di Giorgio Pietrobon
VARESE – Onore e controllo: queste sono le due parole chiave dello spettacolo di Roberto Saviano che si è tenuto ai Giardini Estensi di Varese ieri sera 24 luglio. Lo scrittore napoletano ha deciso di parlare della criminalità mafiosa trattandone un aspetto particolare, vale a dire il corpo e la sessualità. Saviano cala sapientemente il pubblico in un universo dalle tinte fosche, fatto di simbologie e gesti pregnanti, di allusioni e rituali. Un mondo in cui ciò che conta veramente è il potere più che il denaro e l’arricchimento personale, il desiderio di controllo che si ottiene soggiogando completamente l’altro.
Il corpo e il potere
Per trasformare un uomo in un mafioso, in un uomo d’onore per utilizzare il lessico criminale, bisogna controllarne la dimensione sessuale, la componente più primordiale e istintiva dell’essere umano. La mafia punta sempre al controllo e tutto parte dalla sfera erotica. I membri dei vari clan mafiosi infatti concordano e contrattano i matrimoni dei propri figli quando questi ultimi sono ancora ragazzi quasi fossero delle famiglie aristocratiche. Non ci si sposa mai per amore perché l’amore è destinato a terminare, il non amore non tradirà mai, è una garanzia all’interno dei meccanismi di potere del mondo criminale. Il matrimonio è ciò che resta, è un accordo d’affari indelebile. L’elemento aristocratico- nobiliare è dunque un tratto distintivo delle organizzazioni criminali.
La vicenda di Maria Concetta Cacciola
In merito a questa questione Saviano racconta storia di Maria Concetta Cacciola, nata in una potente famiglia della ‘Ndrangheta calabrese, che a 13 anni deve sposare Salvatore Figliuzzi. In seguito la donna incontra un ragazzo che le piace e i due intrattengono una relazione sentimentale che verrà scoperta, dopo aver testimoniato rivelando molti segreti riguardanti la propria famiglia si suiciderà.
Il riferimento a Matteo Messina Denaro
Poi l’autore parla ad esempio di Matteo Messina Denaro, boss di Cosa Nostra, e della sua scelta di non sposarsi; il matrimonio fermerebbe la sua carriera, sposarsi porterebbe ad avere poi altre donne e questo non lo renderebbe affidabile. Saviano si focalizza sulla correttezza morale e l’ossessione monogamica del mondo mafioso che si traduce nel codice cristiano. Lo scrittore passa in rassegna diverse storie inerenti alla criminalità organizzata alternando le proprie parole a filmati e immagini: quello che ti fa essere qualcuno è la regola non la legge, la legge è per i fessi, la regola per gli uomini veri. Ciò che è femminile va per forza soggiogato, ecco perché non possono esserci gay in associazioni come Cosa Nostra, l’essere gay è associato alla femminilità, quindi alla vulnerabilità.
Una forte componente umanistica
Durante lo spettacolo emerge in modo evidente la formazione umanistica dell’autore in particolare nel parlare dell’autenticità del sentimento amoroso che stride con la spietata logica mafiosa: Saviano fa riferimento all’Iliade e all’amore travolgente di Paride nei confronti di Elena: la logica morale cade davanti alla passione, non c’è codice di leggi che tenga di fronte alla passione erotica. Il demone nutre chi lo asseconda, trascina chi lo rifiuta dice il filosofo stoico Seneca. Saviano conclude dunque lo spettacolo con un messaggio di speranza citando il filosofo francese George Bataille come lascito al pubblico varesino.
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