di Andrea Minchella
VISTO
TWISTERS, di Lee Isaac Chung (Stati Uniti 2024, 122 min.).
Ci risiamo. Un altro film di successo del passato ripreso, smembrato, rinvigorito e confezionato per il pubblico di oggi. Questa operazione spesso nasconde una volontà degli “studios” americani di racimolare soldi soccombendo ad una crisi artistica che da alcuni anni sembra imperversare a Hollywood. Tra “supereroi”, “sequel”, “prequel” e “spin off”, l’industria cinematografica americana, che da sempre è quella che in parte traina il cinema di tutto il mondo, pare attanagliata nel riproporre vecchi progetti del passato a causa di una dilagante e preoccupante assenza di nuove idee.
“Twister” del 1996 si basava su un’idea del visionario Michael Crichton (quello di “Jurassic Park”). Già per quella pellicola si erano messi insieme la “Warner Bros.”, la “Universal” e, appunto, la “Amblin” di Steven Spielberg che grazie a Crichton, qualche anno prima, aveva realizzato la più gigantesca e suggestiva opera cinematografica sui dinosauri mai realizzata. Il film, per quell’epoca, era stato realizzato con una sofisticata struttura di effetti speciali che lo aveva reso unico nel suo genere. L’idea, prettamente americana, si basava sui cacciatori di tornado che in alcune zone rurali dell’America cercano di “disinnescare” la forza violentemente imponente e devastante di questi fenomeni. Dietro il tema geniale di Crichton, come per “Jurassic Park” e per “Il Mondo dei Robot”, si nasconde sempre la visione angosciante del rapporto tra l’uomo e la natura e tra l’uomo e la tecnologia, e dell’incapacità di gestire eventuali incidenti dovuti, molto spesso, all’egoismo umano e al desiderio sfrenato di “businness” da parte dell’essere umano che si illude di avere sempre il controllo su tutto. Il film di Jan De Bont era scritto bene e si inseriva in un’epoca totalmente diversa, per tecnologie e per coscienza collettiva, da quella di oggi. Il film, seppur di un genere “drammatico/avventuroso” riusciva a restituire al pubblico un’interessante e inedita visione della forza della natura, dell’egocentrismo umano e dell’impossibilità di domare i fenomeni naturali eccezionali.
Il “Twisters” di oggi si inserisce in una società totalmente cambiata. Dove le tecnologie sono evolute e dove gli effetti della natura sulla terra sono drammaticamente sempre più evidenti e sempre più collegati ad una disordinata e folle opera dell’uomo e della sua visione della “modernità”. La storia è incentrata su una meteorologa che, tra scienza e incoscienza, cerca di studiare il fenomeno dei tornadi che devastano intere aree dell’Oklahoma. Da ragazza spregiudicata e impavida che rincorreva questi fenomeni insieme ai suoi amici scienziati, ritroviamo una Kate più matura e scossa dalla tragedia che ha coinvolto quel gruppo di pazzi scienziati durante una “battuta” andata a finire male. Ora Kate lavora dietro una scrivania ma viene richiamata da un suo amico, unico superstite di quella tragedia, per cercare di studiare i tornado con nuove tecnologie. Il film prosegue tra un “western” climatico, una “teen story” e una commedia amorosa tra la bella Kate e il rozzo “cow boy” Tyler, interpretato dal richiestissimo Glen Powell. Con il lieto fine che è d’obbligo per pellicole del genere.
Spielberg, che di affari se ne intende, chiama il bravissimo regista Chung (quello del meraviglioso “Minari”), prende Jurassic Park, toglie i dinosauri e inserisce i tornadi. E il gioco è fatto. Dunque l’arte quando è esclusivamente e chiaramente al servizio del Dio denaro rischia di dare vita a prodotti esteticamente affascinanti ma deboli se considerata la contestualizzazione nel mondo contemporaneo. Il divertimento o l’intrattenimento dovrebbe sempre essere strettamente legato alla volontà di restituire al pubblico una visione interessante e originale della società di oggi, con tutti i problemi e le difficoltà che ci attanagliano.
La natura si ribella non perché ha un’anima ma perché cerca lo spazio dove gli viene tolto. Con la coscienza del 2024 sembra antiquato e un po’ retorico dipingere il mondo che ci circonda come un’entità aliena in grado di scegliere e distinguere il bene e il male. Anche perché se fosse così noi, forse, saremmo estinti da parecchio.
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RIVISTO
LA TEMPESTA PERFETTA, di Wolfgang Petersen (The Perfect Storm, Stati Uniti 2000, 130 min.).
Un film ben fatto che ci racconta plasticamente la devastante e gigantesca capacità della natura di rimettere al proprio posto ogni elemento del mondo.
Effetti speciali calibrati al servizio di una storia di coraggio e umanità. George Clooney perfetto per un film che indaga l’anima del mondo e l’anima di ogni essere umano. Da rivedere.
