Omicidio Fabio Ravasio, tace davanti al Gip la mantide di Parabiago

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Nella foto Adilma Pereira Carneiro

BUSTO ARSIZIO – Si è avvalsa della facoltà di non rispondere Adilma Pereira Carneiro (nella foto sopra), la “mantide di Parabiago” accusata di aver orchestrato insieme ad altre cinque persone l’omicidio del compagno Fabio Ravasio, 52 anni, investito da quella che in un primo momento sembrava un’auto pirata a Parabiago il 9 agosto mentre faceva un giro in bicicletta. La donna è comparsa oggi, lunedì 26 agosto, davanti al Gip del tribunale di Busto Arsizio Anna Giorgetti per l’interrogatorio di garanzia, però ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. È rimasta in silenzio perché sostiene di essere estranea alla vicenda e che ci sono molte cose da chiarire.

Movente economico

Non ha parlato neanche il figlio della donna Igor, classe 1998, anche lui coinvolto secondo gli inquirenti nell’omicidio di Ravasio. Entrambi sono assistiti dall’avvocato Edoardo Lorenzo Rossi. Secondo quanto ricostruito dal pubblico ministero Ciro Caramore la donna, stando a un altro dei coinvolti nel piano diabolico per eliminare Ravasio (un cliente del bar di Parabiago gestito dall’amante della donna a sua volta arrestato) non sopportava più il marito e voleva liberarsene. Il movente è economico, la coppia infatti ha avuto due figli che avrebbero permesso alla 49enne di incassare il cospicuo patrimonio di Ravasio ammontante a circa 3 milioni di euro tra beni immobili e l’attività commerciale che l’uomo gestiva a Magenta. Due dei sei coinvolti subito dopo l’arresto hanno ammesso di aver partecipato al piano indicando in Adilma la mente che ha partorito l’omicidio cercando di farlo sembrare un incidente.

Dietro l’omicidio di Fabio Ravasio un piano diabolico voluto dalla compagna. Per soldi

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