Manolo Saiz è un grande esperto di cronosquadre. Negli anni con la sua Once ha creato una scuola. Non veniva lasciato nessun minimo dettaglio al caso. E a lui abbiamo chiesto un parere su questa prova di Figueres, 5a tappa della Vuelta a España .
“Ora praticamente tutte le squadre sono fotocopie – afferma il tecnico spagnolo -. Cercano più o meno le stesse sensazioni e copiano ogni mossa l’una dell’altra. Con il disegno più o meno bloccato dalle regole Uci, l’innovazione è sui caschi sempre più aereo. Inoltre tutti i corridori hanno grandi livelli di forza con la quale possono spingere grandissimi rapporti. Di conseguenza le velocità sono elevatissime e molto simili. C’è pochissima differenza di tempo”.

Forse anche perché le cronosquadre sono corte? Questa era di soli 24 km
“Non sono distanze che portano allo sfinimento dei corridori. Ogni squadra ha 4-5 corridori che possono reggere questo sforzo relativo breve a 56-57 di media. Così sono solo crono tecniche, non si fa differenza. Non si va da nessuna parte”.
Quanto dovrebbe essere a tuo parere la lunghezza di una cronosquadre?
“Dipende dalla corsa. Al Tour ogni squadra schiera i corridori più forti, a Giro e Vuelta non ci sono tutti i migliori otto di ogni squadra. Questo comporta che qui le TTT devono essere più corte. Però sotto i 40 km è una gara che non ha senso. La condizione fisica non marca la differenza, come invece dovrebbe essere”.
Se qualcuno copia è perché c’è chi è particolarmente bravo e traccia la linea. Chi?
“Non lo so. Però, per tornare ai caschi, quello della Visma è sicuramente il più rivoluzionario e tecnicamente migliore. Ora molte aziende cercano di copiarlo. Oggigiorno, si sa tutto di tutti. Io per eviatare questo, che mi copiassero, cancellavo la lunghezze delle pedivelle, cancellavo i numeri di denti delle corone. Cancellavo un sacco di cose perché la gente veniva sempre a vedere cosa facevo. Oggi, tutto è pubblicamente noto attraverso i social media”.

Come si prepara una cronosquadre?
“Chi non sa pensa che tutto, o la maggior parte del lavoro, lo si faccia allenandosi tanto assieme. La cronosquadre, invece, è una questione di concetti che devono essere chiari. Io alla Once sono stato il primo a mettere in corridori in fila indiana. Poi lo ha fatto Peter Post alla Panasonic. Oggi è praticamente una regola. Qui è stato bravissimo Ayuso che ha fatto una partenza straordinaria e ha schierato subito la squadra alla perfezione. Avrà guadagnato un solo secondo? Poco? Non importa, tutto conta e si somma soprattutto quando i distacchi sono minimi”.
Un altro concetto?
“Mai cambiare prima di svoltare, sempre all’uscita di curva. Avete notato oggi? Ogni tanto vedo squadre che si vanno ad allenare sui circuiti motoristici. Bene, magari per la pubblicità. Io approfittavo delle gare. Dicevo ai miei ragazzi: “Oggi tiriamo il gruppo e ci mettiamo in quest’ordine. Facevamo una cronosquadre in una tappa in linea. Chi lo fa ora? Poi vedo corridori, i meno dotati per la crono, che magari stanno in fondo e saltano i cambi. Errore. Il cambio va sempre dato, magari stai davanti un secondo e ti sposti, ma così il movimento, il cambio, è più fluido e l’andatura più uniforme”.
