Le “bombe” di Mimmo Esposito (Forza Italia): ecco i candidati sindaci di Varese

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Esposito e il suo post con il toto candidati di Varese

VARESE – Le ricordate le “bombe” di Maurizio Mosca? A 13 anni dalla sua scomparsa, l’uomo del pendolino ha trovato il suo erede: il commissario cittadino di Forza Italia Varese Mimmo Esposito, il quale ha impiegato sei mesi per mandare in soffitta i riti di una politica ai minimi storici per appeal e autorevolezza.

Mimmo Esposito, grande tifoso nerazzurro, è abituato a lanciare sondaggi social su Simone Inzaghi e sull’ex Romelu Lukako, a divinare sulla tenuta della panchina nerazzurra e, per variare sul tema, a porre la scelta ai suoi follower tra Siani e Zalone. Ma questa volta, sempre dal suo coloratissimo pulpito social, ha deciso di sganciare la “bomba” in un altro settore a lui caro: la politica. E così ha affidato all’etere un post Facebook in cui ha profetizzato, non uno, bensì due prossimi candidati sindaci di Varese, ovvero quello del centrosinistra (Andrea Civati) e quello del centrodestra (Luca Marsico). Trasformando di colpo il tavolo politico della coalizione, che dovrebbe essere cosa seria, in un qualunque tavolo da bar sport.

Stentavamo a crederci quando il 10 giugno 2023 (sei mesi fa) l’allora commissario provinciale di Forza Italia, Pietro Zappamiglio, nominava Mimmo Esposito alla guida del partito nella Città Giardino. E la grandezza della sorpresa fuori dal partito era direttamente proporzionale alla preoccupazione tra gli azzurri per la piega che avrebbe preso la storia, già in declino, degli azzurri. Timori che nemmeno le prime roboanti dichiarazioni da leader cittadino hanno placato. Mimmo, infatti, con la fascia da capitano al braccio ha subito pigiato forte sull’acceleratore: “Rilancio del partito, vittoria del centrodestra alle prossime elezioni e il nome del candidato sindaco subito dopo le Europee“. Pochi ma grandi obiettivi.

Ottimi propositi. Subito fagocitati dall’onda meloniana e dalla miriade di segnalazioni di buche da tappare, tombini da aggiustare, segnaletica da riposizionare, erbacce da tagliare. Tutte puntualmente denunciate sulla sua pagina Facebook, dove la militanza calcistica si mescola a quella politica e il duro lavoro del ristoratore all’assiduo impegno del consigliere comunale. Un potpourri condito di “esultanza” a fronte del catrame steso per tappare un buco, di un chiusino fatto sistemare, della segnaletica ripristinata e dell’erba sfalciata.

Sempre sul pezzo” è il motto di Esposito. Il quale più di tutti i colleghi di Palazzo Estense ha capito l’importanza di non trascurare il quotidiano. “Lavoretti” che la “politica alta” spesso snobba a favore di mega cantieri e grandi opere. Non il “nostro” che sulle magagne della città ha costruito la sua fortuna elettorale. Ben 685 preferenze alle amministrative del 2021, che sono salite a 1.300 e rotti alle Regionali del 2023. Più di Simone Longhini (per stare a Varese e in ambito azzurro). Persino di più, se vogliamo allargare il raggio chilometrico e politico, del bustocco Gigi Farioli, a lungo punta di diamante forzista, ma in corsa per il Terzo Polo. Sempre sul pezzo Esposito, ma senza mai toccare palla.

Sia chiaro, a Mimmo nessuno ha chiesto miracoli. E nessuno (forse non c’è più nessuno che ha l’autorevolezza di farlo) gli ha spiegato che un conto è giocare da battitore libero, altro è ricoprire il ruolo di commissario di un partito.

E poi: Civati – Marsico, sai che rivelazione! I nomi dati in pasto al popolo di Facebook, girano nel “cazzeggio” politico da tempo. Hanno (se vogliamo) nei rispettivi schieramenti una logica. Il piddino Civati significherebbe il riscatto di quella parte di PD riottosa al campo largo di Galimberti e che sogna una coalizione più marcata a sinistra. Mentre Marsico è l’ipotesi che da almeno un lustro aleggia in certi ambienti moderati di centrodestra, senza che nessuno abbia mai il coraggio (o lui la voglia) di metterlo davvero sul tavolo in maniera ufficiale. Quindi a lasciare perplessi è il modo “furbino” e totalmente sgrammaticato di porre la questione.

Qualche anno fa tutto questo non sarebbe successo: Esposito molto probabilmente non sarebbe neppure diventato commissario e nel caso in cui lo fosse stato non si sarebbe dilettato in prima persona e sulla pubblica piazza (seppur virtuale) al toto-sindaco. Oggi però, la politica è cambiata (a destra, ma anche a sinistra): meno ingessata, meno forma, meno sostanza, meno cultura, meno spirito di sacrificio, meno scuola di partito. E’ più popolare al contempo distante dal popolo. Nonostante sia più populista, finanche macchiettistica. E’ più arrivista, più opportunista, più solipsista. Del resto se non ci si stupisce più di tanto di un comico che diventa leader di un partito, di un ministro che fa di un treno un taxi con fermata a chiamata, o di un parlamentare che gira per i veglioni di Capodanno con il “ferro” il tasca, perché dovremmo stracciarci le vesti per un commissario di periferia che gioca alle candidature in barba ad avversari e alleati? Oggi la politica la fanno gli ultimi. Quelli che ci sono. Gli ultimi arrivati o gli ultimi rimasti.

Però attenzione. Nessuno rimpiange il sistema politico crollato sotto i colpi della magistratura all’alba degli Anni Novanta. Tanto meno, qui in provincia di Varese, il sistema di potere archiviato dall’inchiesta Mensa dei poveri. Però passare dalla Prima o Seconda Repubblica che dir si voglia, alla Repubblica delle Banane è un attimo. Ed è talmente rapido il passaggio che in quest’epoca digitale basta un click sul tasto “pubblica”. E quasi nessuno se ne accorgerebbe.

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