VISTO&RIVISTO Babygirl, cinquanta sfumature di noia e banalità

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di Andrea Minchella

VISTO

BABYGIRL, di Halina Reijn (Stati Uniti 2024, 114 min.).

Un’occasione persa. Peccato. “Babygirl” doveva riscrivere le regole del thriller erotico, ma non è riuscito nel suo intento. A partire dalla scrittura, il film non tarda a perdersi tra i meandri dello stereotipo e della banalità. La regista, al suo terzo lungometraggio, decide di restare in superficie, restituendoci una serie di sequenze scabrose che non destano, ormai, grande stupore visto la bulimica e inarrestabile diffusione di immagini porno che la società contemporanea non è più in grado di controllare.

La pellicola vuole indagare il tema del sesso come detonatore potentissimo adesso anche in mano delle donne di potere. Il sesso clandestino di una matura amministratore delegato con un suo giovane stagista diventa il filo narrativo, molto sottile, su cui viene incentrato l’intero film. Il desiderio incontrollato della donna di successo rischia di scardinare pericolosamente tutta la struttura sociale che la avvolge e la protegge. Gli incontri con il ragazzo che cerca di tenere testa alla avvenente donna diventano sempre più frequenti e più sfacciati. I ruoli della dominazione sessuale si invertono in maniera confusa e ingiustificata e lo spettatore assiste ad una carrellata di incontri scabrosi in cui il desiderio più nascosto si trasforma nella più ovvia e scontata drammaturgia intima e simbolica.

Se la pellicola è tuttavia costruita con una fresca e moderna struttura stilistica, a partire dalle musiche litaniche e ossessive che accompagnano le scene più spinte, il senso dell’opera della regista olandese, invece, evapora completamente a favore di una sconcertante retorica che verso la fine del racconto prende il sopravvento mettendo a rischio l’intero lavoro che, almeno da un punto di vista scenografico, cerca di tenere il punto grazie alle “locations” grandiose e ricercate e alla presenza di Nicole Kidman che con la sua interpretazione riesce a colmare gran parte delle lacune strutturali dell’opera. La brava Kidman si cimenta con un progetto che sulla carta poteva dare grandi aspettative e che avrebbe potuto indagare, senza timore o pudore, la complessità del sesso come collante pericoloso e ossessivo di una società basata sul potere, il desiderio e l’ambizione. Il sesso, qui, diventa un problema di fantasie represse mai analizzate che sfuggono di mano alla potente e capace Romy rischiando di farle perdere tutto in un istante. Il film, dunque, si perde nelle pieghe del racconto erotico del potente di turno che domina ed è dominato nella sfera intima e sessuale.

Nulla di nuovo, dunque, se pensiamo alla saga si “50 Sfumature di Grigio, Nero e Rosso”, al più riuscito, e datato, “Rivelazioni” con una potente Demi Moore che seduce un ingenuo Michael Douglas, all’adrenalinico “Attrazione Fatale” dove il sesso clandestino diventa una potente arma di vendetta, al romantico, folle e sensuale “Nove Settimane e Mezzo”, allo scabroso “Secretary” in cui l’uomo di potere instaura una relazione particolare con la sua segretaria, o al gigantesco “Ultimo Tango a Parigi” in cui un monumentale Marlon Brando plasma la sua giovane e illusa amante. Insomma il tema si prestava, probabilmente, ad una narrazione che avrebbe potuto indagare con più coraggio e sincerità le dinamiche complesse e pericolose che si instaurano tra chi detiene il potere e chi non lo detiene. Tra la donna di potere e l’uomo senza potere. Tra chi desidera l’inconfessabile e chi è ossessionato dal sesso. Un resoconto più arduo e meno banale, soprattutto verso il finale, avrebbe certamente aiutato un film che, tolte le velleità estetiche, mostra tutte le sue criticità espressive e drammaturgiche.

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RIVISTO

EYES WIDE SHUT, di Stanley Kubrick (Stati Uniti- Regno Unito 1999, 158 min.).

Un vero pilastro del cinema moderno. Kubrick dopo avere indagato la violenza, la follia e la guerra, approda nel complicato, criptico e ancestrale tema del sesso nella società moderna. Prendendo spunto dal breve ma intenso racconto “Doppio Sogno” di Arthur Schnitzler il regista britannico indaga fino all’estremo le dinamiche intime e represse del sesso e del desiderio sessuale calibrate nella società consumistica ed anaffettiva del mondo moderno. Con un Tom Cruise tormentato ed una incantevole Nicole Kidman, Kubrick si spinge in zone oscure e apparentemente dimenticate dell’animo umano e delle sue pulsioni più nascoste.

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