VISTO&RIVISTO The Bear, una tempesta di emozioni nella cucina del mondo

minchella visto rivisto

di Andrea Minchella

VISTO

THE BEAR, di Christopher Strorer (Stati Uniti 2022, 30/66 min. X 28, Fx/Disney.).

Questo articolo è per quei pochi che non hanno ancora conosciuto Carmen Berzatto, “The Bear” appunto. Se non avete ancora visto le prime due stagioni (la terza sarà disponibile su Disney Plus dal 14 agosto) andate a cercarle e preparatevi ad una delle produzioni più originali e suggestive degli ultimi anni. Preparatevi ad un viaggio profondo nelle pieghe dell’anima di ognuno di noi. Preparatevi ad un’opera collettiva in cui ogni dettaglio, ogni sguardo, ogni gesto, ogni respiro compongono un dipinto struggente sulle relazioni umane, sui rapporti familiari, sull’amicizia e sulla devozione, sguaiata e ossessiva, che si ha verso le proprie passioni. Un viaggio asfissiante ma travolgente che non si ferma all’estetica, già perfettamente curata dagli autori, ma che scende in profondità senza sconti né scorciatoie. Un’odissea sentimentale di un uomo che cerca di fare i conti con il suo passato e con le sue fragilità. Epica dell’uomo e della sua patologica ma dolce capacità di mettersi in situazioni complicate ogni volta che ne ha la possibilità.

“The Bear” parte dal mondo enigmatico e folle della cucina e attraversa la società contemporanea cristallizzando, nella brigata di Carmen, ogni sfaccettatura di cui è composta. Il bravo Christopher Strorer usa sapientemente la vita in una cucina di un ristorante come cartina di tornasole per redigere un inquietante e realistico affresco del mondo che ci circonda. La narrazione, che non lascia al caso nessun elemento, si trasforma subito nel flusso collettivo di coscienza di tutti i protagonisti. “The Bear” è una di quelle serie che vanno viste perché pensate, scritte e realizzate dentro il contesto in cui viviamo. La fotografia, la scenografia, la colonna sonora, la scelta degli attori (fino all’ultima comparsa) sono funzionali alla magia della storia e di una sceneggiatura che ricorda le migliori creazioni di Tarantino, Thomas Anderson o Muccino. Proprio il sesto episodio della seconda stagione, che dura poco più di un’ora e che può essere considerato un lungometraggio esemplificativo dell’intera vicenda, sembra uno di quei momenti “mucciniani” in cui la famiglia si trasforma in un sanguinoso e violento campo di battaglia. Il Natale, come già aveva stigmatizzato il gigantesco Monicelli, diventa anche qui la trappola mortale in cui ogni famiglia rischia di dare il peggio di sé.

Il cibo diventa qui un elemento cruciale di una liturgia laica in cui ogni personaggio cerca il perdono o semplicemente una parola di conforto. La cucina e la sua rigida, schizofrenica ed entusiasmante capacità di modellarsi diventa epica della vita e delle mille difficoltà che ogni giorno si incontrano. Il luogo della cucina diventa un luogo sacro in cui tutto può avvenire e nulla rimane inascoltato. Il “sacerdote” Carmen cerca di guidare e stimolare la sua squadra tra rimpianti, delusioni ed esplosioni di rabbia. L’equilibrio da raggiungere è complicato ma diventa l’unica regola che può essere seguita. In cucina e fuori. Solo con delle regole possono essere superati i momenti di difficoltà. E le regole sono scandite dal tempo, altro elemento fondante di questa serie. “Ogni secondo conta”. Questo mantra diventa la chiave di volta per le anime perse che faticano a ristabilire un equilibrio tra loro e il mondo esterno. “Ogni secondo conta” non è solo un cartello attaccato sopra il “pass” della caotica cucina di “The Bear”, ma è uno stile di vita, un modo di vedere le cose, un codice comportamentale. Proprio se segui quel precetto, potrai trovarti forse un giorno a pelare con tranquillità e serenità funghi per clienti facoltosi da soddisfare, prima che loro possano chiedere.

Come accade in uno dei momenti più potenti della serie in cui una pacata ed elegante chef, vecchia amica di Carmen, e sua mentore, (interpretata da una gigantesca Olivia Coleman), pulisce funghi nel suo ristorante, uno dei migliori degli Stati Uniti, uno dei migliori del mondo. Il tempo, frenetico e divoratore, diventa un elemento sospeso e prezioso che scandisce con generosità la tua vita, unica e piena di magia. Solo se conosci la guerra puoi vivere in pace. Solo se conosci il dolore e la follia puoi vivere sereno e pacato. Magistrale.

Gli attori, infine, sono perfetti e incarnano fino nell’intimo i caratteri scolpiti da Strorer. Ogni gesto degli attori è naturale e sincero. Il rischio più grosso di questa bravura è ritrovarsi incatenato per sempre in quel ruolo. Il protagonista Jeremy Allen White, che ha lavorato ad altre produzioni importanti (“Shameless”), dovrà mettere in campo tutta la sua bravura per non rimanere imprigionato nell’affascinante e quadrimensionale chef del “The Bear”.

***

RIVISTO

IL SAPORE DEL SUCCESSO, di John Wells (Burnt, Stati Uniti- Regno Unito 2015, 97 min.).

Liberamente ispirato alla vita di Gordon Ramsey, ma molti hanno riconosciuto tratti oscuri della carriera tormentata di Anthony Bourdain, il film ruota attorno alle vicissitudini di un grande chef, interpretato magistralmente da Bradley Cooper, che si ritrova a dover affrontare l’insuccesso e la depressione ripartendo da zero dopo una stagione di successi e gloria.

La cucina e le sue dinamiche diventano terreno fertile per proiettare la propria vita in un contesto complicato e rigido. Commedia amara che ci fa scoprire il sacrifico e la devozione che si celano dietro i piatti più ricercati del mondo.

minchella visto rivisto – MALPENSA24
Visited 124 times, 2 visit(s) today