di Andrea Minchella
VISTO
THE WHITE LOTUS 3, di Mike White (Stati Uniti 2025, 8x 52/74 min., HBO- Sky Atlantic).
Non c’è due senza tre. Menomale, aggiungerei. Perché il talentuoso ed originale Mike White, dopo aver sbancato critica e pubblico con la prima e la seconda stagione della sua creazione “The White Lotus”, decide di realizzarne un terzo capitolo completamente ambientato in Thailandia. Dopo le meravigliose Hawaii e la misteriosa e bellissima Sicilia, il bravo White immerge un nuovo intreccio di vicende umane contorte e quasi oniriche nella giungla lussuosa e pericolosa di uno dei luoghi più ancestrali del mondo.
Al di là dei molti premi ricevuti, il primo capitolo di “The White Lotus”, per quanto avvincente e originale, conteneva alcune lacune drammaturgiche e narrative che bloccava l’intero progetto in un contesto troppo esotico, riducendo la vicenda a dinamiche sì complesse ma inevitabilmente legate a dei personaggi non sempre approfonditi che ristagnavano nel flusso degli eventi con il risultato di un prodotto pieno di spunti non sempre efficaci. Il secondo capitolo si sgretola davanti l’ambizioso tentativo di raccontare gli ospiti dell’esclusivo “resort” situato in Sicilia in una terra poco conosciuta dall’autore che non riesce ad esaltarne le caratteristiche più nascoste in relazione alla storia che viene narrata. Con questo terzo capitolo, invece, White scrive e dirige un’opera complessa che riesce perfettamente ad intrattenere e stregare lo spettatore.
La storia e i personaggi si fondono completamente con l’ambiente in cui la serie è girata. Il lussuosissimo residence non è solo uno scenario labirintico e sfarzoso, ma diventa un elemento centrale che si insinua lentamente tra le relazioni che i protagonisti instaurano tra loro. I personaggi, rispetto le precedenti stagioni, vengono descritti e raccontati egregiamente da un autore in grado di entrare in profondità nei lati più nascosti di ogni cliente del White Lotus. White raggiunge una capacità descrittiva, stilistica e drammaturgica perfetta e infonde in ogni sequenza una dose di ossessiva magia e onirica trascendenza che esalta ogni fotogramma a favore di una fluidità della storia quasi impercettibile. Il tempo si dilata e i protagonisti vengono quasi smembrati e deformati così da restituire allo spettatore uno spettacolo angosciante e rilassante allo stesso tempo. L’attesa degli eventi avvolge completamente ogni istante di una serie che si stacca dal “plot” iniziale per raggiungere immaginazione, sogni e paure dello spettatore che viene travolto da una narrazione serrata e continua.
Anche la scelta degli attori pare una mossa perfetta se inserita in questa storia e in questo luogo. Ogni faccia, ogni viso, ogni smorfia, ogni sguardo, vengono sapientemente scolpiti all’interno di una perfetta simbiosi tra attore e personaggio. Il volto di ogni interprete diventa nel giro di poco quel personaggio e non riusciamo ad immaginare altre facce se non quella scelta dal meticoloso Mike White.
Insomma “The White Lotus” è un incalzane e contorto viaggio dentro le sfaccettature, infinite, dei rapporti umani e delle loro conseguenze sulle nostre vite e sulle nostre scelte. White indaga senza retorica la complessa alchimia che si muove tra le relazioni, che siano di amicizia, di amore o di lavoro, che tengono legate le persone fra di loro tra bugie, desideri, rimpianti, rancori e ossessioni.
L’antropologia contemporanea con una dose di leggerezza e di mistero diventa l’elemento essenziale di un prodotto che, dopo due tentativi, trova la sua perfetta forma di stile e di sostanza.
***
RIVISTO
ENLIGHTENED- LA NUOVA ME, di Mike White e Laura Dern (Enlightened, Stati Uniti 2011/2013, 18 x 25/30 min. HBO- Sky Atlantic).
Pacato, folle e poetico. Laura Dern, che insieme a Mike White scrive la serie, interpreta magistralmente una dirigente d’azienda che si ritrova a fare i conti con una serie di problemi di lavoro e della sua vita privata. La via spirituale diventerà un appassionante viaggio di rinascita e di riscatto. Peccato la serie si sia fermata alla seconda stagione.
