VISTO&RIVISTO Intenso e angosciante ma forse non necessario

minchella visto rivisto

di Andrea Minchella

VISTO

MOTHER’S INSTINCT, di Benoit Delhomme (Stati Uniti 2024, 94 min.).

Il “remake” è un’arma molto efficace che il cinema, spesso quello americano, usa ciclicamente per sopperire ad un’endemica mancanza di nuove idee. Non sempre, però, i risultati sono soddisfacenti tanto da giustificarne l’uso.

“Mother’s Instinct” è il “remake” americano di un bellissimo film belga-francese del 2018 tratto dal romanzo “Oltre la Siepe” di Barbara Abel. “Doppio Sospetto” vinse premi in tutto il mondo e fu accolto molto bene dal pubblico. Il regista Olivier Masset-Depasse era riuscito a trasformare un libro inquietante in una pellicola angosciante che capovolgeva la tranquillità e la dolcezza di una madre a favore di una psicosi asfissiante che come un vortice inglobava ogni sequenza del film. Il crescendo di tensione si fondeva con un ritmo serrato di immagini asciutte ma fortemente disturbanti.

Anne Hathaway e Jessica Chastain, amiche e colleghe, hanno deciso di produrre e interpretare la versione americana di questa pellicola europea. Inizialmente fu scelto come regista lo stesso Masset-Depasse poi sostituito dal bravo direttore della fotografia Benoit Delhomme qui alla sua prima regia. E si vede.

“Mother’s Instinct”, a differenza dell’originale, si svolge in una tranquilla cittadina americana degli anni sessanta. Céline e Alice sono due mogli e madri che vivono una vita borghese, tranquilla e lineare, in due bellissime case, una di fianco all’altra. I loro due figli maschi spesso giocano insieme dopo la scuola. La serenità delle loro esistenze verrà dilaniata da un terribile incidente in cui Max, figlio di Céline, rimane ucciso. Il rapporto tra Céline e Alice da quel momento diventerà complicato e si attorciglierà in maniera morbosa a Theo, figlio di Alice. Sospetti, sensi di colpa e ossessioni diventano la cifra stilistica e strutturale di tutta la pellicola.

Con uno stile hitchcockiano più di forma che di sostanza, il regista cerca di portare lo spettatore in una costruzione scenografica perfettamente elaborata che si poggia, però, su di una sceneggiatura non all’altezza delle immagini che si susseguono sullo schermo. La bravura di Jessica Chastain e della Hathaway non basta a rendere fluida la narrazione della vicenda che si incaglia, in alcuni momenti, in un’eccessiva retorica “noir” a sfavore di una più viscerale analisi delle anime delle due madri, come invece avveniva nella pellicola belga.

Il colpo di scena c’è e non delude le aspettative. Chi non ha visto il primo film può gustarsi comunque un “thriller” ben fatto e con una discreta dose di “suspense”. La bravura del regista, in questo caso, risiede nell’ambientare la storia in un’America, quella degli anni sessanta, in cui la donna esiste perché moglie e madre. Se una madre perde il suo unico figlio perde anche il ruolo sociale che la società patriarcale le affibbia. Quasi che le psicosi che investono la fragile Céline siano dovute più al ruolo sociale mancato che ad un’incapacità endemica di rielaborare uno dei lutti peggiori che una madre può vivere. Un’analisi interessante alla base di un “thriller” che, però, invade ogni centimetro della pellicola con la grammatica semplificata e didascalica spesso prerogativa di film di questo genere.

Dunque la domanda, quando vedo film come questi, è: perché? “Doppio Sospetto” è molto bello e abbastanza recente. È un film che può e deve vivere di vita propria. La presenza di un “remake”, anche ben fatto come in questo caso, rischia di annacquare un senso profondo ed un motivo unico, sincero ed intrinseco che stanno alla base dell’opera di Masset-Depasse.

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RIVISTO

LA MANO SULLA CULLA, di Curtis Hanson (The Hand That Rocks the Cradle, Stati Uniti 1992, 110 min.).

Un vero “cult” che riscrive in parte la grammatica del” thriller” moderno. Una vicenda quasi ancestrale che si ancora alle vicende di una madre e di una donna in cerca di vendetta. Il ritmo serrato ed una sceneggiatura efficace rendono un semplice film in qualcosa di più che ancora oggi può lasciare lo spettatore senza fiato. Da studiare nelle scuole di cinema. Assolutamente da rivedere.

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