«Castellanza? Come il deserto prima di Las Vegas»: così la vedono i giovani

di Sarah Zambon

CASTELLANZA – Mancano un vero e proprio centro e luoghi attrattivi per i più giovani. È quello che emerge dall’indagine “Giovani, territorio e comunità di Castellanza” del centro studi Riccardo Massa, commissionato dal Comune per ascoltare i bisogni e i desideri dei ragazzi tra i 18 e i 26 anni. C’è spazio, però, anche per la speranza che Castellanza possa evolversi, passando da posto semplicemente “tranquillo, ma un po’ monotono“, a location ideale per divertirsi, crescere e stare in compagnia dei propri coetanei.

L’indagine

Lo scorso anno, l’assessorato alle politiche sociali del Comune di Castellanza ha promosso una ricerca per attivare un canale di ascolto della popolazione giovanile, rilevandone vissuti, punti di vista, bisogni e desideri, allo scopo di favorire una sua più ampia partecipazione alla vita culturale e sociale della città. L’indagine “Giovani, territorio e comunità di Castellanza” è stata condotta dal centro studi Riccardo Massa di Milano, un’associazione culturale che ha tra i suoi soci fondatori l’Università degli Studi, la Bicocca e un gruppo di pedagogisti e ricercatori, allievi e collaboratori di Riccardo Massa, pedagogista e filosofo dell’educazione. I risultati sono stati resi noti qualche giorno fa, facendo emergere alcune criticità, come la mancanza di un vero e proprio centro cittadino e di altri luoghi ed eventi che siano particolarmente attrattivi per i più giovani.

Il punto di partenza

Come dichiarato nell’incipit del report rivolto ai giovani dalla vice sindaco reggente Cristina Borroni, supportata dai consiglieri comunali Marco Butti e Alessio Radaelli,«l’obiettivo di questa amministrazione è aprire un canale di comunicazione, esplorare i vostri bisogni e desideri e favorire la vostra partecipazione alla vita della comunità. Per questo motivo abbiamo voluto ascoltare in profondità le vostre voci coinvolgendo i giovani già attivi nella comunità, i rappresentanti delle associazioni, gli operatori sociali, culturali e educativi e singoli giovani interessati. Ci auguriamo che questa ricerca possa essere uno strumento di coinvolgimento e partecipazione e che possa aiutarci a rispondere ai bisogni e desideri emersi dando vita a progettualità nuove e partecipate».

La metodologia

La ricerca è stata realizzata utilizzando un mixed method di tipo qualitativo: interviste individuali in profondità e testimonianze da ascoltare (il comandante della Polizia Locale, il gestore dell’Art Gallery Caffè, la dirigente scolastica dell’Isis Facchinetti, il presidente della coop sociale La Banda, un consigliere comunale), questionari di rilevazione da compilare e otto focus group a cui hanno partecipato 50 ragazzi tra i 18 ed i 26 anni, con età media 19 anni. Tra loro, il 70% era rappresentato da maschi e il 30% da femmine; il 96% erano studenti, mentre il 4%, oltre allo studio, aveva anche un’attività lavorativa; il 65% del gruppo era composto da ragazzi residenti a Castellanza ed il restante 35 da non residenti. Sul totale, circa un quinto del campione faceva parte di associazioni.

Le domande cruciali

Per i giovani residenti, Castellanza fa parte della storia personale ed è sinonimo di ricordi ed affetti. L’essere attratti da altre città, non impedisce loro di tornare alla loro “base sicura”. I non residenti, invece, sono caratterizzati da una forte domanda di socialità che si esprime all’interno della scuola. La «bolla LIUC», infine, è una presenza di grande impatto entro i confini della cittadella Universitaria, ma non proietta il proprio futuro nella comunità castellanzese. In generale, la città viene percepita come spazio di transito e attraversamento, un territorio di passaggio, un intreccio di vie da percorrere per entrare ed uscire, ma non per restare, essere accolti e contenuti.

