VISTO&RIVISTO Crollo delle sovrastrutture e preistorica società moderna

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di Andrea Minchella

VISTO

AFTER THE HUNT- DOPO LA CACCIA, di Luca Guadagnino (After The Hunt, Stati Uniti- Italia 2025, 139 min.).

Più che un film, un’operazione ambiziosa e complessa di analisi della società contemporanea sempre più ossessionata e sottomessa dalle sovrastrutture sociali, dalle convenzioni etiche e dai dogmi morali. A completare il quadro, uno straripante e tossico “political correct” che lentamente sta scardinando ogni rapporto umano e sta anestetizzando un mondo intrappolato in una rete fitta e nauseante di comportamenti convenzionali.

Il bravo ed internazionale Luca Guadagnino decide di fotografare le difficoltà relazionali di oggi grazie ad una sceneggiatura quasi impeccabile della giovane attrice e autrice Nora Garrett e grazie ad una costruzione maniacale e multiforme di una pellicola che non lascia scampo allo spettatore che rimane alla fine con mille dubbi e poche certezze.

“After The Hunt” è un cumulo di contraddizioni e di opposti che si scontrano dentro una estenuante battaglia generazionale contemporanea che sembra non avere un vincitore ma solo migliaia di vittime sparsi in ogni angolo del mondo. Le recenti lotte, che si moltiplicano esponenzialmente, per i diritti di tutti e per il raggiungimento di pari dignità per ogni gruppo sociale, etnico o religioso, diventano il terreno fertile per cristallizzare la vicenda centrale del film. Proprio nelle Università, dove l’allenamento del pensiero critico dovrebbe ripararci da qualsiasi deriva, si sviluppano dinamiche dirompenti che travalicano le mura degli atenei per contagiare ogni centimetro di ogni città.

In America questo fenomeno è sicuramente più evidente, e così “After The Hunt” sceglie come proprio palcoscenico l’Università più antica ed emblematica del nuovo continente: Yale. In questo pittorico e delicato contesto si sviluppano le vite dei protagonisti del film. La docente di filosofia Alma Imhoff, il suo assistente universitario Henrik Gibson e suo marito Frederik Olsson da una parte e l’allieva Maggie Price dall’altra. In mezzo un mistero che travolge le esistenze di ognuno, facendo crollare irrimediabilmente ogni sovrastruttura che nasconde e protegge la vera natura di ciascun individuo o di tutti i gruppi sociali che nel mondo hanno un posto di rilievo. Il sospetto di un grave reato da parte dell’assistente della docente Imhoff capovolge completamente l’ambiente universitario ancorato agli stereotipi culturali che lo ha protetto negli anni fino ad oggi. Le dinamiche personali dei protagonisti diventano ben presto epica mitologica della trasformazione e dell’involuzione che la società moderna sembra subire da parecchi anni. lo scontro tra la navigata Alma e la giovane e disincanta, apparentemente, forse, Maggie diventa simbolo antropologico dello scontro generazionale che ciclicamente miete migliaia di vittime ma che oggi pare essere diventato più spietato e violento del solito.

“After The Hunt” diventa un vero e proprio trattato di sociologia moderna che cerca di indagare con ossessiva chiarezza e snervante metodica le ombre che l’illusione di una maggiore libertà e di una sacrosanta uguaglianza tra tutti gli individui crea nella percezione della realtà generando nella società moderna aspettative difficilmente appagate e, di conseguenza, rendendo lo scontro con chiunque unico e giustificato modo di interazione con l’altro. Il ritratto che emerge da questa narrazione è spiazzante e spietato. La vera natura dell’uomo emerge senza troppe difficoltà distruggendo ogni convenzione sociale e culturale e travolgendo ogni ostacolo che si interpone tra noi e l’obbiettivo che ci siamo prefissati. Il dolore e la ferita di un’ingiustizia o di un torto subìto diventano merce di scambio per un’elevazione sociale e culturale che, altrimenti, sarebbe difficile da raggiungere.

“After The Hunt” dunque è un contenitore strabordante di emozioni, contraddizioni e ambiguità che cesellano personaggi iconografici della società che ci circonda. Julia Roberts e Ayo Edebiri regalano un’interpretazione sublime che rende ancora più efficace la durezza della pellicola.

Luca Guadagnino, che non nasconde omaggi grammaticali a grandi registi, da Allen a Polanski, da Hitchcock a Fincher, aggiunge alla sua lunga filmografia un’ulteriore e riuscita visione di un mondo complicato e sempre più difficile da decriptare. Da vedere senza sé e senza ma.

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RIVISTO

CARNAGE, di Roman Polanski (Francia- Germania- Polonia- Spagna 2011, 80 min.).

Roman Polanski trasforma una “pièce” teatrale in un asfissiante e claustrofobico dramma in cui i protagonisti si muovono in un crescendo di ansia, colpi di scena ed estenuanti scontri retorici. Un banale incidente tra bambini diventa la miccia per accendere vecchi rancori, latenti frustrazioni e istinti animaleschi sopiti per una vita intera. Allucinante e senza senso come è la vita di ognuno di noi. Epico.

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