La settima tappa del Giro d’Italia, primo vero banco di prova per gli uomini di classifica, ha iniziato a delineare le gerarchie della corsa rosa. Una giornata durissima, segnata dall’attacco annunciato di Jonas Vingegaard e dalle prime difficoltà dei pretendenti italiani alla maglia rosa.
Per Mario Cipollini, però, il risultato della tappa non deve ridimensionare la prova di Giulio Pellizzari, anzi. L’ex campione del mondo ha difeso con convinzione la prestazione del giovane corridore della Red Bull, criticando il clima di delusione percepito attorno alla sua corsa.
La zampata
“Onestamente non condivido i giudizi negativi che ho sentito in televisione”, spiega Cipollini. “A me Pellizzari è piaciuto moltissimo. Era la prima vera salita del Giro, il primo momento in cui i grandi favoriti si sono affrontati davvero, e credo abbia dimostrato di avere qualità importanti”.
Secondo il “Re Leone”, la tappa aveva un copione abbastanza prevedibile: “Tutti sapevamo che Vingegaard avrebbe attaccato e probabilmente avrebbe vinto. Lui e la sua squadra sono una macchina perfetta, costruita negli anni per dominare corse di questo livello”.
Proprio per questo, Cipollini ritiene che la squadra del giovane azzurro avrebbe dovuto interpretare la corsa in maniera diversa. “Se fossi stato direttore sportivo non lo avrei esposto subito con il forcing della squadra nei primi chilometri della salita. Avrei preferito proteggerlo il più possibile e accompagnarlo vicino a Vingegaard soltanto nel momento decisivo”.
Per l’ex iridato, il contesto tecnico e mentale in cui si è trovato Pellizzari non va sottovalutato. “Non dimentichiamoci che è giovanissimo e ancora inesperto a questi livelli. È la prima volta che parte da leader in una corsa importante come il Giro d’Italia. Davanti aveva un campione che ha già vinto Tour de France e che lavora da anni con una squadra abituata a controllare queste situazioni”.
Cipollini invita quindi a leggere con equilibrio anche il distacco finale accusato dal corridore italiano. “Un minuto può sembrare tanto, ma può anche essere poco. Alla prima vera salita entrano in gioco tanti fattori: esperienza, gestione dello sforzo, capacità di controllare le emozioni e persino l’adrenalina di sentirsi protagonista davanti a tutto un Paese”.
L’ex velocista toscano ha avuto anche la sensazione che, nel finale, sia Pellizzari sia Vingegaard abbiano corso oltre il limite: “Infatti Gall è stato bravissimo a limitare i danni e addirittura a recuperare qualcosa nel finale. Quando due corridori si sfidano così a fondo, a volte rischiano di pagare qualcosa”.
Determinanti, secondo Cipollini, anche le condizioni di gara: “È stata una tappa lunghissima, oltre 225 chilometri prima della salita decisiva. Un corridore esperto e strutturato come Vingegaard riesce a gestire meglio queste situazioni”.
Il “Re Leone” torna poi sul lavoro della squadra e sulle condizioni meteo che avrebbero inciso nella fase decisiva della corsa. “Probabilmente non sono stati perfetti nella lettura del vento. Nella prima parte della salita il gruppo era più coperto e lì hanno spinto forte. Poi però si sono trovati il vento laterale contro, e in quel momento sarebbe stato fondamentale avere Pellizzari più protetto dai compagni”.
Nonostante tutto, il giudizio finale dell’ex campione resta estremamente positivo: “Io mi sento soltanto di dire bravo a Pellizzari. Deve continuare a credere nelle sue qualità e imparare a gestire con più calma certi momenti. Il talento, quello vero, si vede”.
