Maxi rissa Gallarate: 3 minori condannati. “Agli altri percorso rieducativo e occasione di ripartire”

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GALLARATE – Maxi rissa di Gallarate: ieri, lunedì primo marzo, a Milano la decisione del Gip per i 22 minorenni coinvolti nello scontro in centro città l’8 gennaio dell’anno scorso. Tre le condanne, comprese tra i 7 e i 10 mesi di reclusione, un solo non luogo a procedere, messa alla prova per tutti gli altri.

Messa alla prova come premio

Il segnale che forse da un fatto grave può essere arrivato qualcosa di buono. “Il giudice e il pm – spiega l’avvocato Livio Grandis, che assiste uno dei minori – sono stati estremamente chiari: la messa alla prova è un premio per essere ottenere necessita di un reale ravvedimento. E’ necessario dimostrare di aver compreso la gravità dei fatti e di aver cambiato completamente strada”. Un premio perché se al termine dell’anno di messa alla prova disposto dal giudice il percorso rieducativo avrà dato esito positivo, il reato verrà estinto. Il che significa che al minore viene data l’occasione di ricominciare la propria vita senza ombre.

Sradicare la logica del gruppo

“Salvo alcune rare eccezioni la maggior parte dei ragazzi coinvolti ha mostrato di aver compreso la portata dell’accaduto – continua Grandis – Certo non senza fatica. All’inizio vige ancora la logica del gruppo. Lo scontro tra due fazioni visto quasi come un gioco. La dominanza di quello che è più maschio Alpha degli altri, fattore quest’ultimo che rientra nelle dinamiche dei rapporti umani da sempre. Ma una volta disgregato il sistema, passato il tempo necessario a calmare gli animi e a far prevalere la ragione, la maggior parte dei ragazzi ha preso coscienza e ha cambiato rotta“.

Il percorso rieducativo

Nel caso del minore assistito da Grandis, seguito da Servizi Sociali di Cassano Magnago, “Si sta affrontando un percorso rieducativo incentrato su attività pratiche. Il ragazzo, per ora, non intende riprendere il percorso scolastico ma si sta applicando con dedizione all’apprendimento di utilità manuali”. Utilità che in futuro potrebbero costituire l’inizio formativo ad una professione. “E questo è sicuramente un buon risultato arrivato da un fatto grave. Il mio assistito ha capito che l’accaduto avrebbe potuto avere anche conseguenze peggiori”.

Grandis, che del tribunale dei minori è avvocato esperto, chiude spiegando il suo approccio ai ragazzi “Che, per un fattore meramente anagrafico, non sono nel pieno della maturità. Io dico sempre loro che i delinquenti bravi vengono presi a 50 o 60 anni. Quelli maldestri li prendono subito. Se un ragazzo giovanissimo si ritrova davanti a me vuol dire che l’hanno preso subito. Meglio che cambi strada perché quello non è il suo mestiere. E’ un approccio magari ruvido ma che di solito consente al minore di comprendere la necessità di cambiare immediatamente strada”.

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