte da fare, senza decidere in consessi ristretti e riferiti solo ai suoi uomini”. Insomma, se sarà guerra o pace interna, molto dipende dal segretario provinciale, il quale, al prossimo congresso, potrebbe anche non ricandidarsi e lasciare quindi campo libero e rogne da grattare ad altri.
Cani sciolti
Fuori dallo schema di cui sopra, ovvero il gruppo Longhini da una parte e l’asse Licata-Librandi-Libertas (ma nemmeno tutta) dall’altra, ci sono una serie di pianeti che ruotano nell’universo berlusconiano del Varesotto, che hanno una loro forza intrinseca insufficiente per imporsi, ma indispensabile per puntellare i rapporti dialettici interni.
Se stiamo a Varese, ad esempio, non si può non citare Roberto Puricelli (in caso di primarie il suo è il nome che una parte di Forza Italia vuole mettere sul banco). Puricelli, uomo che non ha mai tradito l’ormai evaporata Agorà, è rientrato nel partito ed è sempre riferimento dell’area laica (sarebbe meglio dire caianielliana, anche se Nino non c’è, ma si sente), che, in attesa della piega degli eventi, ha traslocato nella nuova Udc.
Se si scende a Gallarate, non bisogna dimenticare Nicola Mucci, che ha i numeri per essere una spina nel fianco del gruppo Longobardi. Se poi si arriva a Busto ci sono Marco Reguzzoni, che non risponde alle logiche locali, ma resta aggrappato alla figura di Letizia Moratti; Carmine Gorrasi, rientrato in sordina, che si occupa degli Enti locali di Busto, Valle Olona e (forse Gallarate) e la cui nomina ha sollevato mal di pancia. Gorrasi, si dice, che guarda anche a Cassano Magnago dove, è tornato a muoversi sul palcoscenico primario, anche Angelo Palumbo.
A proposito, proprio Palumbo potrebbe essere il prossimo rientro eccellente tra i ranghi del partito. Un indizio? La prima uscita ufficiale, se così la possiamo definire, dopo il lungo periodo di silenzio (da tempo lavora nello staff regionale di Ruggero Invernizzi), è stata proprio al convegno varesino organizzato sull’asse Salini-Librandi, che ha portato in città un ministro, figure di livello nazionale e regionale del partito e più di 200 persone. Insomma, se sarà guerra o pace tra i forzisti non lo sappiamo, di certo le forze in campo sono lì da vedere.
