Varese, cresce la povertà e i soldi sono finiti. Molinari: «Rischio tsunami sociale»

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Roberto Molinari, assessore ai servizi sociali di Varese

VARESE – «Attenzione allo tsunami sociale. I segnali che arrivano dalle fasce più deboli della società non sono confortanti e il rischio è quello di vivere un rientro dal periodo estivo traumatico. Non credo di esagerare se dico che il prossimo potrebbe essere un autunno caldo». Non parla certamente di meteo Roberto Molinari. L’assessore ai Servizi sociali di Varese prende spunto da chi fa le previsioni del tempo per dire che la situazione di servizi erogati alla persona è a un passo dal collasso.

La contraddizione

«Partiamo da due dati che stridono tra loro – attacca Molinari – da un lato c’è la narrazione che l’economia italiana sta andando molto bene, che il numero degli occupati è in crescita e che il reddito di cittadinanza era una zeppa ed ora che è stato tolto ha già sortito effetti positivi su occupazioni e su chi ha effettivamente bisogno. Dall’altra però ci sono le statistiche che parlano di 6 milioni di poveri, in aumento. Insomma se tutto va bene, perché cresce il numero di chi non arriva a fine mese?».

Mancano 3 milioni di euro

Anche a Varese, nella Varese che lavora e produce, capitale del liberty e spesso modello di qualità della vita (certamente più alta rispetto a molte altre realtà italiane) la musica, da qualche anno, è cambiata. A bilancio, i Servizi sociali assorbono 11 milioni di euro delle risorse complessive a disposizione della macchina comunale. Eppure non bastano. «Stato e Regione continuano a riversare sulle amministrazioni locali, su tutte le amministrazioni locali senza distinzione di colore politico, responsabilità e tagli. Di questo passo – continua Molinari – saremo costretti a sospendere l’erogazione dei servizi».

Finiti i soldi

In termini di sospensione del sostegno un primo pesante e inevitabile passo è già stato fatto. «Da due anni abbiamo azzerato i contributi economici a sostegno di spesa, bollette, affitti. E non vedo un’inversione di tendenza o una presa di coscienza da parte delle istituzioni superiori. Anzi. Lo Stato – rincara l’assessore – alla luce dell’analisi dei fondi ottenuti con il Pnrr ha deciso di tagliare 600 mila euro di spesa corrente al Comune di Varese. Pochi? Certo, se facciamo due conti sono lo 0.6% del bilancio complessivo. Peccato che con quei soldi riusciamo a garantire un anno di trasporto gratuito ad anziani e disabili. E ora per mantenere il servizio dovremmo trovare la copertura togliendo a qualche altro capitolo di bilancio».

Non solo Sociale “stretto”

Il quadro dei servizi che potrebbero essere drasticamente ridimensionati o in casi estremi tagliati sono quelli legati agli anziani, «che aumentano e con loro anche l’assistenza domiciliare. Come crescono le richieste di assistenza dopo le dimissioni ospedaliere di persone protette o sole». E ancora: «Abbiamo il problema di come rispondere alla crescente richiesta di sostegno economico dei famigliari che hanno un parente in rsa. Per non parlare di quanto incide l’affido al Comune dei minori».

Polveriera sociale

Coperta corta? «Il rischio è che non ci sia più la coperta – conclude Roberto Molinari – Se poi a questo quadro preoccupante ci aggiungiamo la fuga del personale comunale in Svizzera (assistenti sociali o educatori) o agli enti di livello superiore (un contratto in Asst o Ats è più appetibile di quello comunale) e che sempre più cittadini perdono il lavoro dopo i 50 anni e non hanno possibilità di ricollocazione diventa facile intuire che tutti quanti stiamo viaggiando su una polveriera sociale».

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