Salvini che risorge: vantaggi e rischio

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Matteo Salvini e Giorgia Meloni: le regionali rafforzano l'intesa politica

di Massimo Lodi

La resurrezione di Salvini, ecco il rimbalzo imprevisto dopo le topiche a raffica, l’election flop con disfatta nordista, le nerbate interne e l’accusa di tradimento delle origini, il proposito di spodestarlo eccetera. Salvini, messo alle strette, decide di stare alla larga da Berlusconi: lo molla perché la Meloni fa intendere che userà sino in fondo il potere assegnatole dagl’italiani. Non è arrogante, presuntuosa, intrattabile. È realista, determinata, fredda. O con lei o contro di lei. O al suo fianco o alla periferia del potere. O contare ancora, e perfino molto, o contare poco, e addirittura zero. 

Salvini (Lenin insegna sempre, e Machiavelli idem) sceglie di far prevalere il calcolo sugli affetti: Silvio capirà. Ma è soprattutto importante che capisca Giorgia. Messaggio pervenuto, affare concluso. E dunque: il Capitano non si defila per l’elezione di La Russa al Senato, piazza alla presidenza della Camera Fontana, mette in portafoglio una paccata di ministeri: sé stesso alle Infrastrutture, Giorgetti all’Economia, il prefetto Piantedosi agl’Interni, Calderoli alle Autonomie e agli Affari regionali, Centinaio all’Agricoltura.

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Massimo Lodi

Se il progetto va a buon fine, un trionfo. Con appena l’8 e rotti per cento dei voti e dopo il tracollo rispetto alle ultime europee, Salvelox (Salvini velox) porta a casa l’impronosticato bottino. Ridiventa d’amblè un uomo fortunato, sorretto dal guizzo dell’abilità (della destrezza, sarebbe il caso di dire): intuisce al volo che si apre una nuova stagione e, al conosciuto/disinvolto modo, cambia felpa. Naturalmente la scelta presenta grossi rischi, dato che sino ad oggi chi si è messo contro Silvio, lì sul fronte liberal conservatore, l’ha pagata cara. Però forse ha ragione Giorgia: i tempi sono cambiati e for ever. Salvini tira i suoi dadi affidandosi a quest’uzzolo, riscatta il disastro delle urne, diventa alleato indispensabile della Gran Sorella.

Insieme coltivano un sottaciuto progetto: spingere gli Azzurri alla scissione, favorire la nascita d’un minipolo centrista, partner moderato necessario alla comitiva di governo. Li garantirà sul piano europeo, dove l’accantonamento di Berlusconi frontman italiano del Ppe avrà un prezzo. Bisogna pagarlo, sperando che non sia il vecchio leone a far pagare il costo della sua giubilazione ad alleati tributari a lui di molto. Anzi, di tutto, se andiamo a rileggere la narrazione degli sdoganamenti politici nel centrodestra dal ‘94 a oggi. È sempre un derby, fra storia e cronaca. Spesso dall’esito sorprendente.

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