«Artico condannato al conflitto». “Guerra bianca”, l’analisi di Mian al Rotary Varese

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LUVINATE – Una regione del mondo prima “condannata alla pace”, come chiese Mikhail Gorbaciov in un discorso del 1987, e ora “condannata al conflitto”; se non a quello militare, almeno a uno geopolitico di straordinaria tensione. Così Marzio Mian ha descritto l’Artico nell’incontro del Rotary Club Varese di ieri, giovedì 15 febbraio, incentrato su “Guerra bianca – Sul fronte artico del conflitto mondiale”, secondo libro da lui dedicato a questo tema. Al Golf Club di Luvinate lo scrittore e giornalista, introdotto dal presidente Roberto Troian, ha offerto una panoramica dei nodi e dei punti nevralgici di un’area ricca di risorse sulla quale, in seguito al progressivo scioglimento dei ghiacci, si concentrano sempre più le mire delle superpotenze mondiali.

Si affaccia una terra ricca di opportunità

Come ha spiegato il giornalista, seguire le rotte polari, e in particolare quella di nord-est, può richiedere anche metà tempo rispetto al passaggio attraverso lo Stretto di Suez: un’alternativa sempre più realistica dopo gli attacchi Houthi, e una tendenza che stanno già seguendo molti investimenti da parte dei fondi internazionali. Nel caso della Cina, che in accordo con la Russia spinge in questa direzione, negli ultimi dieci anni sono stati investiti 25 miliardi per finanziare porti nuovi.
Altri aspetti cruciali sono la presenza di terre rare, cioè i rari elementi – in una percentuale pari al 15% di quella mondiale – indispensabili per realizzare dispositivi tecnologici, e il gas liquido, in una percentuale pari all’80% del pianeta. Un luogo sempre più vivibile, dove si stanno costruendo nuove città e infrastrutture, ma soprattutto strategico; specialmente per la Russia, che lì ha concentrato le sue armi nucleari.

Roberto Troian e Marzio Mian

Collegamenti intercontinentali, pesca e l’inizio della guerra

Tra le altre opportunità spiccano anche quelle dei collegamenti “cable” – nella calotta del mondo quelli intercontinentali sono ridotti – che potrebbero aumentare la velocità delle transazioni finanziare e la grande pescosità della regione dove ultimamente, per le acque più fredde, convergono sempre più banchi. Nell’ambito dell’Onu è stato anche raggiunto un accordo per una moratoria che bloccasse la pesca – in passato è stata spesso capace di innescare conflitti – per dieci anni ma dal 24 febbraio 2022, data dell’invasione dell’Ucraina, è cambiato tutto.
«Le sanzioni hanno bloccato il secondo polo del gas liquido, la regione di Murmansk, destinato all’Europa: la Cina è intervenuta e in pochi mesi ha sostituito le tecnologie necessarie. La Russia si è allora rivolta a oriente. Il petrolio bloccato con il cap price è stato venduto a Cina e India. Le sanzioni non hanno avuto effetto e sono state dure ma ipocrite: ne sono state esentate le produzioni per le batterie elettriche legate a elementi come nichel e cobalto, le più inquinanti che esistano».

La nascita di una cortina di ghiaccio

La guerra in Ucraina ha fatto sì che sette nazioni delle otto che compongono il Consiglio Artico, forum intergovernativo dei Paesi che si affacciano sul Circolo Polare, chiudessero ogni rapporto con la Russia, storica potenza della regione che è lì presente dal Settecento, occupa il 52% delle sue coste e l’ha resa il suo baricentro economico. Il Consiglio Artico è così diventato un consiglio interamente Nato, con “l’orso” che ha detto che ne uscirà definitivamente e si rivolgerà a Cina, India e altri Brics per creare una propria assemblea alternativa. Intanto sono però saltati oltre 400 progetti comuni di ricerca tra Russia e Stati Uniti: «Ora è sceso il buio su che cosa faccia , è difficilmente controllabile», ha detto Mian della prima mentre, per quanto riguarda i secondi, «sono molto preoccupati. Ma ancora di più di che cosa la Cina abbia in mente». Tra le principali aree di attrito ci sono lo stretto di Bering, il Mare di Barents con l’arcipelago delle Svalbard e la Groenlandia che, attraverso le sue terre rare, punta a comprare il suo biglietto per la libertà dalla Danimarca.

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Come il Far West

Nella serata che ha visto tra gli ospiti il generale della base Nato di Solbiate Olona Antonio Pennino con la signora Roberta Lamperti e l’ufficiale Gianluca Greco, Mian ha anche illustrato come le varie forze coinvolte si stiano organizzando, tra task force dedicate, strutture militari in via di costruzione e accordi per garantire la sicurezza della navigazione, anche in previsione di un eventuale scontro. Gli Stati Uniti sono riusciti a scalzare la Cina dalla Groenlandia dove – «ci troviamo davanti a una forma di colonialismo: è come se fosse il nuovo Congo» – fino a tre anni fa era presente con un appalto per tre nuovi aeroporti. Ma «sono enormemente indietro: mentre la Russia ha 40-43 rompighiaccio nucleari loro ne hanno invece due, e non a propulsione nucleare. L’Artico è come il Far West, è il caos, ma anche un luogo di sfruttamento delle opportunità. Come nel caso della sperimentazione, per esempio in campo militare o in quello dei radar satellitari. L’Italia, Paese osservatore del Consiglio, ha un’antica tradizione artica: prima con gli esploratori, in competizione con la Norvegia, e poi per l’energia, con l’Eni grandissimo attore in quella regione».

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