In Italia non si placa la polemica per la mancata trasmissione sulla Rai della corsa spagnola. A Javier Guillen, direttore della Vuelta, abbiamo chiesto informazioni. “Premetto che è una domanda che andrebbe rivolta ai vertice della Rai – afferma -. Noi, come organizzazione, abbiamo fatto tutto il possibile perché ciò avvenisse e fino a quattro giorni dal via eravamo convinti che la cosa si facesse. Escludo in modo assoluto che si sia trattato di una questione economica. Credo sia stata una scelta strategica. Però non solo non è stata data la diretta, ma neppure la notizia nei vari telegiornali. Noi della Vuelta siamo tornati dall’Italia con un’enorme soddisfazione per il grande pubblico che c’è stato lungo le strade in ognuna delle tre tappe. Con la Regione Piemonte è stato fatto un buon lavoro”.
A taccuini chiusi e luci spente, da qualcuno dell’organizzazione filtrano parole chiarificatrici: “La Rai ha scelto di non trasmettere le prime tappe per non lanciare poi una rete concorrente che trasmette tutta la corsa. Però con la Rai il Piemonte doveva muoversi meglio e più tempestivamente”.

Che senso ha?
Poi certo, resta da capire, e non è per nulla facile se non impossibile, che senso avrebbe avuto che la Rai trasmettesse solo le prime tre tappe. Magari poteva essere una pubblicità per il Piemonte, per la Vuelta e gli appassionati di ciclismo. Poi si potrebbe discutere se è giusto che la tv di stato non trasmetta nulla della seconda corsa a tappe più importante del mondo. Il acro vecchio Giro d’Italia, volenti o nolenti, a livello tecnico, quindi come corridori, è ben dietro la corsa spagnola.
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