LEGNANO – Si è iniziato con le assenze pesanti del candidato di casa, il legnanese Paolo Alli di Alternativa Popolare (annunciata) e della bustocca Isabella Tovaglieri della Lega (comunicata in extremis), che lascia la sua postazione vuota proprio a fianco del “rivale” Marco Reguzzoni di Forza Italia, anch’egli bustocco ed ex leghista, e si è finito con i candidati “imbacuccati” nelle coperte per il freddo. L’euro-confronto organizzato dai giovani di Politics Hub è stato un successo: otto sfidanti sul palco e 500 persone nel cortile del Castello che hanno partecipato nell’ormai consolidato stile interattivo dei confronti all’americana dell’associazione nata tra Busto e Legnano.

La guerra divide
Nel clima invernale di questo maggio “pazzerello” a scaldare il dibattito ci hanno pensato i temi della guerra in Ucraina e della svolta Green dell’Europa. Sul primo, tirato in ballo da quella che il candidato di Pace Terra e Dignità Angelo D’Orsi ha definito «una domanda capziosa» sull’invio di armi in Ucraina, si sono affrontati lo stesso D’Orsi, sostenendo la tesi della «guerra per procura degli USA» e dell’invasione della Russia come «una trappola di Tucidide» e «l’esito
del colpo di Stato in Ucraina voluto dall’Occidente», il candidato di Azione Alessandro Tommasi «l’appeasement non ha funzionato con Hitler, occorre supportare in ogni modo l’Ucraina perché non sia spazzata via.» e Marco Colombo di Fratelli d’Italia («facciamoci la domanda, se ci fossero i carri armati ai vostri confini cosa fareste?». E, allargando lo sguardo a Gaza: «Se un giorno le vostre famiglie distrutte e sgozzate, le ragazze stuprate e ancora oggi fatte prigioniere, cosa avreste fatto?»). Fino a Simone Verni (M5S) che ricorda: «Nessuno di noi ritiene corretta l’invasione e siamo tutti d’accordo che l’Ucraina vada aiutata a difendersi, ma con una potenza termonucleare siamo consapevoli che non riusciremo mai a vincere quella guerra?».
Il Green: ideologia o no?

Anche il tema della transizione ecologica accende il dibattito e le repliche. Raffaella Paita (Stati Uniti d’Europa) denuncia «troppa ideologia» sul tema che ha favorito l’invasione di auto elettriche cinesi e invoca la «neutralità tecnologica», mentre Giovanni Mori (Alleanza Verdi e Sinistra), sullo stop ai motori a benzina e diesel dal 2035 ricorda che «i produttori hanno già anticipato la scadenza al 2030, perché è il mercato che ha già deciso di andare in quella direzione». Marco Reguzzoni (Forza Italia) invita a non prendere esempio dal Tessile, dove l’Europa «imponendo norme stringenti che nel resto del mondo non rispettano» ha «favorito una concorrenza sleale», mentre Patrizia Toia (PD) sostiene che «tacciare di ideologismo e follia le linee europee è diventato un refrain, ma la decarbonizzazione è possibile e conviene, se si investe».
Botta e risposta

Il dibattito si conclude con due domande a bruciapelo. La prima è sul prossimo presidente della commissione europea, che porta ad una inedita convergenza tra il centro (Stati Uniti d’Europa e Azione) e la destra (Fratelli d’Italia, con Colombo che parla di preferenza «a titolo personale») sul nome di Mario Draghi, che a D’Orsi (PTD) fa venire «voglia di suicidarsi», mentre per la Dem Toia Draghi «andrebbe meglio al consiglio europeo» e Reguzzoni “voterebbe” Angela Merkel. Alla domanda finale su quale degli altri candidati li ha convinti di più nel corso del confronto, Reguzzoni ironizza sul banco vuoto di Isabella Tovaglieri – «devo dire per forza i presenti o anche gli assenti?» – poi risponde Tommasi. Il quale ricambia scegliendo Reguzzoni. La veterana Toia risponde tranchant «nessuno», “guadagnandosi” la frecciatina della Paita: «Io sono solidale con le donne e dico Toia». E se Colombo dimostra ancora una volta di essere una destra anomala optando per Paita, sul lato sinistro la convergenza è nei fatti, con D’Orsi che “vota” Verni e Mori, Verni che sceglie D’Orsi e Mori che indica Verni.
