Le dimissioni di Letizia Moratti da vicepresidente della Regione Lombardia e assessore al Welfare erano nell’aria. Sono settimane che tra lei e il governatore Attilio Fontana tira aria di bufera per la richiesta della stessa Moratti di sostituirlo alle prossime elezioni. Nessuna sorpresa, quindi, alla notizia della sua uscita di scena con motivazioni per nulla lusinghiere rispetto alla sua esperienza nell’esecutivo di centrodestra, durata poco più di un anno e mezzo. Giudizi feroci, che colpiscono l’azione amministrativa dell’esecutivo Fontana, come se lei, la signora Moratti, ne fosse estranea. Che ciò faccia parte di una strategia, ci pare ovvio. L’ex sindaco di Milano ed ex ministro si spiana così la strada per la candidatura regionale, probabilmente con Lombardia Migliore, costituita come associazione ma avviata a evolvere in lista elettorale. Esponenti di primo piano della Lega, il partito che esprime Attilio Fontana, sostengono che Letizia Moratti guardi a sinistra e, per questo, lavori in funzione dell’appoggio nientemeno che del Partito democratico.
Sbocco pur sempre plausibile data l’attuale carenza di validi competitor piddini da contrapporre al candidato di centrodestra. Del resto, il comunicato diffuso dallo staff dell’ormai ex assessore al Welfare (le sue deleghe sono già passate a Guido Bertolaso) non dà spazio alle interpretazioni: la Moratti prende le distanze dalla giunta in cui ha militato, ma anche dal nuovo governo di Giorgia Meloni, al quale contesta il reintegro dei medici no vax. Presa di posizione che non si esaurisce nel merito del dissenso per una scelta ritenuta sbagliata, piuttosto fa capire che, sullo sfondo, c’è dell’altro, appunto un avvicinamento al centrosinistra. Possibile? Nelle logiche del trasformismo, tutto è possibile.
Con le dimissioni di Letizia Moratti, la Regione Lombardia è di fatto in campagna elettorale. Alcune fonti inside sostengono che si possa votare addirittura a febbraio o marzo, tra una manciata di mesi. Un periodo breve per trovare candidature e organizzare squadre e alleanze. Quanto meno a sinistra, essendo il centrodestra, fino a prova contraria, orientato a riproporre Attilio Fontana. Certo, su di lui si rincorrono sussurri malevoli, da ricondurre soprattutto alle vicende della pandemia. Uno tsunami che gli è capitato tra capo e collo, con tutte le conseguenze del caso. Che abbia colpe specifiche nella gestione di un contesto tremendo e sino a quel momento sconosciuto, non sapremmo dire. Resta il fatto che Lega e soci di schieramento l’hanno sinora sostenuto. E a meno di colpi di scena (Fratelli d’Italia è osservato speciale), lo dovrebbero sostenere anche alle urne. Contro la Moratti? Questa è l’ipotesi più logica, quasi scontata. Come, probabile, è che l’elettorato lombardo non viri a sinistra, smentendo un orientamento consolidato negli anni.
Un tema attorno al quale ci sarà modo di parlare più in là. Al momento fanno notizia le dimissioni di Letizia Moratti e la motivazione che le hanno determinate: il venire meno della fiducia tra lei e Fontana. Una giustificazione, forse un pretesto, che sta in piedi in termini, diciamo così, ufficiali. Il vero nodo è la candidatura pretesa – lei dice “promessa” al momento del suo arruolamento in giunta – da Letizia Moratti. Il resto ci sembrano fumisterie per intorbidire l’aria, spostando la questione su altri versanti. Dopo di che, sarebbe interessante scoprire cosa sarebbe successo se Fontana si fosse fatto da parte per lasciare spazio alle urne al suo assessore al Welfare. Non avremo mai la controprova, il sospetto è che nessuno si sarebbe mai dimesso.
