di Claudio Ghisalberti
Yates S. – 9 – Ribalta il Giro e prende la maglia nella tappa del Sestriere con un vero capolavoro. Per il 10 serviva una vittoria di tappa. Dove nel 2018, in maglia rosa prese una suonata che avrebbe stroncato un leone, è rinato. Da applausi.
Del Toro – 7 – Una vittoria di tappa, 4 secondi posti e 11 giorni in rosa: ha le qualità per diventare un grande ma sul Colle delle Finestre butta via il Giro.
Carapaz – 7 – Vince ed entusiasma a Castelnovo ne’ Monti, sembra il più forte sulle lunghe salite ma al passo finale gli manca qualcosa.
Gee – 6 – Parte a piedi in Albania, poi va via regolare ma senza mai dare una pedalata al vento.
Caruso – 7 – Il “vecchietto” suona e canta, prima gregario poi capitano. Damiano è una garanzia di eccellenza
Pellizzari – 6.5 – Eccellente come gregario di Roglic, quando diventa capitano tutti si attendono il colpo che non arriva. A fine corsa gli abbracci con il suo rivale Del Toro sono stucchevoli. Il ragazzo forse si farà
Bernal – 6 – Dopo il gravissimo del 2022 non è più lo scalatore che entusiasmava. Però lotta e si difende
Piganzoli – 5 – Dicono sia una delle grandi promesse italiane, ottiene come miglior risultato il 10° posto a Tirana. Niente.
Pidcock – 5 – Pare che in corse ci fosse anche lui. Pare.
Tiberi – 5 – Affonda per un errore a Nova Gorica che tira giù metà gruppo. Si riscatta parzialmente come gregario di Caruso.
Ulissi – 7- Non è corridore da corse a tappe, ma trova l’8° successo al Giro e la soddisfazione di indossare la sua prima maglia rosa
Fortunato – 7 – Intelligente, capisce che è inutile lottare per arrivare esimo nelle generale e diventa maglia azzurra della montagna. A Castelraimondo mostra il suo valore di uomo lasciando il successo al suo compagno Scaroni.
Scaroni – 6.5 – Combattivo, sempre sul pezzo. Unico italiano a vincere una tappa.
Pedersen – 8 – Più che maglia ciclamino, è uno dei padroni della corsa: quattro successi e una presenza costante quando il terreno non glielo vieta.
Van Aert – 7 – Una vittoria, splendida a Siena, e due secondi posti. Più il capolavoro delle Finestre per Yates in montagna. Poi, il giorno dopo a Roma, ancora superlativo ultimo uomo per Kooij. Il compagno che tutti vorrebbero avere in squadra. Per qualche commentatore tv dopo poche tappe era meglio che si ritirasse. Forse è meglio che ritirino a loro i microfoni. O la bottiglia.
Ciccone – 6 – Costretto all’abbandono dopo la caduta di Nova Gorica. In classifica era 7′ ma a 2’20”. Diffficile pensare che avrebbe potuto lottare per la generale
Roglic – 5 – Doveva essere il padrone del Giro, prende la Rosa, la molla e la riprende. Sembrava potesse decidere lui, invece cade e ricade. Ha imboccato la strada finale della sua grande carriera.
Ayuso – 4,5 – Era venuto al Giro non solo per vincere, ma anche per dimostrare quello che lui si sente, ovvero di non essere inferiore a Pogacar. Una vespa, o qualcosa di simile, lo punge e gli regala l’alibi per l’abbandono.
Uae – 4 – Avevano il primo e secondo in classifica, sembravano spadroneggiare. Si coccolano Del Toro e finiscono per addormentarsi in ammiraglia sulle Finestre. Hanno campioni in bici, in ammiraglia gente non all’altezza.
Visma – 8,5 – Altre volte hanno dimostrato di non essere dei draghi di strategia, stavolta sono pressoché perfetti. Simon Yates aveva un colpo da sparare, la squadra gli pulisce il campo.
Astana – 7,5 – Hanno bisogno di punti Uci come l’ossigeno per restare nelle 18 del World Tour. Vinokourov e i suoi ci mettono cuore e gambe. Sempre presenti appena ne avevano la minima possibilità.
Polti – 4,5 – Bravi a comunicare, generosi nel comprarsi gli spazi pubblicitari attorno alla corsa. Tutto bene se non ci fosse anche da correre, da fare qualche risultato (e non solo qualche apparizione in fuga) visto che il Giro è il loro centro di gravità. Contador e Basso, tutto qui?
