25 aprile a Sesto Calende, è scontro sul murales della discordia

SESTO CALENDE – «Un segno di memoria ritornato in forma diversa, realizzato trent’anni fa per il cinquantesimo anniversario della Liberazione e nato dalla fantasia dei ragazzi di allora». È il murales della scuola media Bassetti di Sesto Calende, citato oggi nel discorso del sindaco Betta Giordani, ad aver scatenato la polemica per il 25 aprile in città. «L’amministrazione ha ormai imboccato con decisione una strada pericolosa; quella della strumentalizzazione sistematica della cultura, della memoria e della scuola», tuonano da Lega e Forza Italia.

Il murales rimosso

Realizzato nel 1995 dagli allora studenti dell’istituto per il cinquantesimo anniversario della Liberazione, il murales originale venne rimosso nel 2014 dalla giunta di centrodestra presieduta da Marco Colombo (oggi all’opposizione). Una decisione che già allora aveva fatto discutere, e che era culminata con nell’esposizione – davanti alla porta d’ingresso dell’istituto – di uno striscione che recitava: «Cancellare il passato è macchiare il futuro».
Ecco che il centrosinistra, tornato al governo di Sesto Calende dallo scorso giugno, ha subito sistemato i conti con il passato. Lo aveva promesso l’assessore all’Urbanistica, Leonardo Balzarini, già pochi mesi dopo la vittoria («Non ho dubbi che Sesto Futura saprà essere all’altezza del compito che ci attende»). E dieci giorni fa è stata inaugurata a scuola l’opera di Giovanni Chinosi che rievoca il ricordo del murales di trent’anni fa. Per il centrosinistra, il merito è dell’attuale primo cittadino: «Un sincero ringraziamento al sindaco Giordani per aver onorato l’impegno preso, restituendo alla scuola e alla città un’opera d’arte così significativa e carica di significato. Questo murales è un monito per il presente e per il futuro»

La cultura che divide

Ma Lega e Forza Italia non ci stanno, e sostengono che l’opera non sia stata rimossa «per motivi politici, ma perché ormai ammalorata e non più ripristinabile in modo sicuro ed efficace». Per il centrodestra sestese, dietro la recente inaugurazione del murales si celerebbe «un’operazione politico-culturale orchestrata per rafforzare una narrazione ideologica e affermare simbolicamente l’identità della maggioranza». E a far storcere il naso a Lega e Forza Italia è, in particolare, l’atteggiamento dell’assessore alla Cultura, Loredana D’Agaro. «Sempre più iniziative, in particolare quelle promosse da lei, mostrano un’impronta ideologica e ripetitiva, con l’obiettivo non di formare coscienze libere, ma di orientare il pensiero», dicono Lega e Forza Italia. «In questo approccio si annida il rischio più serio: la cultura, quando diventa veicolo di messaggi politici non unisce, ma divide».

La politica a scuola

È invece stata «apprezzata» dalla minoranza la decisione dell’attuale dirigente scolastico Emanuela Melone di non prendere parte alla cerimonia. «Un gesto di autonomia, sobrietà e rispetto istituzionale, che restituisce dignità al ruolo educativo della scuola, chiamata non a schierarsi, ma a formare», dicono. «La memoria non appartiene alla sinistra, la cultura non è un presidio di parte, la scuola non è un laboratorio politico». E concludono: «Difendere questi principi non è una battaglia nostalgica, è un dovere verso la comunità, gli studenti e il futuro. E noi continueremo a farlo».

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