Un atto coordinato. Sono le 18.18 e in Gran Via, all’altezza di Callao due persone saltano le transenne, è il segnale: da entrambi i lati delle strade vengono abbattute le transenne. Le vie del centro di Madrid vengono invase da un migliaio di persone. Non moltissime, ma violente riunite sotto la bandiera della Palestina. Il gruppo in quel momento viene bloccato in prossimità dei giardini del Palazzo Reale, poco più indietro. La Vuelta è costretta a fermarsi, è spalle al muro davanti ai manifestanti sostenuti dal governo spagnolo. L’ultima tappa, con il tradizionale circuito sulla Castellana, viene annullata. All’ultimo traguardo mancavano 56 km. Annullata anche la cerimonia finale e il podio in plaza de Cibeles. Non era mai successo nei 90 anni di storia della corsa.

La situazione
Cori contro il genocidio in atto a Gaza, molti volti coperti dalle kefiah, transenne usate come barricate, qualche manifestante che sbraita in faccia ai poliziotti. Qualche carica della Policia Nacional per contenere, più che disperdere i manifestanti. Alla fine ci sarebbero due manifestanti detenuti e 22 poliziotti feriti a dimostrazione di come le forze dell’ordine debbano avere avuto l’ordine di usare i guanti. Madrid sapeva che non sarebbe stata una serata facile, la protesta era annunciata, e per questo aveva previsto uno schieramento uguale a quello dell’ultimo vertice Nato nella capitale spagnola.
Gli obiettivi della protesta
Dire che ha vinto la protesta sarebbe una visione superficiale se non errata. Ha vinto contro chi? La Vuelta è stata fermata, violentata. Ma pensare che la Vuelta, e i suoi organizzatori siano avversari, è gravemente sbagliato. Significa essere ignoranti o in malafede. Perché la Vuelta, lo abbiamo già scritto e riscritto nei giorni scorsi, non poteva fare nulla. Non poteva cacciare dalla corsa la Israel-Premier Tech. Affermare il contrario è mistificare la verità. Solo il Cio, il Comitato olimpico internazionale, ha giurisdizione in materia. Solo il Cio può decidere che squadre e atleti israeliani siano esclusi dallo sport.

Le reazioni a sinistra
Dopo circa un’ora e mezzo dall’inizio della rivolta arrivano le prime reazioni. Fonti del governo chiedono “rispetto massimo per i manifestanti e tutta la sicurezza per i corridori”. Qualcuno aggiunge che “spiace per la Vuelta ma molto di più per quello che sta succedendo al popolo palestinese”. Il premier Pedro Sanchez aveva in precedenza espresso ammirazione per il popolo spagnolo che si mobilizza per una causa giusta come quella palestinese: “Spagna brilla come esempio y con orgoglio. Fa un passo avanti nella difesa dei diritti umani. Siamo d’accordo in una giusta causa, come i diritti umani. Viva il popolo spagnolo!”. Yolanda Diaz, ministro del lavoro e dell’economia, nonché numero due dell’Esecutivo alza il tiro: “Bisogna fermare il genocidio. Siamo un Paese esemplare, dobbiamo lottare contro posizioni che sono assolutamente ingiustificabili”.

Le reazioni a destra
La sinistra, soprattutto l’estrema sinistra, soffia sul fuoco della protesta. La destra carica contro. Alberto Núñez Feijóo, leader del Pp, su X accusa il governo di “avere permesso e indotto l’interruzione della Vuelta e, in questo modo, una figuraccia internazionale che tutto il mondo ha potuto vedere”. Isabel Diaz Ayuso, presidente della Comunità di Madrid considera Pedro Sanchez “responsabile diretto”. Su X ha scritto: “Che danno al nostro sport e an nostro Paese”. Dura la portavoce dei Popolari al Congresso, Ester Muñoz: “Quando il primo hooligan del paese è il presidente, succedono queste cose”. C’è anche chi accusa Sanchez di cavalcare la protesta per distrarre l’opinione pubblica dal difficile momento che sta attraversando con la moglie Begoña Gomez indagata per appropriazione indebita di fondi pubblici e corruzione e con le accuse di pessima gestione dei devastanti incendi che hanno colpito la Spagna.
Il sindaco di Madrid
José Luis Martinez Almeida, sindaco di Madrid, ha appena tenuto un durissimo discorso televisivo: “Quello che stiamo vivendo a Madrid è un reato che ha passato ogni limite, è un atto di una gravità inaudita e che ha pochi precedenti. Quella che si è vista non è una manifestazione, ma solo una violenza. E’ una manifestazione di odio sobillata dal governo, in primo luogo da Pedro Sanchez. Chi ha causato questo non rappresenta il popolo di Madrid e della Spagna. I corridori della Vuelta sono lavoratori che non hanno nessuna responsabilità su quello che sta succedendo in Palestina. Chiedo che il premier e il ministro dell’Interno condannino fermamente e subito quello che è successo”. Ma, come abbiamo detto, la posizione del governo spagnolo è totalmente all’opposto.
E nella notte il podio improvvisato
Quando ormai su Madrid era calata la notte ecco il colpo a sorpresa organizzato dalla Visma. Nel parcheggio del hotel Marriott Auditorium un’improvvisato podio per la consegna dei premi. Un podio molto simile a quello dei circuiti dio paese. Qualche sorriso e tanti brindisi alla fine di una giornata di grande tensione. Il ciclismo resta uno sport da strada.

