Hanno riportato il vino in Valceresio: Ca’ dell’Orsa, decennale e nuovo spumante

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VIGGIÙ – Qualcuno li prendeva per matti quando nel 2016 decisero di fondare un’azienda vitivinicola – Ca’ dell’Orsa – piantando una vigna per riportare il vino in Valceresio dopo decenni di assenza. Dieci anni dopo Selene Arioli e Valentino Bresciani (nella foto sopra con la loro cantina) celebrano quella scommessa con un nuovo spumante e con una serie di eventi.

Dieci anni di vino a Viggiù

Lo spumante celebrativo si chiama “mat gibert” ed è dedicato a uno scultore viggiutese soprannominato proprio “ul mat”. Si tratta di uno spumante metodo classico, vendemmia 2019, da uve di Pinot bianco (80%) e Chardonnay (20%). «Come per gli altri nostri spumanti – spiega Valentino Bresciani – il lungo affinamento è fondamentale, ed in questo caso “mat gibert 2019” ha sostato sui lieviti per ben 68 mesi, oltre a un ulteriore anno di affinamento in bottiglia prima della commercializzazione. La vinificazione in acciaio ed il dosaggio zero, rendono questo spumante molto rappresentativo dell’annata e dell’anima del “mat gibert”».

L’omaggio al territorio

Il nome, come avviene per gli altri spumanti di Ca’ dell’Orsa, è un omaggio al territorio. L’artista viggiutese Buzzi Giberto Luigi, vissuto nell’Ottocento, realizzò anche una delle prime sculture del Cimitero monumentale di Milano e aveva la bottega in via Castagna, dove oggi Ca’ dell’Orsa ha la sua cantina di vinificazione: «In un libro – racconta Selene Arioli – abbiamo scoperto che il Buzzi era chiamato dai compaesani “ul mat“. Questo aneddoto ci ha piacevolmente ricordato quei momenti iniziali della nostra avventura, dove ci davano un po’ dei matti per il nostro ambizioso progetto di produrre vino a Viggiù».

Bollicine e premi

Gli altri spumanti prodotti alla Baraggiola Vecchia di Viggiù sono “selvà” e “le predere”. I due vini sono entrati anche nella Guida Veronelli 2026, una delle più autorevoli del settore vitivinicolo italiano. “selvà“, che rievoca anche il dialetto locale, è l’unione dei nomi di Selene e Valentino, un metodo classico dosaggio zero, con affinamento minimo di 30 mesi sui lieviti, vinificato interamente in acciaio. “le predere“, invece, è una riserva a base Chardonnay, con affinamento più lungo. Il nome deriva da come venivano chiamate le cave di pietra di Viggiù, dove si estraeva una pregiata pietra grigia, per cui Viggiù era famosa. Per celebrarla Ca’ dell’Orsa ha pensato di ornare la confezione proprio con un sassolino della pietra simbolo della tradizione degli scalpellini.

La scommessa

Censiti già nel XVIII secolo dal Catasto Teresiano, oggi ritornano negli stessi luoghi i filari di vite. Ma non è l’unica trasformazione. La famiglia Bresciani infatti aveva un macello in paese, che Valentino Bresciani ha trasformato dieci anni fa in cantina di vinificazione. Le vigne si trovano sui terrazzamenti in località Baraggiola Vecchia, dove i terreni di origine glaciale, ricchi di sabbia, con la giusta esposizione, offrono condizioni favorevoli alla coltivazione della vite. È qui che Selene Arioli e Valentino Bresciani hanno scommesso sulla viticoltura, trasformando le uve in spumanti che raccontano il territorio.

Gli eventi per il decennale

Per festeggiare i primi dieci anni di attività domenica 8 e domenica 15 novembre alle 10 si svolgeranno due degustazioni delle annate storiche “selvà” con gli assaggiatori Onav: Micaela Stipa (enologa e delegata sezione Onav Varese) e Ferdinando Circosta (maestro assaggiatore e sommelier Onav Varese). Domenica 22 novembre alle 10.30 si svolgerà la presentazione ufficiale delle nuove annate e del “mat gibert” (evento riservato), in collaborazione con Alice Pedrinelli, miglior sommelier Ais di Lombardia 2026. Nella stessa giornata si terrà la rassegna Vini Varesini a Induno Olona. Per tutto novembre anche degustazioni guidate nei fine settimana (per info e prenotazione obbligatoria: +39 349 845 6606, info@cadellorsa.it).

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