Vuelta, venerdì 5 è il giorno del terribile Angliru. Vingegaard cerca l’impresa

Vuelta altimetria Angliru storia
Gilberto Simoni in trionfo sull'Angiru. Era la Vuelta 2000 (Sirotti)

Si parte da Cabezon de la Sal, si costeggia il mar di Cantabria verso ovest e a Ribadesella si punta verso l’interno, verso l’Angliru, nelle Asturie. È questa in sintesi la 13a tappa della Vuelta a España. In programma 202,7 km e circa quattromila metri di dislivello, concentrati tutti nella seconda parte di giornata.

Salite tremende

La tappa comincerà a prendere una forma tattica abbastanza decisiva sull’Alto de Mozqueta, un gpm di 1a categoria di 6,3 km all’8,4%. Discesa su La Vega e a La Barraca la corse entrerà nel vivo. Lì inizia infatti il duro e irregolare Cordal (gpm di 1a cat., 5m5 km all’8,8% con punte al 14) un classico che viene spesso concatenato con l’Angliru. Poi eccoci all’inferno: 12,4 km al 9,7% medio. L’Angliru potrebbe essere diviso tranquillamente in due tronconi. I primi 5 km. sono i più facili, anzi dal 4° al 5° km si respira proprio. Arrivano poi 7 km micidiali, persino esegerati. La pendenza non scende mai sotto l’11,5 %, ma alla Cueña de les Cabras, a 1.283 metri di altitudine, ci sono rampe al 23%. Eccessive. A molti queste pendenze piacciono, personalmente preferisco quelle più “umane”. Quando la pendenza infatti è esagerata i corridori non riescono a fare velocità e anche i distacchi sono minori. Gli ultimi 400 metri, invece, sono persino in leggera discesa.

L’altimetria dell’Angliru

I favoriti

Jonas Vingegaard andrà a caccia dell’impresa. Il trionfo in maglia rossa su questo traguardo iconico sarebbe un’immagine perfetta per il manifesto di una carriera. Pidcock però pedala forte, saprà tenergli testa. Per Almeida, invece, le rampe con pendenza in doppia cifra potrebbero essere fatali. E gli iatliani? Per Ciccone non ci sono scuse, classifica o no, questa è la tappa che “deve” vincere. L’Angliru se lo sogna anche di notte Lorenzo Fortunato. Il fatto di essere finito fuori classifica potrebbe lasciargli qualche chance in più. E Tiberi avrà le gambe per dare un senso alla sua deludente Vuelta? la grande curiosità è Giulio Pellizzari: correrà in appoggio. Hindley o per sé? in fonda la sua Red Bull è l’unica squadra che si può davvero inventare qualcosa.

La storia

La prima volta che la corsa spagnola scalò questa montagna fu nel 1999, il trionfo di “El chava” Jiménez. L’anno dopo la vittoria di Gilberto Simoni. Nel 2017 l’ultimo successo in carriera di Alberto Contador. L’ultima violta che la corsa spagnola s’inerpicò su questa strada per capre, la clamorosa tripletta Visma: Roglic, Vingegaard, Kuss.

Il caso Cobo

Nel 2011 a conquistare l’Angliru fu Juanjo Cobo, guarda caso nativo di Cabezon de la Sal. Cobo, che correva per la Geox-Tmc, quel giorno conquistò anche la maglia rossa che portò fino a Madrid. Vinse la Vuelta, ma l’Uci successivamente lo squalificò e gli tolse tutti i risultati conquistati dal 2009 al 2011. A capo della Geox-Tmc c’era la coppia Gianetti-Matxin, la stessa che ora comanda la Uae e il “nuovo ciclismo”.

Juan José Cobo sul podio di Madrid come re della Vuelta 2011 con Matxin Fernandez (Sirotti)

La 12a tappa – Arrivo e classifiche 

La videointervista a Patxi Vila, d.s. Red Bull

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