Salvini, uomo solo al comando

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Matteo Salvini

Di nuovo la Lega in primo piano. Di nuovo per via della convocazione del congresso federale, sabato 5 e domenica 6 a Firenze, assise che è preceduta da una calma apparente rispetto ai mal di pancia che, da diverso tempo, agitano il partito di Matteo Salvini. Proprio il segretario e ministro del governo Meloni, fin da lunedì scorso ha compiuto un gesto rasserenante: raccontano le cronache che, assieme a Roberto Calderoli, ha fatto visita a Gemonio a Umberto Bossi, colui da cui tutto è cominciato e che, nel recente passato, non ha esitato a madarle a dire al suo successore. Un’ora di faccia a faccia, che fa seguito all’incontro di settembre tra i due, per archiviare finalmente certe bordate, più o meno volute, più o meno indotte, del Senatur nei confronti della linea politica salviniana, della Lega nazionale, dei cavalli di battaglia delle origini, come il sindacato del Nord, messi nel dimenticatoio, della serie di temi che Bossi aveva in agenda e Salvini ha cancellato. Fino al punto che, in tempo di elezioni europee, da Gemonio partì addirittura l’invito a votare Forza Italia.

Tutto a posto, adesso? Mah. Umberto  Bossi è fisicamente indebolito dalla malattia, non potrà partecipare al congresso nel capoluogo toscano; di sicuro, nonostante tutto, resta un’icona e anche qualcosa di più (“Giù le mani da Bossi” ordinò Attilio Fontana) per un partito sulla scena politica italiana da quarant’anni. Non certo con un ruolo di comprimario.

Sabato e domenica dovrebbe essere assente anche Luca Zaia, il potente governatore del Veneto. Un’assenza annunciata da alcune indiscrezioni giornalistiche, che deve ancora trovare conferme. Se così fosse, il segnale non sarebbe da trascurare, quanto meno per indurre la Lega di Salvini a spingere a fondo sul terzo mandato. E su tutte le altre questioni che ritornano periodicamente a scuotere il popolo leghista. L’autonomia differenziata, innanzitutto. Subito dopo, l’ancoraggio alle regioni del Nord prima di ogni interesse politico per altre aree del Paese. Senza dimenticare le scelte pacifiste e trumpiane che hanno aperto solchi all’interno del centrodestra.

Nulla però sarebbe compromesso. E se c’è chi intravede contestazioni al congresso (la “pace” bis di Gemonio è probabilmente un messaggio ai possibili contestatori), i sondaggi confermano la tenuta della Lega e, quindi, della politica di Matteo Salvini. Il segretario vuole un partito unito, capace di riconquistare consensi, se non quelli dei tempi migliori, quanto meno in crescita rispetto ai diretti concorrenti di Forza Italia e di Fratelli d’Italia. Non a caso, il candidato alla segreteria sarà uno solo: Salvini.

L’assise toscana servirà anche per modificare lo statuto, introducendo norme che, ad esempio, consentano al leader eletto di rimanere in carica quattro e non più tre anni. Dettaglio non proprio trascurabile per la governance di un movimento in costante fermento, sotto traccia ma in fermento. E per un segretario che tende a consolidare il suo potere, senza che nessuno abbia né la voglia né la forza di scalzarlo è molto più di un dettaglio. Poi, è vero, sullo sfondo c’è sempre la figura di un tale generale Vannacci, eletto in Europa con la Lega ma leghista sui generis, più vannacciano che salviniano. Ci sarà Roberto Vannacci a Firenze? E se ci fosse, con quale gradimento dei 400 militanti delegati a rinnovare i vertici del partito?

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