Le cinque sezioni di Varese unite: «No all’esproprio dei Tiro a segno»

VARESE – Le cinque sezioni del Tiro a Segno Nazionale della provincia di Varese lanciano un appello al Governo contro la riforma contenuta nell’articolo 8 del decreto legge 108 del 26 giugno 2026. In una lettera congiunta, i presidenti delle sezioni di Busto Arsizio, Gallarate, Somma Lombardo, Tradate e Varese parlano di un provvedimento «gravissimo» e chiedono lo stralcio della norma, sollecitando invece l’istituzione di una commissione tecnica che coinvolga anche i rappresentanti dei TSN.

Il ruolo storico del Tiro a Segno

Nel documento, le cinque sezioni ripercorrono il ruolo storico del Tiro a Segno Nazionale, ricordando come dalla fine dell’Ottocento le società abbiano svolto attività di addestramento prima delle milizie e successivamente delle forze di polizia, delle guardie giurate, degli operatori obbligati al porto d’armi e degli atleti che praticano il tiro a segno sportivo. Secondo i firmatari, «fino ad ora i TSN hanno lavorato in autonomia, con democratiche nomine assembleari dei soci, con professionalità e impegno e, nella stragrande maggioranza dei casi, a titolo gratuito, sostenendo i costi di gestione e manutenzione degli impianti a proprie spese, quindi a costo zero per lo Stato e per la Federazione».

«Come una mannaia»

Il punto più contestato riguarda il contenuto dell’articolo 8 del decreto. I presidenti affermano che la riforma «non è mai stata discussa o messa a conoscenza dei presidenti dei TSN» e che «cala come una mannaia e stravolge tutte le logiche comportamentali senza una benché minima possibilità di contraddittorio». Nella lettera si sostiene inoltre che «le ragioni che hanno spinto il legislatore sembrano fondate su un presunto diffuso sistema di malagestione dei TSN», una ricostruzione che le sezioni respingono, sostenendo che i casi problematici sarebbero «pochi e rarissimi», mentre «la maggioranza è assolutamente virtuosa, basata sul volontariato a titolo gratuito e con grande e riconosciuta professionalità».

Il trasferimento delle concessioni

Il nodo centrale riguarda il trasferimento delle concessioni. «In sostanza – scrivono i presidenti – il decreto prevede il passaggio delle concessioni a titolo perpetuo fatte a suo tempo dal Demanio Militare alle Sezioni TSN alla UITS, o meglio all’ente che verrà, di tutti i beni immobili e mobili». Per le sezioni si tratterebbe di un vero e proprio esproprio. «Il fatto è gravissimo – si legge – perché se gli immobili sono di proprietà del Demanio, quelli mobili, armi e munizioni comprese, sono proprietà delle associazioni sportive dilettantistiche che gestiscono gli impianti, acquistati con i proventi delle attività sportive e istituzionali e quindi inalienabili anche per quanto riguarda lo statuto del CONI».

Il sistema di concessione degli impianti

Altro elemento ritenuto critico è il nuovo sistema di concessione degli impianti. Secondo i firmatari, «senza garanzie esplicite» l’ente potrebbe «alienare la concessione alla ASD gestore senza nemmeno dare spiegazioni e sostituirla con un semplicissimo bando», con il risultato di «eliminare la democraticità che le elezioni hanno sempre garantito e rendere impossibile qualsiasi forma di autonomia e dissenso». Le preoccupazioni riguardano anche la prevista figura dell’ispettore UITS. La lettera evidenzia che dovrebbe essere presente durante tutte le attività del poligono e che, non essendo prevista la possibilità di delega, «in caso di malattia o ferie, in sua assenza il poligono chiude i battenti». Le cinque sezioni si interrogano inoltre sull’organizzazione della futura struttura. «La parte politica verrà nominata dal Governo e gestirà praticamente tutto, a cominciare dalle agibilità, manutenzioni e adeguamenti, controllo amministrativo, corsi di formazione e certificazioni. Ma con che soldi?», si chiedono i presidenti, domandandosi anche quanto personale aggiuntivo sarà necessario per gestire i circa 260 TSN presenti sul territorio nazionale.

Le conseguenze

Secondo i firmatari, le conseguenze della riforma potrebbero essere pesanti. «Quasi certamente si arriverà a un aumento dei costi per i TSN e di conseguenza per i tiratori, a un aumento dei costi per lo Stato e il CONI e alla probabile chiusura di moltissimi impianti gestiti in economia e volontariato», con possibili ripercussioni sia sull’attività istituzionale sia su quella sportiva. Da qui la richiesta conclusiva rivolta al Governo: «Chiediamo lo stralcio dell’articolo 8 del decreto legge 108 del 26 giugno 2026 e la nomina di una apposita commissione tecnica, composta anche dai rappresentanti dei TSN, per discutere una soluzione alternativa e sostenibile economicamente, che garantisca autonomia alle sezioni del Tiro a Segno Nazionale e la possibilità di continuare tutte le nostre attività, assicurando il servizio pubblico anche tramite i volontari».

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