Vuelta, 12a tappa: dopo al protesta ProPal la doppietta di Ayuso

Vuelta Corrales Buelna Ayuso
La vittoria di Juan Ayuso a Los Corrales de Buelna (Sirotti)

Riecco Juan Ayuso. Il 22enne spagnolo della Uae a Los Corrales de Buelna batte in un testa Javi Romo e conquista la 12a tappa della Vuelta. Per Ayuso è il secondo successo parziale, per la squadra emiratina il quinto. Deluso l’ex triatleta Romo: “Complimenti al più forte e più furbo. Io sono stato più generoso e sono orgoglioso della mia corsa”. La sua Movistar, per anni dominatrice della corsa di casa, resta però a bocca asciutta. Jonas Vingegaard, invece, al termine di una tappa tranquilla contraddistinta da una maxifuga di 52 corridori, conserva per il sesto giorno la sua maglia rossa. Classifica pressoché invariata.

Le parole di Ayuso

Il talento spagnolo nei giorni scorsi è stato al centro di una furiosa polemica con la sua squadra per la rescissione del contratto. “A me piace parlare in corsa e fare parlare le gambe”, ha affermato stasera Ayuso. La sua Vuelta è in prospettiva Mondiale. “Credo di essere a buon punto. E’ la prima volta che preparo un appuntamento così passando da una corsa a tappe di tre settimane. Però il fatto di non essere in lotta per la generale non dovrebbe portarmi ad accumulare una fatica eccessiva. Comunque nei prossimi giorni, a partire domani sull’Angliru, aiuterò Almeida per cercare di vincere questa Vuelta”.

La protesta: gli organizzatori e l’Uci

Anche questa mattina al via da Laredo si è fatta sentire la protesta pacifica contro Israele. Bandiere della Palestina, cori, urla e fischi. La gente chiede che, contro il genocidio in atto a Gaza, la squadra venga espulsa dalla corsa. Gli organizzatori però, non possono fare nulla, hanno le mani legate dal regolamento. Nelle loro mani solo due carte: sottoporre il problema all’Uci affinché prenda provvedimenti; chiedere a Israel di lasciare la corsa. carte che sono state giocate entrambe senza però trovare il minimo riscontro. L’Uci, nel 2022, un mese dopo l’invasione dell’Ucraina ha cancellato la squadra russa Gazprom. Annientata. Ieri sera, invece, un comunicato più che laconico: “L’Uci condanna energicamente i fatti che hanno provocato la neutralizzazione della tappa. L’Uci ricorda l’importanza fondamentale della neutralità politica delle organizzazioni sportive riunite nel movimento olimpico, così come il compito di unificazione e pacificazione dello sport. L’Uci riafferma la sua neutralità politica, l’indipendenza e l’autonomia dello sport… L’Uci esprime tutta la sua solidarietà e appoggio alle squadre, al personale e ai corridori che devono potere esercitare la loro professione nelle migliori condizioni di sicurezza e serenità”. Insomma per la Uci non è successo nulla. Avanti così come se niente fosse.

La protesta: Israele

Israele di andarsene a casa non ne ha la minima intenzione. “Siamo qui con tutti i diritti, nessuno ci può cacciare”, il concetto. Poi un’aggiunta abbastanza discutibile: “Israele è solo il nostro sponsor e ci sono altri sponsor israeliani in varie squadre. Anche Movistar ha molto a che fare con Israele”. Sylvain Adams, il grande capo del team e molto vicino al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, non sembra preoccupato tanto che anche stamattina, come al solito, è salito in bici per il suo allenamento. Israele non se ne andrà anche per i rapporti con il governo spagnolo. L’esecutivo di Sanchez è stato il primo in Europa a riconoscere lo stato della Palestina. Inoltre, alla vigilia della Vuelta dal governo spagnolo era arrivata agli organizzatori la richiesta di escludere la Israel. E qui torniamo al punto di prima: non è una via che gli organizzatori possono percorrere.

La protesta: i corridori

Prima del via c’è stata l’occasione anche per parlare con Marco Frigo, che corre per Israel. Marco però è molto scosso: “E’ molto difficile correre in questa situazione. Non riesco a concentrami sulla prestazione. Ho una forma stellare ma non ho la testa. scusami se non riesco a dirti altro. E’ davvero una situazione complessa e difficile”.  Vingegaard invece è più gelido: “Quello che è successo a Bilbao non doveva succedere, però dobbiamo continuare a fare il nostro dovere senza dare più peso e più attenzione del dovuto a questa protesta”. Più curiosa, e al limite dello spassoso, la reazione del Cpa. Una boutade da bar. Il sindacato dei corridori afferma che “non tollereremo più…”. Quindi? Nel malaugurato caso si dovesse ripetere la protesta cosa faranno i corridori? Non sono mai riusciti a prendere e tenere una posizione, non lo faranno neppure stavolta.

Il video dell’ultimo chilometro

La 12a tappa – Ordine d’arrivo e classifiche

La tappa di domani

La protesta ProPal a Laredo 

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