Omicidio Limido, Manfrinati voleva fare una strage. Contestata la premeditazione

Nella foto da sinistra Marco Manfrinati, Lavinia Limido e il padre Fabio Limido

VARESE – Una pianificazione lucida. Il pubblico ministero Maria Claudia Contini oggi, venerdì 31 ottobre, ha contestato a Marco Manfrinati l’aggravante della premeditazione anche per l’omicidio dell’ex suocero Fabio Limido. E’ una svolta nel processo che vede l’ex avvocato bustocco di 42 anni imputato, davanti alla Corte d’Assise presieduta da Andrea Crema, per l’omicidio dell’ex suocero e per il tentato omicidio dell’ex moglie Lavinia Limido.

Uccidere padre, madre e figlia

Sino ad oggi la procura contestava la premeditazione – aggravante da ergastolo nel caso specifico – solo per il tentato omicidio di Lavinia. Manfrinati aveva aggredito la ex moglie in via Menotti a Varese a coltellate. Quindi si era accanito sul suocero, uccidendolo, che era intervenuto per difendere la figlia. Ma, dopo quanto emerso nel corso del dibattimento, dove più testi hanno spiegato in aula come Manfrinati in realtà odiasse non solo l’ex moglie ma tutta la famiglia della donna, rea, secondo l’imputato, di avergli impedito di vedere il figlio minore, l’accusa ha messo sul piatto la premeditazione per quella che, se fosse riuscita, così come detto da alcuni testi durante il dibattimento, avrebbe dovuto essere una strage famigliare. Non solo Lavinia, dunque, ma anche il padre Fabio, morto sotto i colpi di Manfrinati, arrestato in flagranza, e la madre di lei, Marta Criscuolo, per molti, a cominciare dall’avvocato di parte civile Fabio Ambrosetti, scampata all’attacco solo perché non sul posto. Quando Criscuolo è arrivata, del resto, Manfrinati già in manette avrebbe detto: «Hai visto cosa ho fatto a tuo marito e tua figlia?», aggiungendo poi un insulto.

L’accusa di maltrattamenti

Le cose si fanno più difficili per Manfrinati anche sul fronte dell’accusa di maltrattamenti nei confronti dell’ex moglie. Accusa archiviata dalla procura di Busto Arsizio ma per la quale che oggi, sempre a fronte delle testimonianze sentite in aula, è stata chiesta la riapertura. L’ex fidanzata del fratello di Manfrinati ha infatti riferito di un clima intimidatorio che avrebbe influito sulla sua deposizione all’epoca dell’inchiesta per i presunti maltrattamenti. Ed è stato l’avvocato Ambrosetti, parte civile, ad annunciare che chiederà anche la riapertura di quel fascicolo. Manfrinati, per contro, dovrebbe rendere esame il 7 novembre. In realtà potrebbe limitarsi a rilasciare spontanee dichiarazioni. Nel corso del processo per stalking, che lo ha visto uscire da condannato in primo grado, l’esame di Manfrinati aveva peggiorato la sua posizione. Stando almeno alle motivazioni della condanna che, certo, non è definitiva e potrà essere impugnata in Appello.

varese omicidio limido strage – MALOENSA24

 

Visited 607 times, 1 visit(s) today