VISTO&RIVISTO Il Comandante che riscatta gli italiani

minchella comandante favino

di Andrea Minchella

VISTO

COMANDANTE, di Edoardo De Angelis (Italia 2023, 120 min.).

Mascolino. Retorico. Eroico. Onirico e asfissiante. Il film di De Angelis è un necessario e potente racconto di ciò che siamo stati e di cosa vuol dire essere italiani, al di là della demagogia politica e della stupidità patriottica. De Angelis prende una vicenda poco conosciuta della Marina italiana e la trasforma in epica antropologica di un popolo che si è sempre distinto per umanità e pietà. Stride la vicenda eroica del Cappellini con la sciagurata immagine che l’Italia di oggi vuole a tutti i costi dare di sé al mondo. Stride la vicenda del comandante Salvatore Todaro con le squallide figure che popolano la scena politica odierna martoriata da un’apparente fermezza e da un’incomprensibile disumanità.

Il bravo De Angelis crea appositamente un corto circuito narrativo cristallizzando una gigantesca testimonianza di umanità inserendola tra le pieghe oscure e dolorose di una guerra difficile e sbagliata come fu la seconda guerra mondiale per l’Italia. Un sottomarino della Regia Marina Militare, che dovrebbe attaccare non si sa chi né dove, si ritrova a soccorrere dei naufraghi in mare aperto. La fermezza del comandante Todaro nell’affondare qualsiasi imbarcazione che non faccia parte delle fila degli alleati si trasforma in una chiara e inequivocabile capacità di fermarsi quando è opportuno. Salvare vite di chi è in difficoltà, per Todaro, è un’azione ovvia e naturale per chi combatte in mare. Per il comandante, siciliano di nascita ma veneto di lingua, si è in mare prima di essere in guerra. Non c’è regolamento o procedura che possano negare di salvare chi è in acqua in una situazione di difficoltà. Mettendo a rischio il proprio “battello” e il proprio equipaggio, Salvatore Todaro decide di salvare l’equipaggio di un mercantile che ha appena affondato perché viaggiava a luci spente. La decisione del comandante viene subito condivisa da tutto il suo equipaggio che è legato a Todaro come dei figli sono legati al proprio padre. Un padre burbero, che fa paura, ma che è pronto a proteggerli fino alla morte.

Una storia, quella di “Comandante”, fatta di retorica eroica che ristabilisce il senso di umanità in un popolo che è stato spesso accolto e salvato, e che sa accogliere e salvare. Un messaggio chiaro e limpido a chi vuole continuamente sminuire certi valori a favore di una mascolina fermezza fatta di granitici stereotipi e di simboli svuotati del loro significato originale e strumentalizzati per restituire all’opinione pubblica una visione distorta del salvataggio e dell’accoglienza. Una testimonianza, quella del comandante Todaro, che fissa indelebilmente il senso di solidarietà assoluto ed universale.

Favino è strepitoso nei movimenti e nelle parole. De Angelis sa perfettamente guidarlo in un abisso di emozioni e di sensazioni. I dialetti, le facce, le storie, le mani, gli occhi, diventano un dipinto stratificato di un’Italia fondata sulle diversità e sulla convivenza. La claustrofobia degli interni del Cappellini viene disintegrata dal calore e dall’umanità che permea tutti i personaggi della vicenda.

La sceneggiatura viene addolcita dalla presenza di Sandro Veronesi che, certamente, smussa gli spigoli di un Edoardo De Angelis che ci ha abituati ad un atroce e devastante senso della realtà e della verità. Fluido il montaggio e la colonna sonora che avvolgono la perfetta capacità del regista napoletano di costruire sequenze grandiose ma mai straripanti.

Un viaggio necessario, quello del sottomarino Cappellini, che si immerge nell’Italia contemporanea. Un’Italia che fatica a prendersi le proprie responsabilità e che sembra non essere più in grado di provare pietà per chi è in difficoltà. Una testimonianza terapeutica per tutti quelli che stentano a ricordare da dove arriviamo e chi eravamo.

Come Garrone, De Angelis ci racconta una storia apparentemente lontana che, però, si insinua lentamente nelle viscere delle nostre anime per regalarci un prezioso e originale punto di vista sulla realtà contemporanea e reale che ci circonda.

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RIVISTO

USS INDIANAPOLIS, di Mario Van Peebles (USS Indianapolis: Men of Courage, Stati Uniti 2016, 128 min.).

Una storia poco conosciuta che fu al centro del famoso monologo del pescatore Quint sull’Orca nel gigantesco “Lo Squalo” di Steven Spielberg. Il pesante incrociatore si muove di nascosto nell’oceano per portare in una remota base americana la bomba che verrà sganciata ad Hiroshima.

Durante il ritorno viene affondata e dei 1100 uomini di equipaggio se ne salveranno poco più di 300. Molti furono divorati dagli squali. Il comandante di quella nave fu coinvolto in un processo lungo e imbarazzante che voleva individuare un capro espiatorio per la colossale negligenza della marina statunitense.

Una storia epica e affascinante raccontata con maestria e misura dal bravo Mario Van Peebles.

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