Omicidio Limido, «Marco Manfrinati era perfettamente sano di mente»

Nella foto Marta Criscuolo con l'avvocato Fabio Ambrosetti

VARESE – «Marco Manfrinati era perfettamente sano di mente quando ha ucciso l’ex suocero Fabio Limido e ha tentato di uccidere la ex moglie Lavinia Limido il 6 maggio 2024». E’ l’avvocato di parte civile Fabio Ambrosetti a riassumere il punto nodale dell’udienza di oggi, venerdì 3 ottobre, davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Varese presieduta da Andrea Crema (Stefania Brusa a latere).

Nessuna patologia psicotica

Manfrinati, 42 anni, ex avvocato, ha assassinato l’ex suocero accoltellandolo dopo aver ferito in modo gravissimo, sempre a colpi di lama, la ex moglie in via Ciro Menotti. Limido era intervenuto per salvare la figlia, Lavinia è viva grazie al sacrificio del padre. Manfrinati è stato arrestato in flagranza di reato. I difensori hanno già tentato per due volte la carta della perizia psichiatrica. In udienza preliminare il Gup aveva rigettato la richiesta e disposto il rinvio a giudizio. La Corte d’Assise deciderà sul punto al termine dell’istruttoria saranno emersi elementi utili a decidere per un accoglimento o meno della richiesta. In sintesi se l’istruttoria in corso porterà argomenti meritevoli di essere approfonditi con una perizia in relazione alla stabilità mentale di Manfrinati la Corte potrebbe decidere per il sì.

Rancore verso la ex e la famiglia

E in un’ottica difensiva quella di oggi non è da considerarsi un’udienza vincente. Sono tre gli specialisti che hanno testimoniato oggi in aula e che hanno esaminato Manfrinati sia prima che dopo i fatti del 6 maggio. «Non emergono disturbi psicotici né perdita del contatto con la realtà. Al massimo si può ipotizzare un disturbo disforico, una forma di depressione arrabbiata», ha spiegato lo psichiatra e psicoterapeuta, chiamato in qualità di ausiliare tecnico, che vide il 42enne il 2 marzo del 2024 nell’ambito della causa per l’affidamento del figlio minore, contraddicendo in modo netto le valutazioni contenute nella consulenza di parte presentata dalla difesa per la prima richiesta di perizia psichiatrica. La psichiatra del carcere di Busto Arsizio, dove Manfrinati è detenuto, oltre a escludere disturbi psicotici ha sottolineato come il 42enne manifesti ancora del forte astio nei confronti dell’ex moglie e della famiglia di lei che gli avrebbero impedito di vedere il figlio minore.

La mazza da golf e la legittima difesa

Sentita anche la polizia giudiziaria che ha effettuato i rilievi scientifici e genetici sulla scena della mattanza che sulla mazza da golf usata da Limido per difendere la figlia che il coltello utilizzato per l’omicidio e il tentato omicidio. In particolare sulla mazza da Golf i rilievi hanno evidenziato una prevalenza di tracce genetiche di Manfrinati rispetto a quelle dell’ex suocero. Soprattutto sull’impugnatura della mazza. Manfrinati ha quindi afferrato l’oggetto contundente usato dal suocero per difendere la figlia e lo ha afferrato per un tempo prolungato. Riuscendo probabilmente a strapparla dalle mani di Limido. Gli accertamenti che la mazzo in questione non si trovava vicino al cespuglio dove il 42enne ha accoltellato a morte il padre dell’ex moglie. La difesa, inizialmente, aveva ipotizzato che Manfrinati avesse aggredito Limido (il video registrato dalle telecamere di sorveglianza sulla strada mostrano anche dei tentativi di investire la vittima con l’auto) per difendersi da quest’ultimo armato di mazza da Golf. Quanto emerso dai rilievi scientifici allontana questa ipotesi: quando Limido fu accoltellato per oltre 40 volte quando non impugnava più l’oggetto contundente che verosimilmente gli era stato strappato dal 42enne.

Fuggii dal clima di paura

Ultima teste è stata Lucrezia Limido, figlia di Fabio e sorella di Lavinia, che ha spiegato come da dopo la separazione e la fuga della sorella con il figlio dalla casa coniugale la famiglia Limido vivesse nella paura che Manfrinati potesse far del male a loro o al figlio. Il 42enne è stato già condannato in primo grado per stalking nei confronti dell’ex moglie e degli ex suoceri. Lucrezia ha citato due occasioni in cui Manfrinati si mostrò violento e aggressivo, occasioni antecedenti la separazione, spiegando che dopo la fuga della sorella aveva sentito l’esigenza di allontanarsi dalla casa di famiglia andando a vivere altrove proprio per sfuggire a quel clima di paura che le generava un’ansia insopportabile.

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