VISTO&RIVISTO Meglio la qualità o gli incassi? Dilemma a Hollywood

visto rivisto the studio

di Andrea Minchella

VISTO

THE STUDIO, di Seth Rogen (Stati Uniti 2025, 10 x 25-44 min.).

Apple Tv ci regala una preziosa e dissacrante produzione sul magico e inquietante mondo del cinema di Hollywood. “The Studio” si insinua dentro una casa di produzione, la fantasiosa “Continental Production”, per stigmatizzare e restituirci falsi miti e vere ossessioni di quell’ambiente amalgamandoli con vicende e personaggi che, seppure frutto della folle creatività del genio Seth Rogen, immaginiamo possano avvicinarsi, almeno in parte, alla realtà.

Seth Rogen, che negli Stati Uniti è una sorta di monumento della comicità e della commedia mentre in Europa fa quasi fatica ad essere riconosciuto, scrive un originale e a tratti cinico ritratto di ciò che si cela dietro le patinate ed esplosive mega produzioni di Hollywood. Insieme all’amico e collega Evan Golberg, col quale nel 2014 ha girato l’assurdo e politicamente scorretto “The Interview”, il comico canadese dà vita ad una serie televisiva serrata, comica, intensa e irriverente che segue il ritmo drammaturgico della Stand Up Comedy più diretta e più dissacrante ma strizza l’occhio alla sintassi cinematografica del grande cinema americano.

La sceneggiatura puntella ogni fotogramma che, episodio dopo episodio, scolpisce una verità verosimile e imbarazzante sulla vera industria del cinema che sforna film costosi e a volte inspiegabilmente brutti pronti a conquistare ogni parte del mondo. La costruzione scenica e grammaticale è fresca e leggera e ben si adatta al ritmo frenetico del filo narrativo. Gran parte delle sequenze sono realizzate con piani sequenze lunghissimi che trasformano lo spettatore in uno dei personaggi che si aggira tra gli “Studios”, i set cinematografici e tutte le “locations” che la serie trasforma in luoghi di lavoro dove è sempre possibile prendere decisioni, a volte avventate, su film in lavorazione o produzioni ancora da definire.

Rogen, oltre a scrivere e dirigere la serie, interpreta il capo della Continental che, da appassionato quasi “nerd” di cinema, si troverà spesso in contrasto con i suoi collaboratori che hanno come priorità soprattutto l’aspetto economico di ogni produzione. Tra l’esilarante e il cinico, la serie si muove con efficacia e maestria dentro un mondo che attira lo spettatore ma che viene spesso raccontato, da sempre, con riluttanza e imbarazzo.

Attori e registi che si prestano a recitare loro stessi nella serie aumentano la credibilità del prodotto e allontanano da quel mondo apparentemente perfetto l’idea che sono tutti amici e che vivono in una sorta di fiaba. Le invidie, le ripicche, le gelosie e gli egoismi sono elementi centrali, e spesso deflagranti, nei rapporti che si instaurano ai piedi della gigantesca scritta HOLLYWOOD che sovrasta la maggior parte degli studi cinematografici.

Punti deboli della serie? Ce ne sono, certo. Primo fra tutti la esasperata velocità della narrazione che rischia di fotografare solo superficialmente le complesse dinamiche che si sviluppano dietro le quinte dei grandi film. Il ritmo incessante da una parte testimonia il caos disarmante di quel mondo, dall’altra restituisce una poetica leggerezza che diventa proiezione artistica stereotipata di quell’ambiente. La ripetitività dell’algoritmo drammaturgico, poi, sbiadisce solo in parte l’originalità del prodotto nella sua interezza: ogni episodio sembra ricalcare sé stesso cambiando le “star” che appaiono nelle diverse vicende delle varie puntate.

Interessante, invece, è il grande dilemma che Matt Remick incontra prima di decidere quale film produrre e quale scartare. Un film deve essere di qualità o deve incassare tanti soldi? Le due circostanze possono convivere nello stesso progetto? Quest’idea originaria diventa il fulcro di una serie, comunque, ben fatta che riesce a soddisfare tutti gli amanti del cinema e delle dinamiche che brulicano dietro la realizzazione di ogni film, e di ogni serie, che vengono prodotti in quel luogo quasi metafisico che è Hollywood. Geniale.

***

RIVISTO

DISASTRO A HOLLYWOOD, di Barry Levinson (What Just Happened?, Stati Uniti 2008, 107 min.).

Il gigante Levinson confeziona una spregiudicata commedia in cui Hollywood diventa terra spietata di conflitti e di vanità. Un produttore in difficoltà dovrà subire sconfitte e delusioni proprio alla vigilia di un suo possibile riscatto professionale. Attori che interpretano sé stessi e personaggi inventati si fondono in una sorta di tragedia greca moderna in cui l’arte diventa preda e predatrice per anime fragili e sole. Epico.

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