VARESE – Sono 50 le persone che verranno chiamate a testimoniare nel processo sulle presunte infiltrazioni mafiose in Valmarchirolo e Valcuvia, legato alla cosiddetta “inchiesta Nerone”, coordinata dalla Dda di Milano e risalente al 2016-2017.
Sedici imputati
Gli avvocati dei sedici imputati – che devono rispondere a vario titolo di estorsione, minacce, lesioni e spaccio – e il pubblico ministero hanno presentato ai giudici le istanze per il dibattimento che entrerà nel vivo, in tribunale a Varese, durante l’estate.
Questa fase sarà preceduta soltanto dalla nomina del perito che avrà l’incarico di trascrivere le numerose intercettazioni ambientali e telefoniche riguardanti gli episodi che per il pm hanno messo in luce la volontà degli imputati di «ottenere il controllo del territorio», facendo leva su «rapporti con la criminalità campana e calabrese».
L’aggravante
Una tesi, quella dell’accusa, che la difesa ha provato a smontare chiedendo ai giudici di escludere l’aggravante del metodo mafioso. Per l’avvocato Corrado Viazzo, infatti, l’inchiesta avrebbe ricostruito uno spaccato delinquenziale simile a molti altri e lontano dalle dinamiche della criminalità organizzata. Ma l’istanza del legale è stata rigettata dai giudici: si tratta di un aspetto che verrà chiarito attraverso il processo.
Il metodo mafioso, in base alla tesi accusatoria, sarebbe stato impiegato per intimidire alcune vittime, a fronte di debiti non saldati, e per convincerne altre – in particolare dei dipendenti comunali – a velocizzare pratiche edilizie.
