di Andrea Minchella
VISTO
IL MONDO DIETRO DI TE, di Sam Esmail (Leave the World Behind, Stati Uniti 2023, 138 min. Netflix).
Un gigantesco esercizio di stile. Ben fatto ma con eccessi estetici che azzoppano l’intero progetto. Il moderno e televisivo Sam Esmail, già regista innovativo di “Mr. Robot” con un inquietante Rami Malek, realizza l’ennesimo ed estenuante film apocalittico che Netfilx distribuisce dall’8 dicembre in tutto il mondo.
Il cast stellare, forse un po’ impolverato, legittima un viaggio abbastanza angosciante nella paura ancestrale che qualcosa, prima o poi, possa mettere a rischio l’intera umanità. Esmail, che trasporta il racconto di Rumaan Alam su pellicola, si concentra sulla natura che si ribella all’incuria dell’uomo e sfiora di striscio la crisi geopolitica, vecchia come l’uomo moderno, alimentata dalla tensione tra mondo occidentale e Russia.
La paura del nucleare degli anni settanta e ottanta qui viene rimescolata con l’ossessione, giusta ma in alcuni tratti eccessivamente opprimente, che la società contemporanea ha dell’inesorabile ed incontrollabile cambiamento climatico. Il risultato è una sorta di manifesto politico/sociale della parte più moderata degli Stati Uniti. Non a caso tra i produttori esecutivi spuntano Barack e Michelle Obama che continuano, giustamente, a fare politica anche fuori dalla Casa Bianca.
L’idea che il mondo raccontato nel film possa essere un risultato estremo di scelte politiche miopi e sbagliate, come sembrerebbe voler prendere il nuovamente candidato alla Casa Bianca Donald Trump, diventa una sorta di filo conduttore dell’intera vicenda. A partire dalla convivenza forzata tra la famiglia bianca e ricca di Julia Roberts e la famiglia nera, ugualmente ricca, di uno strepitoso Mahershala Ali. Entrambe le famiglie, a causa di un black-out senza precedenti, sono costrette a condividere lo stesso tetto della casa presa in affitto dalla Roberts ma di proprietà di Ali. Le differenze e le contraddizioni tra i due gruppi emergono subito modificando ogni loro relazione con ciò che sta accadendo fuori.
L’errore più grande di Esmail, forse, è proprio quello di aver messo sul piatto tantissimi elementi, troppi, senza riuscire pienamente a restituirceli con un ritmo e uno stile adatti a questo tipo di storia. Farcisce la pellicola con azzeccate trovate stilistiche e con costruzioni sceniche degne di un regista navigato. Un massivo uso di droni e di sequenze filmate con rotazioni estenuanti conferiscono al film una certa dose suggestiva che ne giustificano la visione, ma lo scoprire le carte troppo presto che svelano gran parte del mistero svuotano parzialmente il fascino di una narrazione che dovrebbe essere più complessa ed enigmatica.
Il bravo regista prende spunto, come un vero “nerd” delle immagini, dal bravissimo Jordan Peele, regista di “Scappa Get Out” e di “Noi”, dal leggendario M. Night Shyamalan, che ha trattato il tema dell’apocalisse sia in “E Venne il Giorno” sia con l’ultimo “Bussano Alla Porta”, e dai pilastri Stanley Kubrick e Alfred Hitchcock. Il regista di origini egiziane riempie il suo lavoro di rimandi e citazioni di quel cinema che ha sempre saputo raccontarci l’imminente fine del mondo trasformandola in una sorta di punizione collettiva per le nostre scelte estremamente pericolose e completamente prive di lungimiranza.
Tiene la linea narrativa molto tesa e inquieta abbastanza la costruzione delle sequenze in cui i cervi e i fenicotteri sembrano impossessarsi definitivamente degli spazi occupati fino ad un attimo prima dall’uomo. Lo sguardo del cervo capobranco riesce a svuotare ogni azione umana del suo significato più profondo. La natura che si ribella può essere perfettamente raccontata assumendo le sembianze di un branco di cervi che si apposta fuori da casa nostra aspettando che togliamo il disturbo. Davvero agghiacciante.
Dunque “Il Mondo dietro di Te”, seppur con qualche errore di linguaggio e di scelte descrittive un po’ confuse, è un buon lavoro, considerando che è il primo lungometraggio del promettente Esmail, il quale ha voluto sposare in pieno la politica più moderata trasformandola in una vicenda umana che sembra non dare spazio alle visionarie, populiste e cieche scelte che la politica più demagogica, in ascesa nel mondo, crede di poter imporre al mondo intero per affrontare le vere difficoltà del pianeta.
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RIVISTO
IL SACRIFICIO DEL CERVO SACRO, di Yorgos Lanthimos (The Killing of a Sacred Deer, Irlanda- Regno Unito 2017, 121 min.).
Il visionario autore greco ritrova Colin Farrell per un claustrofobico e ossessivo racconto che prende spunto dal dramma greco “Ifigenia in Aulide” di Euripide. Un chirurgo di successo si ritrova a fare i conti con misteriosi eventi che colpiscono la sua famiglia.
L’incertezza e l’attesa diventano il metronomo assordante di un film allucinante e poetico allo stesso tempo. Farrell e Kidman sono perfetti in questo ritratto dalle forti tinte “Kubrikiane”. Assolutamente da rivedere.
