VISTO&RIVISTO In un mondo di lupi, tu balla

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di Andrea Minchella

VISTO

BALLERINA, di Len Wiseman (Stati Uniti- Ungheria 2025, 125 min.).

Eccentrico. Autoreferenziale. Esagerato. Barocco. “Ballerina” è questo e molto altro. È una “costola” del famoso e riuscitissimo “franchise” di “John Wick” in cui il concetto di vendetta diventa epica essenziale e stilistica di un uomo che si mette contro chi gli ha portato via la cosa più preziosa: un cane.

Qui John Wick si intravede dietro la vicenda centrale e un po’ prevedibile di Eve Macarro, una magnetica Ana de Armas, che da bambina assiste all’omicidio di suo padre da parte di un’organizzazione criminale non bene identificata. La piccola Eve verrà subito portata da un misterioso benefattore in una sorta di comunità/accademia di ballo, e non solo, gestita dalla comunità Rom appartenente alla Ruska Roma. Qui Eve affianca le estenuanti lezioni di ballo classico ad un addestramento duro e esasperato che la trasformerà presto in una fredda e preparatissima “killer” capace anche di proteggere i clienti della potentissima accademia.

Dunque Eve, ormai cresciuta, è pronta ad affacciarsi al mondo come spietata e capace professionista. Durante la sua prima missione incapperà in una strana cicatrice sul polso di uno dei tanti obbiettivi da lei abbattuti che la riporterà a quando era bambina. La stessa cicatrice a “X” era presente sul braccio di uno degli assassini del commando mandato ad uccidere il padre. Eve quindi decide, anche contro la volontà della direttrice della sua scuola, di seguire quella traccia per arrivare agli assassini di suo padre. Le ricerche la porteranno in un paese di montagna in cui tutti gli abitanti fanno parte di una setta che uccide tutti quelli che da quella setta vogliono scappare.

John Wick verrà mandato dall’anziana direttrice dell’accademia di ballo di Eve nel paese dove vive la setta per fermare in ogni modo la giovane killer in modo da evitare una sanguinosa guerra tra la Ruska Roma e quella setta. Inutile dire che Keanu “John Wick” Reeves non eseguirà l’ordine per permettere a Eve di compiere la sua vendetta.

Il bravo regista si presta ad un’operazione commerciale che fonda il suo successo sul desiderio di vendetta verso prepotenti da parte di persone normali costrette a diventare spietati killer. La formula vincente nasce dal bisogno del pubblico di vedere sullo schermo quello che ogni spettatore, almeno una volta nella vita, ha desiderato potesse accadergli per davvero. Tutti subiamo prepotenze ma nessuno di noi può risolvere il maltorto come succede nella saga di “John Wick”, in quella di “The Equalizer” o in “Io sono Nessuno”, di qui sta per uscire il sequel, sempre ideato dall’inventore di John Wick. Dunque assistere a pellicole del genere è come una sorta di immedesimazione collettiva in cui vengono trasferite, per un attimo, le nostre frustrazioni quotidiane dentro il corpo di un giustiziere che può operare senza che nessuno sia in grado di fermarlo.

In “Ballerina”, poi, assistiamo ad una realizzazione filmica ben calibrata, almeno nella prima parte, che si autoalimenta di citazioni cinematografiche ben elaborate e sapientemente amalgamate alla vicenda abbastanza generica e infinitamente replicabile di Eve. Da “Matrix” a “Kill Bill”, dalle pellicole in cui il protagonista è James Bond alla gigantesca, ormai terminata, saga di “Mission Impossible”, i richiami alla cinematografia d’azione sono infiniti perché dopo tutto questo è un genere che si autoalimenta di sé stesso senza per forza produrre pellicole prive di qualità. Ciò che lo spettatore si aspetta da film “revenge” è quel senso di appagamento che sovrasta sulla trama e sui dettagli. Certo, il compito del regista è sempre quello di rendere paradossalmente credibile ciò che nella sua natura è incredibile (operazione non semplice) e di garantire una fluidità drammaturgica che vada a soddisfare quell’ancestrale e profondo istinto di vendetta che ogni essere umano nasconde nelle pieghe della sua anima.

Pur con qualche sbavatura e alcune sequenze esageratamente cariche, “Ballerina” può tranquillamente dare vita ad una nuova saga che possa mandare in pensione giustizieri ormai prossimi alla pensione, sempre che anche per loro non incomba qualche riforma pensionistica che li inchiodi al lavoro fino alla morte.

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RIVISTO

EDUCAZIONE SIBERIANA, di Gabriele Salvatores (Italia 2013, 110 min.).

Dal romanzo di Nicolai Lilin, un riuscito ed internazionale film del regista milanese. Storie di criminalità, etnie, tatuaggi e amicizie sapientemente rielaborate da una pellicola fluida e cruda che mette in luce culture apparentemente lontane dalla nostra che si basano su riti e miti che provengono dal passato ma che influenzano le scelte del presente e modificano le direzioni verso il futuro. Quasi biblico.

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