VISTO&RIVISTO Ulisse e il difficile ritorno alla vita

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Ralph Fiennes nel film di Uberto Pasolini sul ritorno di Ulisse

di Andrea Minchella

VISTO

ITACA. IL RITORNO, di Uberto Pasolini (The Return, Italia- regno Unito 2024, 116 min.).

Il corpo che si fa epica antropologica dell’uomo e delle sue fragilità. Il corpo che diventa la storia universale della guerra e della pace come metronomo inarrestabile dell’umanità. Il corpo che si fonde con l’anima tormentata di chi torna dalla guerra incapace di ritrovare ciò che ha lasciato. Ulisse è l’eroe e l’anti eroe di una vicenda antichissima che continua ad essere profondamente attuale.

Uberto Pasolini prende l’ultima parte dell’opera di Omero e la adagia per la sua ultima pellicola sul corpo martoriato ma ancora forte e scolpito di un uomo che fa ritorno a casa dopo una guerra estenuante ed un viaggio pieno di episodi ed incontri che segneranno per sempre la sua esistenza.

“Itaca. Il Ritorno” è un film lineare che non si discosta molto dalla narrazione dell’antico poeta. Il regista infatti realizza un racconto completamente aderente all’Odissea che da quasi tremila anni viene letta e studiata in tutto il mondo. Compie un meticoloso lavoro di scrittura della sceneggiatura grazie alla collaborazione preziosa di John Collee ed Edward Bond che trasformano le antiche parole di Omero in una scorrevole e credibile linea linguistica che tiene unita la descrizione puntuale e ricercata del ritorno su Itaca di un Ulisse smarrito e angosciato dal suo peregrinare durato vent’anni.

Assistiamo ad una rappresentazione equilibrata e nitida di Ulisse che torna da sua moglie Penelope e da suo figlio Telemaco non senza una tormentata riflessione sulla difficoltà di perdonarsi ma anche sulla richiesta di perdono. Ulisse ha portato migliaia di soldati alla morte per una battaglia lontana e assurda che ha reso il suo regno, e la sua famiglia, prede di uomini assetati di potere che assediano l’isola tra saccheggi e violenze. Suo figlio Telemaco non è riuscito a sostituirlo lasciando che i Proci avessero la meglio. Dunque Ulisse è combattuto e profondamente inquieto riguardo il suo rivelarsi a tutti. La sua decisione però restituirà dignità al suo regno, un marito a Penelope ed un padre a Telemaco che finalmente potrà diventare adulto. Il ritorno di Ulisse non è solo mitografia della violenza della guerra e della fragilità della pace, ma è anche una preziosa riflessione sulla figura fondamentale di un padre che con la sua testimonianza educa e rende i propri figli adulti.

Pasolini trasforma plasticamente, con una cura sofisticata e veritiera, la capacità di un uomo di affrontare i propri demoni pur di salvare ciò per cui sarebbe disposto a sacrificare la propria vita. Disilluso da una guerra che lo ha costretto a radere al suolo Troia, Ulisse fatica a trovare di nuovo una ragione nobile che possa interrompere il suo vagare per terre lontane. La perseveranza e la fedeltà di Penelope, interpretata da una sublime Juliette Binoche, e lo smarrimento di Telemaco perché non in grado di compiere scelte dolorose che solo un adulto può fare, diventano detonatori dirompenti per l’animo ferito di Ulisse pronto a combattere di nuovo per riconquistare la sua esistenza di re e di uomo.

Ralph Fiennes si immerge, anima e corpo, dentro la poetica cruda e sofferente di un uomo insicuro e dubbioso. L’archetipo dell’uomo moderno viene scolpito perfettamente da Omero che trasforma un eroe bidimensionale nell’ancestrale ed iconografica rappresentazione dell’essere umano carico di sofferenze, tormenti e profondi rimpianti. Pasolini guida Fiennes dentro una drammaturgia corporale che squarcia lo schermo rendendo Ulisse incredibilmente moderno e potentemente attuale.

La colonna sonora, curata dalla bravissima Rachel Portman, bilancia sapientemente la scarna architettura dell’impalcatura scenica. Forse la scelta di alcuni attori complementari, a partire da un Telemaco più nordico che mediterraneo, avrebbe potuto rendere il lavoro di Pasolini ineccepibile.

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RIVISTO

BROTHERS, di Jim Sheridan (Stati Uniti- Regno Unito 2009, 105 min.).

Il ritorno. Straziante, alienante e doloroso. Sheridan ci dona un toccante e poetico resoconto della difficoltà di tornare a casa dopo un’esperienza violenta e assurda come la guerra. Il ritorno di Ulisse declinato in un’America di oggi confusa e tormentata. Un triangolo dolce e snervante si fonde con l’interpretazione magistrale di Maguire, Portman e Gyllenhaal. Gigantesco.

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