4 Novembre, se il disinteresse è collettivo

quattro novembfe disinteresse

Il 4 Novembre è la giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. E’ stata formalmente istituita da una legge dello Stato che ne ripristina il significato storico e il valore per la coesione e l’identità della Nazione dopo che, alla fine degli anni Settanta, fu declassata a normale giorno lavorativo. La norma ora in vigore dal primo marzo 2024 ne valorizza lo status di “giornata celebrativa” in memoria della fine della Grande Guerra, ma anticipa le eventuali manifestazioni istituzionali alla prima domenica del mese di novembre. Appuntamento a cui molte amministrazioni civiche cercano di dare sostanza (altre se ne disinteressano colpevolmente) con cerimonie solenni per ottemperare a un dovere civico, sia per la data, che segna la fine del terribile conflitto dei primi decenni del secolo scorso, sia perché sottolinea il ruolo delle Forze Armate.

Si tratta di una necessità valoriale, se così possiamo dire, rispetto all’attenzione collettiva che va scemando nei confronti di simili occasioni. L’opinione pubblica non si sente coinvolta, i motivi sono i più disparati, da analizzare con attenzione per non sconfinare nelle banalità. Per dirla in un altro modo, i cittadini sono nella stragrande maggioranza disinteressati, per nulla partecipi. Volgono il loro sguardo da tutt’altra parte, lasciando la partecipazione alle cerimonie e ai cortei soltanto ai rappresentanti istituzionali o ai componenti degli enti e delle associazioni che hanno ruolo sociale. La gente comune non c’è.

È un cambiamento delle abitudini e, soprattutto, della considerazione di avvenimenti celebrativi per molti relegati al passato, da abbandonare all’oblio. Colpa di una serie di fattori, a cominciare dalla scuola che non si sofferma più su certi valori fondamentali e fondanti. Tant’è vero che le scolaresche spesso non vengono coinvolte nelle manifestazioni. E’ soltanto un aspetto di una questione più ampia, che chiama in causa la politica, il versante dell’informazione, i social, i nuovi miti generazionali e sociali. La testimonianza più clamorosa di tutto ciò è la fuga dalle urne degli elettori, sfiduciati, annoiati, delusi, apatici, refrattari a quanto “non” fa spettacolo, non accende l’immaginario collettivo e personale. O al massimo, come per il 25 Aprile, stimola pulsioni politiche quanto divisive.

Siamo di fronte a una involuzione di merito e della coscienza civica che è generale. Alcune ricorrenze finiscono per essere considerate retoriche, se non addirittura inutili. Eppure, mai come in quest’epoca rivestono un’importanza basilare. Abbiamo la guerra dietro l’angolo, siamo sopraffatti da immagini e notizie devastanti, che ci rimandano scenari di conflitti e di dolore in ogni parte del mondo. Dovremmo anche per questo avere un sussulto di solidarietà e di consapevolezza affinché certi drammi non debbano ripetersi (nel 15-18 ci furono 600mila vittime italiane !). Invece il 4 Novembre passerà nell’ indifferenza, tutt’al più ce lo ricorderanno qualche servizio televisivo e qualche intervento di maniera, confezionati più per obbligo di circostanza che per convinzione professionale. Ce lo rammenteranno i discorsi ufficiali, a volte ridondanti e malposti. Al di là o al di sopra di ogni considerazione sull’importanza ineludibile del fare memoria. Per il nostro passato, per il nostro futuro.

quattro novembre disinteresse – MALPENSA24
Visited 404 times, 1 visit(s) today