BUSTO ARSIZIO – «Nelle dinamiche politiche, dove si seguono di più le logiche dei partiti che non quelle del bene comune». Una frase, solo una frase, detta dal pulpito dal Prevosto monsignor Severino Pagani, è una frecciata acuminata nei confronti della politica bustocca “impantanata” sul rimpasto di giunta. Monsignore l’ha pronunciata ieri mattina, 21 luglio, durante l’omelia della Messa più seguita in assoluto, quella delle 11.30. Un messaggio che sembra una chiara bocciatura nei confronti del dibattito che da più di un mese va avanti sulla rivisitazione della squadra del sindaco Emanuele Antonelli.
L’omelia di Monsignore
Don Severino nell’omelia ha commentato la lettura di San Paolo sul fatto che “ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini“. Introducendo il tema che «a volte sembra che ad essere Cristiani ci si “smena“», perché seguire il Vangelo va nella direzione opposta rispetto alla «mentalità del mondo», che non è volta al perdono cristiano e alla giustizia ma a «farla pagare e imbrogliare». Ed è proprio in riferimento a questo concetto che Pagani afferma che «in tante cose si può vivere una mentalità del mondo». Anche «nelle relazioni sociali, dove uno prende le strade più facili per guadagnare di più e non è preoccupato del bene degli altri, e nelle dinamiche politiche, dove si seguono di più le logiche dei partiti che non quelle del bene comune. Nelle nostre famiglie, nella nostra società, nella nostra città». Al cristiano invece è richiesto «qualche sacrificio, perché sarebbe più spontaneo usare altri criteri». Nel caso della politica, appunto, le «logiche dei partiti». Che sono effettivamente quelle che stanno indirizzando la partita del rimpasto di giunta, piuttosto che il merito dei singoli.
La frecciata
Apparentemente, per i “non addetti ai lavori”, solo una frase inserita in un discorso più ampio. Ma estremamente chiara. E chi conosce Monsignore sa quanta attenzione pone alle sue omelie, non di rado discorsi di alto spessore teologico (del resto Severino Pagani è stato Rettore del Liceo e del Biennio teologico del Seminario arcivescovile di Venegono Inferiore prima di assumere la guida della parrocchia di San Giovanni Battista), e che quel riferimento non era messo a caso. Un segnale ad una politica che Pagani non ha mai “bacchettato” con l’energia che era propria di uno dei suoi predecessori – il prevosto emerito monsignor Claudio Livetti, che ai tempi di Tangentopoli scelse il pulpito del Te Deum per scagliarsi contro la corruzione dilagante di quegli anni – ma a cui non ha mai rinunciato a mandare messaggi molto chiari. Soprattutto sul fronte dell’impegno per le tematiche sociali che più stanno a cuore alla Chiesa locale.
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