Varese, Giorgetti contro Report: «Descritto come un padrino mafioso»

VARESE – E’ stato sentito per circa 40 minuti il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti ascoltato oggi, venerdì 11 aprile, come teste nel processo davanti al giudice del tribunale di Varese Luciano Luccarelli che lo vede parte civile, con l’avvocato varesino Andrea Mascetti, nel processo per diffamazione contro la trasmissione di Rai3 Report.

Due puntate sotto accusa

Sul banco degli imputati il conduttore Sigfrido Ranucci e il giornalista Giorgio Mottola. Due le puntate sotto accusa andate in onda rispettivamente il 19 e il 26 ottobre 2020. Nella prima puntata «Si ipotizzava che l’associazione non a fini di lucro Pony Club Le Bettole di cui mia cognata era presidente e mia moglie era socia occupasse uno spazio all’interno dell’ippodromo di Varese grazie ad una mia intercessione con l’allora sindaco leghista Attilio Fontana. La comunanza di partito avrebbe favorito un rapporto in realtà regolato da un contratto stipulato con la società che ha in gestione l’ippodromo», ha detto il ministro rispondendo alle domande del pubblico ministero Maria Claudia Contini. «Preciso che, tra l’altro, il colore dell’amministrazione di Varese cambiò, le elezioni furono vinte dal centro sinistra – ha aggiunto Giorgetti -Il rapportò cessò in modo naturale alla scadenza del contratto perché non più economicamente sostenibile».

Nella seconda puntata «si sosteneva che l’avvocato Mascetti, che conosco da molti anni da quando entrambi frequentavamo Comunità Giovanile a Busto, abbia ottenuto degli incarichi professionali, in una sorta di tangentopoli di ritorno o di padrinaggio mafioso, grazie al mio intervento. Anche questa affermazione è del tutto falsa, così come è falso quanto asserito in relazione all’ippodromo. Non sono uso querelare i giornalisti perché i giornalisti possono dire quello che vogliono ma non quanto asseriscono non corrisponde al vero».

Avance e minacce alla moglie del ministro

Sul fronte ippodromo hanno testimoniato anche la cognata e la moglie del ministro, Laura Ferrari. E se la prima ha parlato di insulti sui social che le additava come ladre e mafiose (insulti ancora presenti sulle pagine social di Report) la seconda, smentendo quanto contenuto nel servizio della trasmissione condotta da Ranucci, ha anche svelato un retroscena importante. Nel servizio compare infatti la fonte da cui tutto avrebbe preso il via. Un uomo al quale si è tentato di garantire l’anonimato oscurandone il volto senza però raggiungere il risultato. Ferrari lo ha infatti riconosciuto – con nome e cognome fatto in aula – come un ex revisore dei conti del Comune di Varese che con la scusa di avere informazioni sulla società che gestiva l’ippodromo (avrebbe asserito di volersi occupare di sport varesino) ha tentato di abbordare la moglie del ministro Giorgetti.

«Stupidamente gli diedi il mio numero – ha riferito Ferrari parlando della fonte di Report – Iniziò a mandarmi messaggi, inviti a pranzo e cena, battute stupide e decisamente fuori luogo. A quel punto è stato chiaro che ciò che gli interessava non erano le informazioni sulla società che gestiva l’ippodromo». Davanti al gelo e al fastidio di Ferrari l’ex revisore sarebbe passato «alle minacce. Minacciava di crearci dei problemi a livello di controlli, cosa che ha poi in effetti fatto». Un controllo che si risolve, però, totalmente a favore dell’associazione Pony Club Le Bettole, mentre la minacciosa insistenza dell’uomo «mi costrinse a denunciarlo», per atti persecutori.

L’avvocato Andrea Mascetti

Incisiva, infine, è stata la testimonianza dell’altra parte offesa nel processo ovvero dell’avvocato Andrea Mascetti (foto qui sopra), rappresentato dall’avvocato Monica Alberti. Il quale ha sottolineato come ancora oggi, la puntata di Report tuttora visibile, gli abbia causato ingenti danni sul fronte professionale pur «affermando il falso». Mascetti ha più volte sottolineato come la politica non abbia mai inciso sui suoi incarichi professionali spiegando come ad esempio, il suo ingresso nei Cda di Fondazione Cariplo e Fondazione Comunitaria nel 2013 coincise con una diminuzione dei fondi concessi a Terra Insubre (così come a tutte le associazioni del territorio che partecipano ai bandi), associazione culturale di cui Mascetti fu tra i fondatori. E se il teste non ha negato il saluto romano ritratto in una foto di gruppo di decine di anni fa dove compare anche Giorgetti («Avevo 17 anni e militavo nel Movimento Sociale») ha anche svelato con certezza l’identità di un’altra delle fonti celate che compaiono nel servizio di Report. «E’ Marco Reguzzoni – ha detto l’avvocato – che fu esponente della Lega e con il quale non ebbi mai buoni rapporti. L’ho anche chiamato e lui mi ha spiegato di essere stato convinto con l’inganno a rilasciare quell’intervista che avrebbe dovuto raccontare la vecchia Lega. Ha aggiunto che le sue risposte sul mio conto sono state manipolate». Reguzzoni è quindi diventato teste – così come lo è Nino Caianiello – e sarà sentito a fine settembre, nel corso della prossima udienza.

Caso Mascetti-Report: il processo si fa a Varese e Giorgetti sarà testimone

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