VISTO&RIVISTO La libertà assoluta dell’arte e dell’amore

minchella cooper visto rivisto

di Andrea Minchella

VISTO

MAESTRO, di Bradley Cooper (Stati Uniti 2023, 129 min., Netflix).

Bradley Cooper è tornato. E dimostra nuovamente una capacità narrativa sublime. Non solo. Decide ancora di mettersi al centro del suo racconto, impersonando una delle figure più complesse della cultura musicale del secolo scorso. Leonard Bernstein non è solo stato uno dei più grandi direttori d’orchestra di sempre, o un compositore capace e innovativo, o ancora un esigente ma prezioso maestro per migliaia di ragazzi avvicinati alla musica grazie alla sua carriera, ma è stato un uomo che dell’amore e della creatività ha fatto il linguaggio principale della sua lunga esistenza.

Cooper scrive, soggetto e sceneggiatura, e dirige un film che indaga con originalità e malinconica poetica la vita di uno dei più grandi artisti che la cultura americana abbia espresso. Il film non vuole ripercorrere l’opera, gigantesca ed eterogenea, del musicista, ma cerca di fare luce sull’intenzione artistica e sentimentale che l’uomo seppe esprimere in ogni opera scritta o diretta da lui di cui oggi rimangono innumerevoli tracce audio e video che vengono condivise e guardate da milioni di utenti.

Se “Tar” aveva creato grande interesse nel pubblico sfiorando più volte la personalità del “maestro” che aveva influenzato pesantemente la vita e la carriera della strepitosa Cate Blanchett direttrice d’orchestra (epico il racconto di Tar in cui spiegava in maniera quasi ossessiva la capacità unica di Bernstein di eseguire una sinfonia di Mahler), “Maestro” entra con dolcezza e rispetto nelle pieghe più nascoste dell’anima di Leonard Bernstein che, grazie ad un Bradley Cooper al di sopra di ogni aspettativa, rivive con spirito, corpo, e musica in un racconto inedito fatto di momenti di sobria tenerezza e di ruvida verità. Cooper sottolinea come il compositore avesse scelto sin da subito la strada della creazione artistica come veicolo di sincerità e di chiarezza. Bernstein non fece mai mistero del suo orientamento sessuale, anche quando si innamorò di Felicia Montealegre, che sposò e dalla quale ebbe tre figli. Felicia credeva di poter vivere comunque con quel gigante della musica che ripagava l’intera famiglia con la gioia dell’arte e della musica. Ma non fu così, perché con il passare del tempo le scelte intime del musicista iniziarono ad indebolire il rapporto tra i due.

La malattia di Felicia fece riavvicinare Leonard a lei rimettendo al centro della sua vita l’amore incondizionato che va oltre le scelte sessuali e i rapporti occasionali. L’amore vero e puro, come l’atto della creazione di un’opera o di una sola strofa, diventano l’essenza della vita stessa. Ed è l’essenza che Bradley Cooper cerca di raccontare fino alla sequenza in cui Bernstein esegue la seconda sinfonia in C minore di Mahler, “Resurrezione”, maneggiando ogni nota scritta dal compositore austriaca come fosse materia primordiale, dando vita ad un’esecuzione in cui è chiaro il legame tra il direttore d’orchestra e l’espressione divina che la musica assume in quel frangente. Cooper ricostruisce con una grammatica filmica ed un movimento di macchina da presa che fanno rabbrividire una tensione mistica e ancestrale in cui le note dell’orchestra, le voci del coro, e gli occhi di Bernstein si fondono per trasformarsi in un’entità astratta che centrifuga ogni emozione dello spettatore facendolo immergere in un’esperienza spirituale che fa sfiorare, anche solo per pochi attimi, l’intento artistico, vero e dissacrante, del musicista statunitense.

Questa sequenza giustifica da sola la visione del film intero che commuove e coinvolge in ogni sua inquadratura. Anche se Cooper utilizza, soprattutto nella prima parte, due pellicole, una in bianco e nero e l’altra con un colore un po’ grezzo, per meglio circoscrivere cronologicamente la narrazione, ma il risultato non è altrettanto efficace, il lavoro di Bradley Cooper si stacca pienamente dalla media della qualità del cinema contemporaneo riuscendo ad esprimere potentemente una giusta e necessaria dose di poesia e di verità. La presenza di Scorsese e di Spielberg tra i produttori, oltre allo stesso Cooper, confermano, poi, la necessità di realizzare un film come questo.

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RIVISTO

DIETRO I CANDELABRI, di Steven Soderbergh (Behind the Candelabra, Stati Uniti 2013, 118 min.).

Un ennesimo esperimento cinematografico di Steven Soderbergh che decide di tratteggiare la figura dissacrante, provocatoria ed iconografica di uno degli artisti americani più controversi della musica del secolo scorso. Liberace, musicista e pianista eccellente, fu anche un simbolo dissacrante della musica “pop” e del costume.

Omosessuale, fece di tutto per tenere nascosto questo aspetto al pubblico, esasperando e stressando il rapporto con il suo “entourage” e i suoi amanti. Solo Soderbergh, forse, avrebbe potuto raccontarlo con serietà. Douglas e Damon magistrali.

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