Busto, valzer di poltrone senza una visione

busto valzer assessori
La giunta uscente di Busto Arsizio

Comunque vada a finire il tormentato rimpasto di giunta a Busto Arsizio risulterà essere un pasticcio politico. Paradigma di quella nuova politica che bada alla cornice e molto meno ai contenuti. Così che a volte, e il caso bustocco ci sembra emblematico, si finisca per girare attorno al problema senza approfondirne la sostanza. Che nella fattispecie corrisponde alla visione per il futuro della sesta città della Lombardia e non al cambio in corsa di alcuni assessori, chiamati alla staffetta con loro colleghi di partito (o di lista) smaniosi di soddisfare appetiti di cadrega.

Avviata da Fratelli d’Italia che, sulla base del Cencelli de ‘noialtri, chiedeva il secondo assessore, la partita pare si concluda con i meloniani che si accontentano al ribasso della delega di vicesindaco, incarico formale senza reale potere, e lasciano alla Lega, che avrebbe dovuto cederne uno, i suoi tre componenti dell’esecutivo. In buona sostanza, i leghisti tengono il punto e riaffermano, piaccia o no, di essere saldi nei giochi di potere locali. Fanno pagare pegno al miglior assessore di Busto, quella Manuela Maffioli che riscuote ampio consenso in città per l’impegno e i risultati, deprivandola della carica di vice e togliendole alcune deleghe, ma mettono più o meno all’angolo i Fratelli, loro avversari/alleati.

Da qui non si scappa, fermo restando che dentro le singole componenti di centrodestra si combattono battaglie personali e di gruppi e gruppuscoli contrapposti. I malumori sarebbero (o sono) all’ordine del giorno. Dicono addirittura di scazzi pesanti tra il sindaco Antonelli e i suoi referenti meloniani. Tensioni che si sono via via accentuate col passare delle settimane senza che nessuno dei vertici politici e amministrativi bustocchi, provinciali e regionali provasse a risolvere l’impasse. Fino ad oggi, quando il nuovo quadro va componendosi con un valzer assessorile degno del miglior Johann Strauss. Solo che in Strauss c’era armonia e poesia, a Palazzo Gilardoni ci sono le stecche più clamorose di una politica che non conosce né la musica bella né la grammatica comportamentale né i meriti, conferma palmare di quanto andava dicendo Rino Formica, che la politica è sangue e merda.

Qualcuno a questo punto, al di là di chi entra e di chi esce (nessuno da comparare a Mario Draghi o a Renzo Piano, per intenderci) dovrà pur spiegare il senso politico di quanto è andato e sta andando ancora in scena e, soprattutto, qual è la prospettiva. La quale riguarda gli anni finali del doppio mandato di Emanuele Antonelli, periodo in cui bisogna portare a casa i risultati, mostrarli ai cittadini e, in sintesi, tirare le somme di dieci anni di lavoro. Sul fuoco, grazie al Pnrr, ci sono cantieri a raffica, destinati, una volta conclusi, a cambiare in meglio la città. Il problema è se mai riusciranno a chiudere in bellezza (certi precedenti inducono alla prudenza) con una squadra di giunta rinnovata per più di metà, con nuovi amministratori che dovranno farsi le ossa e, per il momento, senza precise referenze su competenze e carattere. Insomma, neofiti, con tutte le incognite che ciò comporta. Vedremo.

Dovrà vedersela soprattutto Emanuele Antonelli, al quale competerà l’onere di sostituirsi agli entranti, se mai dovessero denunciare défaillance operative. Nel caso riuscirà, quanto meno, ad appagare la sua indole di uomo solo al comando, accentrando tutto su di sé. Ma anche questa eventualità comporterebbe seri rischi. La morale: se non s’è capito, c’è poco da essere fiduciosi per il prossimo futuro. I partiti di centrodestra, manco a dirlo, dispensano ottimismo. Ma lo fanno per ragioni di bottega, consapevoli poi che a tirare sul serio le somme saranno i cittadini.

busto assessori visione – MALPENSA24
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