VARESE – Accusato di aver percepito in modo indebito il reddito di cittadinanza è poi stato assolto – con sentenza in giudicato e quindi definitiva – dal tribunale di Varese. A quel sussidio l’indagato aveva diritto eccome, non ha mentito per ottenerlo. Eppure l’Inps continua a chiedergli di restituire quei benedetti 3mila 600euro, nonostante l’uomo ne avesse diritto.
Giustizia e pubblica amministrazione
A denunciare quella che viene definita una «disfunzione grave nei rapporti tra giustizia e Pubblica Amministrazione» è l’avvocato Pietro Saporiti, che assiste il malcapitato.
«Posto che il giudice penale non può annullare un provvedimento amministrativo se non in casi eccezionali – e non è questo il caso sottolinea il legale – è l’Inps stessa che deve riesaminare d’ufficio il proprio operato, nel rispetto del principio di legalità e buon andamento sancito dall’articolo 97 della Costituzione».
Folle burocrazia
Secondo il legale, l’ente previdenziale si sarebbe «trincerato dietro le proprie circolari interne, applicandole meccanicamente, come in un esperimento di obbedienza cieca – il celebre Milgram experiment – dove i soggetti eseguivano ordini senza valutarne il senso».
Restituzione non dovuta
«Se il fatto non sussiste – conclude Saporiti – mancano i presupposti per chiedere la restituzione delle somme. È un principio elementare di diritto, oltre che di giustizia. Questo caso merita attenzione pubblica, perché quando la giustizia perde efficacia, il cittadino resta senza tutele». L’avvocato Saporiti spiega di aver già impugnato, in due occasioni, le ingiunzioni di pagamento inoltrate da Inps al proprio assistito. «Abbiamo anche provato a spiegare che il mio assistito è vittima di un caso di mala burocrazia, ma Inps non ci sente».
Varese, presi 10 furbetti del reddito di cittadinanza. Intascati 110mila euro
