VARESE – A destra è quasi tramontata l’idea di fare una lista unica tra Fratelli d’Italia, Lega e Lombardia Ideale. A sinistra, in casa PD, si sta ragionando se confermare lo schema di ricandidare in blocco gli uscenti, oppure se mettere in campo nuove energie per sfruttare l’onda di crescita che arriva dalle ultime amministrative. Al centro non si ferma il fermento del listone con i punti di riferimento che lavorano per allargare in confini, ma che, dopo le assenza dell’ultimo consiglio provinciale, si ritrovano a dover dipanare l’incognita Barcaro – Quintiglio.
Insomma, sotto il sole agostano la politica non sonnecchia. Lavora in silenzio, ma lavora in vista delle elezioni provinciali. Turno di secondo livello, con i soli amministratori (sindaci e consiglieri) chiamati alle urne per rinnovare il consiglio provinciale. Ma andiamo con ordine.
A destra, ognuno per sè
Con Forza Italia che ha deciso di giocare la partita delle provinciali con “il centrone”, nel centrodestra “zoppo” c’è chi ha iniziato a lavorare per una lista unica con tutte le altre forze politiche rimanenti. Però, dopo lo spunto iniziale, il progetto è andato alla deriva. Nel senso che nessuno l’ha bocciato ufficialmente, ma nemmeno sostenuto con forza. E così Fratelli d’Italia sta lavorando alla propria lista: «Noi di problemi non ne abbiamo – raccontano i meloniani – anzi abbiamo più candidati dei sedici che occorrono. Stiamo ragionando sulla composizione della squadra».
Quali sono i nomi che circolano? Per ora pochini. Di certo c’è Marco Colombo, presidente del consiglio a Gallarate e anche consigliere uscente. Dalla sua c’è quindi l’esperienza a Villa Recalcati, ma le riserve sono ancora da sciogliere. Pare poi che anche Busto voglia mettere in campo un candidato. Si parla di Claudia Cozzi, nome in auge anche per il rimpasto di Palazzo Gilardoni. Ma i ben informati dicono che Villa Recalcati potrebbe essere la sua destinazione. Infine, altro nome che gira tra i Fratelli è quello della sommese Manuela Scidurlo. Mancano poi i nomi degli amministratori di area Mantovani, i quali al momento restano al coperto.
Tutto tace in casa Lega dove pare che la linea sia quella di confermare gli uscenti con Sergio Ghiringhelli “capo delegazione” del Carroccio, oltre a Evelin Calderara e Luca Panzeri. Scelta che se confermata potrebbe non sopire del tutto i mal di pancia dentro al Carroccio. Malumori che per ora hanno superato il rischio pandemico e vengono considerati endemici dai vertici leghisti.
A sinistra continuità?
La partita è ancora aperta. In casa PD c’è chi punta alla riconferma degli uscenti con l’ambizione di incrementare la truppa con un consigliere in più. Ma c’è anche chi invece spinge per un rinnovamento proprio per non perdere la propulsione delle ultime amministrative. In sostanza c’è chi è convinto che qualche elemento vada cambiato. Tra i sicuri candidati pare ci sia Michele Di Toro, consigliere di ferrea fede piddina, ma anche uomo di raccordo tra il gruppo dem, i civici “sparsi” e il presidente Magrini. Di certo chi può imprimere la rotta in questa elezione di secondo livello è Varese, realtà amministrativa che conta sul maggior numero di voti ponderati pesanti.
Fermento al centro
Allargare il campo. Oggi più di prima, dopo che il sostegno di Noi per la Provincia è dato per perso. Ma per capire cosa accade in mezzo al campo bisogna partire dall’ultimo consiglio provinciale che ha visto la doppia assenza di Noi per la provincia. Due sedie vuote che potrebbero essere anche un segnale al presidente e a una parte di maggioranza consigliare. La domanda, infatti, è: Alberto Barcaro e Manuela Quintiglio, dati fino a qualche settimana fa in quota al gruppone civico di centro, con chi si candideranno? E qualora non si candideranno, a chi porteranno in dote il loro bacino di voti amministrativo?
Alberto Barcaro due anni fa si candidò in quota Lega e incasso oltre quasi 5 mila voti ponderati (4.758 per l’esattezza), mentre Quintiglio venne eletta nella lista del Carroccio, ma sotto le insegne di Lombardia Ideale, con 3.326 preferenze ponderate. Ecco, gli ottomila e rotti voti (questo il peso dei due consiglieri), ammesso che restino tutti attaccati a loro due dal primo all’ultimo, dove verranno spesi? Difficile dirlo.
Fratelli tentatori
Quel che invece si può azzardare è che, se fino a qualche settimana fa Barcaro e Quintiglio gravitavano nell’affollata orbita di Marco Magrini, oggi nessuno dà per scontata la loro candidatura (di uno dei due o, più difficile, di entrambi). Anzi, c’è chi parla di un raffreddamento di sentimenti tra il presidente della Provincia e il consigliere ex leghista. Tra i due la distanza è diventata siderale dopo il caso protezione civile, le relative dimissioni di Barcaro e l’assenza nell’ultimo consiglio provinciale. Tanto che tra i Fratelli c’è chi si sfrega le mani e a denti stretti si dice ottimista sul poter calamitare i voti (pochi o tanti che siano) in libera uscita del gruppo Noi per la Provincia. Ma c’è anche chi, in maniera maligna (un po’ come la favole della volpe e l’uva) sentenzia che la mancata candidatura di Barcaro sia dovuta alla presa d’atto di non avere i numeri per essere eletto. La ragione però, come sempre, sta nell’urna. E i giochi, al momento, sono tutt’altro che fatti.
