VARESE – «Quindi se lei quel giorno mi avesse incontrato avrebbe ucciso anche me?». «Sì». Shock in aula durante l’esame reso da Marco Manfrinati, imputato per stalking nei confronti dell’ex moglie Lavinia Limido e dell’ex suocera Marta Criscuolo in tribunale a Varese.
Non ci lasciamo intimidire
Manfrinati ha ammesso che avrebbe potuto uccidere anche l’avvocato Fabio Ambrosetti, legale di parte civile. La replica: «Noi andiamo avanti, non ci lasciamo intimidire».
La sgozzo
Manfrinati, in carcere per l’omicidio dell’ex suocero Fabio Limido e il tentato omicidio dell’ex moglie consumati il 6 maggio scorso in via Menotti a Varese, è stato chiamato, tra le altre cose, a rispondere del significato di un messaggio vocale inviato a Lavinia Limido nel maggio 2023. O meglio a chi si riferisse nel vocale in cui minacciava di morte una «scrofa» e poi di «sgozzare quella p…..a». In quel periodo era già in corso la difficilissima separazione dalla moglie con Manfrinati che accusava, anche per vie legali, la consorte e i famigliari di lei di sottrazione di minore: «Hanno rapito mio figlio. Due volte», ha ripetuto oggi in aula.
Obiettivo militare legittimo
Per l’accusa e la parte civile chi rischiava di venire sgozzata era Marta Criscuolo, l’odiata ex suocera di Manfrinati. Che oggi, però, ha dato una spiegazione diversa ma ugualmente inquietante. «Mi riferivo ai due avvocati che assistevano Lavinia Limido nella separazione, appiattiti sulle posizioni del cliente nel non volermi fare vedere mio figlio ingiustamente». Uno dei due avvocati «la p…..a è l’avvocato Fabio Ambrosetti». Ambrosetti che è parte civili nel processo e che a quel punto ha chiesto: «Quindi se lei mi avesse incontrato quel giorno mi avrebbe ucciso?». Risposta: «Sì. Forse al momento del fatto mi sarei potuto fermare. Ma considero chiunque si metta tra me mio figlio un obiettivo militare legittimo». Al termine dell’udienza Ambrosetti ha definito inquietanti le affermazioni di Manfrinati «Ma noi andiamo avanti senza lasciarci intimidire».
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