VISTO&RIVISTO Non ci sono più i supereroi di una volta

visto rivisto superman

di Andrea Minchella

SUPERMAN, di James Gunn (Stati Uniti 2025, 129 min.).

La vera impresa da supereroi è rimanere seduto per più di due ore a guardare questo nuovo “Superman”. Qualcuno potrebbe dire che c’è di peggio. Vero. Ma assistere ad un film “inutile” e dover, poi, scrivere una recensione non è certo una facile missione. Ma quando il gioco si fa duro…

Dunque. Il personaggio di Superman è sempre stato un po’ complicato se pensato fuori dai fumetti originali. Le sue trasposizioni, prima televisive poi sul grande schermo, sono state spesso avvolte da problemi che hanno azzoppato, in parte o totalmente, le produzioni che, numerose, si sono susseguite dagli anni cinquanta in poi. Superman, come parecchi altri supereroi americani che oggi invadono più della metà delle produzioni cinematografiche americane, nasceva in un paese che velocemente si stava posizionando come guida assoluta del mondo intero. La cultura americana che nel dopo guerra invase il mondo faceva parte della sottesa e discreta ossessione di espansione da parte degli Stati Uniti. Il mondo, oltre alla cioccolata e all’idea dei Fast Food, venne a conoscenza di una letteratura di fantascienza in cui i supereroi erano come i dei greci dell’antica civiltà. Una gigantesca produzione fumettistica e televisiva, molto simile ad una sorta di religione pagana fatta di icone e miti popolari, travolse i giovani di tutto il mondo. “Batman”, “Superman” e tanti altri eroi che combattevano per un mondo migliore cambiarono per sempre la percezione, almeno nell’intrattenimento, del bene e del male.

Se pensiamo a “Superman” il prodotto che più rispecchia quel supereroe che da giornalista anonimo si trasformava, all’occorrenza, in un uomo fortissimo in grado di volare con la sua tuta blu e rossa, è sicuramente il film del 1978 diretto da un talentuosissimo Richard Donner. Già il secondo capitolo fu da subito al centro di divergenze tra autori, difficoltà economiche e molteplici problemi di produzione che ne segnarono il successo. Dopo “Superman II” molte case di produzioni cercarono, per poi abbandonare, di ricreare quella magia che Donner riuscì, almeno in parte, ad inserire nel suo film con Christopher Reeves e Marlon Brando.

Oggi, a quasi cinquant’anni dall’uscita di quella pellicola, il bravo James Gunn, che ha regalato al mondo dei “nerd” i bellissimi “I Guardiani della Galassia” (ovviamente se piace il genere), si cimenta con un personaggio che negli anni ha segnato più defezioni di attori e registi che consensi. Il bravo regista prende un personaggio molto ancorato in un America del passato e lo immerge violentemente in un mondo contemporaneo. Probabilmente questo è il primo errore che viene commesso. Se a questa insufficiente contestualizzazione ci aggiungiamo una storia banale e già sentita un milione di volte ed una sceneggiatura troppo debole per il tipo di operazione ardua che si vuole compiere, il risultato è un film che non riesce ad emozionare proprio a partire dal personaggio, Kent/Superman, che sparisce rispetto al fracasso incontrollato di sequenze ben costruite ma poco legate tra loro e inefficaci se inserite in un film di due ore. Se con “Batman” il gigante Nolan era riuscito a rielaborare e ricontestualizzare un personaggio comunque nato in un’altra epoca, qui il lavoro non è stato altrettanto sofisticato e minuzioso.

Oggi il mondo non è più quello della fine degli anni ottanta. Riproporre un supereroe come Superman lasciandolo invariato, nei modi e nella sostanza, ed inserirlo “a freddo” nel mondo complicato, violento e disincantato come è quello in cui viviamo oggi, rischia di rendere l’intera operazione vuota e inutile, se paragonata, ad esempio, con la metamorfosi drammaturgica che “L’Uomo Ragno” ha subito in questi anni. in questo caso la freschezza degli autori e la volontà di modificare il personaggio in base al periodo storico e a tutti i cambiamenti tecnologici che subiamo, hanno dato vita ad una filmografia, anche con l’utilizzo di forme diverse di realizzazione, come i cartoni animati o i videogiochi, in cui il supereroe pensato più di sessant’anni fa risulta moderno e centrato come se fosse stato ideato solo qualche anno fa.

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RIVISTO 

SUPERMAN, di Richard Donner (Stati Uniti- regno Unito 1978, 144 min.).

Il compito non era facile. Eppure Donner, anche grazie ad una sceneggiatura ben costruita, alla capacità di John Williams di scrivere una musica che resterà per sempre legata al supereroe dalla tuta blu e rossa e all’interpretazione riuscita di Christopher Reeves, riuscì a confezionare forse l’unico racconto in grado di resistere negli anni incentrato sull’alieno venuto da Krypton con lo scopo di combattere i cattivi per assicurare al mondo pace e serenità. Brando ricevette, tra cachet e percentuali sugli incassi, la cifra record di 19 milioni di dollari (nel 1978) per un’apparizione, nei panni di Jor-El, di alcuni minuti. Più che supereroe, un mago.

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