«A Novara non ci veniamo». Dal Veneto no al trasferimento all’hub sulla SS11

Venezia protesta trasferimento Valentino
La protesta dei lavoratori del magazzino Valentino davanti alla boutique della griffe a Venezia

VENEZIA – Maschere sul volto e cartelli in mano per dire no al trasferimento all’ombra delle Cupola. «Una decisione che ci mette i brividi», hanno gridato ieri mattina, 31 ottobre, una quarantina di lavoratori del magazzino Valentino di Valdagno (Vicenza), protagonisti di una vistosa protesta davanti alla boutique di lusso in campo San Moisè a Venezia, a due passi da Piazza San Marco.

Al centro della contestazione c’è il piano di riorganizzazione logistica del colosso Gxo, azienda appaltatrice dei servizi per conto della celebre casa di moda (controllata al 30% dal gruppo Kering).
La decisione, comunicata ai sindacati all’inizio di settembre, prevede lo spostamento di tutte le attività logistiche dallo storico deposito veneto al maxi hub Gxo/Kering tra Novara e Trecate a partire da febbraio 2027.

Ottantatrè famiglie a rischio

Un’operazione che comporta la richiesta di trasferimento nel Novarese per 83 dipendenti su un organico di 109 persone. Una distanza geografica insostenibile per la maggior parte delle maestranze: «Siamo noi che da vent’anni smistiamo i vestiti e le borse che arrivano nelle boutique, capi che costano quasi quanto un anno del nostro stipendio», denunciano gli addetti supportati dal sindacato Adl Cobas.

Molti lavoratori, non più giovanissimi e con famiglia al seguito, sarebbero di fatto costretti a rassegnare le dimissioni per impossibilità logistica di raggiungere il Piemonte.

Il fattore Malpensa

Alla base dello spostamento in Piemonte ci sono ragioni d’efficienza operativa ed economica. Per la maison Valentino, il nuovo polo logistico novarese garantisce standard moderni e, soprattutto, la prossimità strategica all’aeroporto di Malpensa, nodo centrale per le spedizioni internazionali dell’alta moda.

Un’ottimizzazione dei costi che però sbatte contro la protesta dei lavoratori, i quali ricordano come il brand — pur in presenza di un calo del 15% nei ricavi del 2025 — fatturi comunque oltre un miliardo di euro all’anno: «Non è accettabile sacrificare 83 famiglie per tagliare i costi».

La battaglia è appena cominciata

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