VISTO&RIVISTO Megalopolis, l’inesorabile e funesta crisi del mondo moderno

minchella ofrd coppola

di Andrea Minchella

VISTO

MEGALOPOLIS, di Francis Ford Coppola (Stati Uniti 2024, 138 min.).

Impossibile dare un giudizio a “Megalopolis”. È come dare un giudizio a Francis Ford Coppola. Alla sua persona. Alla sua arte. Alla sua creatività. “Megalopolis”, infatti, è una sorta di diario di viaggio di uno dei registi più influenti del cinema di tutti i tempi. Il padre de “Il Padrino” e di “Apocalypse Now” con questo onirico e caotico racconto vuole fissare per sempre la sua visione del mondo contemporaneo, della sua inarrestabile crisi e della ciclicità della storia e dei suoi protagonisti. E poco importa se la pellicola, in certi punti, risulta eccessiva o slegata. Questa è un’opera d’arte gigantesca, con le sue imperfezioni e con le sue zone d’ombra.

“Megalopolis” è un ritratto agghiacciante del mondo in cui viviamo. Il regista americano pensa a questo progetto da più di quarant’anni. Già sul set di “Apocalypse Now”, che fu per Coppola una sorta di discesa per l’inferno e ritorno, le prime idee su di un film che raccontasse la crisi dell’imperialismo americano circolavano vorticose nella mente del regista. Appunti, immagini, suggestioni e riflessioni iniziarono a riempire il taccuino dell’uomo che donò al mondo intero la sua idea della mafia e della guerra del Vietnam. Ma come successe per Kubrick, che non riuscì a sviluppare il suo progetto di “Artificial Intelligence” a causa della mancanza di tecnologie adatte per la sua realizzazione e successivamente “completato” da Steve Spielberg, anche il regista di origini italiane ha aspettato quasi cinquant’anni, anche per motivi economici, per mettere in scena, probabilmente, il suo ultimo film.

Coppola parte da “De Catalinae Coniuriatione” di Sallustio e immerge le dinamiche politiche e umane della Roma antica nella New York moderna. L’impero romano diventa l’imperialismo americano e la sua influenza politica sul mondo intero. Le assonanze con l’antichità si sviluppano attorno ad una vicenda in cui i protagonisti perpetuano una lotta di potere e di visione del futuro per la città in cui vivono. Tradimenti, congiure, inganni e scandali permeano violentemente la vita di ogni personaggio della storia. “Megalopolis” cerca di cristallizzare le dinamiche politiche che sorreggono una città intera e i suoi abitanti, restituendoci una macabra somiglianza della crisi contemporanea del mondo con quella irreversibile che colpì Roma e l’impero romano.

Catilina, architetto visionario ed egocentrico, si contrappone al sindaco di New Rome, non più New York, sull’idea di sviluppo della gigantesca metropoli che fa da sfondo alla pellicola. Mentre Catilina ha a cuore lo sviluppo sostenibile e fortemente legato al benessere individuale dei suoi abitanti, Cicerone, sindaco della città, esprime una ritrosia pragmatica nell’apportare modifiche urbanistiche troppo rivoluzionarie. Attorno a questo scontro “concettuale” si dipanano storie e vicende che affogano i loro protagonisti nell’invidia e nell’avidità in cui il potere e il successo diventano gli unici valori degni di una lotta politica e intellettuale. Lo scontro diventa epica moderna della ricerca del potere. E dell’ostinata volontà dell’uomo di controllare il tempo e di assoggettarlo al suo volere. Coppola scardina la grammatica convenzionale per restituirci un racconto frammentato e frammentario in cui il piano morale e quello giuridico si confondono, in cui la sfera privata si amalgama con quella pubblica mietendo morti e vittime per le strade di una città stratificata. La società di “Megalopolis” è la nostra società. Dilaniata da scandali costruiti dall’avversario, divorata dalla sete di potere e ossessionata dalla visione di futuro che viene spesso osteggiata da chi ha interesse che le cose restino come sono. L’utopia si scontra con il potere. Il desiderio con la nostalgia. L’amore con il sesso. “Megalopolis” è il vaso di Pandora dove sono compresse tutte le contraddizioni dell’uomo che sa sempre rialzarsi dopo una crisi profonda. È necessario, secondo Francis Ford Coppola, ristabilire una connessione con ciò che siamo per poter proiettare le nostre esistenze in un futuro sostenibile e pacifico. È questo il compito nobile della politica che nella “polis” nasce e si sviluppa. L’idea di una città coincide con l’idea di politica. La visione del futuro coincide con il programma politico di una comunità.

Coppola ci racconta una favola in cui tutto sbiadisce, compresi i bravi attori scelti dal regista, a favore di un flusso narrativo che avvolge ogni elemento del film trasformandolo in un agghiacciante e affascinante ritratto del mondo in cui stiamo vivendo.

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RIVISTO

APOCALYPSE NOW, di Francis Ford Coppola (Stati Uniti 1979, 153/183/203 min.).

Più che un film un’esperienza mistica e onirica sulla guerra più violenta e incomprensibile dell’epoca moderna. Coppola parte dal romanzo di Conrad “Cuore di Tenebra” per indagare senza freni la guerra e la violenza incontrollata che ne scaturisce.

Il viaggio raccontato da Conrad diventa un viaggio nell’anima dell’uomo disposto ad ogni sacrificio per la sopravvivenza e per il controllo sull’altro. Un gigantesco Marlon Brando diventa iconografia schizofrenica di tutte le contraddizioni che la guerra genera. Un capolavoro senza tempo che diventa epica universale dell’uomo e dei suoi demoni.

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