L’assenza fisica e simbolica di un centro di gravità fa sì che Castellanza sia vissuta come un satellite rispetto ad altre città come Busto Arsizio, Legnano e Milano: la mancanza di una “vera piazza” centrale, rende per gli intervistati difficile collocarsi, riconoscersi, orientarsi, incontrarsi in un ambiente disperso, diviso tra il su e il giù e quindi frammentato e disorientante, da alcuni definito addirittura come “il deserto prima di Las Vegas“, dove Las Vegas sono proprio Busto e Legnano. Nonostante non manchino luoghi significativi, come oratori, scuole e d alcuni locali pubblici, è difficile cogliere una visione d’insieme, un’idea di città tra il grigio delle sue strade e il verde dei suoi parchi e giardini: un posto essenzialmente tranquillo, però nell’ambivalenza del termine: in parte sicuro, dall’altra monotono.

La lista dei desideri

Luoghi pubblici, piazze e parchi, sicuri e gradevoli in cui stare e incontrarsi; avere a disposizione locali, bar e discoteche, pensati e adatti per il loro target di età; eventi sportivi o di spettacolo attrattivi, particolari, nuovi, che richiamino anche persone da fuori e si costituiscano come appuntamenti stabili; la presenza di associazioni (gli Scout o il CAI per esempio) e di iniziative (un coro cittadino) che promuovano l’aggregazione intorno a una specifica attività; impianti sportivi accessibili e a costi limitati; una piscina pubblica attrezzata anche come luogo di ritrovo; che il Comune considerasse le esigenze specifiche dei giovani nei suoi progetti (le iniziative sembrano sempre pensate per adulti e anziani); poter trovare la sera più locali adatti ai giovani, più luoghi di incontro sicuri, più cose da fare. Questo è ciò che i giovani chiedono alla Città. Il desiderio di trovare a Castellanza ciò che adesso si va a cercare altrove non sembra in generale sostenuto da fiducia nella reale possibilità che ciò avvenga: si teme che la città sia strutturalmente inadatta e incapace di rinnovarsi e cambiare, che non riesca a sfruttare davvero le sue risorse in favore dei giovani, che le eventuali nuove iniziative possano essere solo imitazioni inefficaci di ciò che altrove è già realizzato e funziona.

Quello che non c’è

Ciò che manca è un Centro, materiale e simbolico, un centro gravitazionale e attrattivo, una zona pedonale che permetta di sostare, ma anche un’offerta di eventi e iniziative attrattive e connettive. Le proposte avanzate dai giovani ruotano tutte intorno a un movimento ritenuto necessario: riqualificare e curare luoghi della città ora non sfruttati, o non
accessibili e non frequentati da tutti, o non collegati, perché possano diventare centri di aggregazione e sede di eventi destinati ai giovani (“non ci sono eventi perché non ci sono luoghi attrattivi in cui organizzarli”).

Le proposte

I gruppi hanno lavorato a immaginare ipotesi di lavoro che realizzino questo obiettivo. Tra le principali proposte:
– costituire un centro, o più centri, forniti di tutto ciò che permetta un uso anche giovanile (spazi all’aperto, percorsi e zone pedonali, ciclabili, tavolini, bar, negozi) e animarli con iniziative ed eventi
sfruttare e sviluppare la zona dell’Università (“l’unica dove circolano molti giovani e già fornita di alcune risorse”) in modo che diventi un Centro aperto a tutti i giovani e non solo agli studenti LIUC
valorizzare le zone e gli edifici di pregio della città (le ville storiche, il Comune, i parchi) facendoli diventare luoghi in cui sia piacevole fermarsi, passare del tempo, incontrarsi sfruttare le rive dell’Olona sul modello della Darsena milanese, con attrezzature, mercatini, locali per giovani
– organizzare nei parchi, negli spazi cittadini, nelle strutture sportive: gare, tornei, feste, mostre, eventi di richiamo, impegnandosi in contenuti originali, moderni, diversi da quello che già esiste altrove
Animare, ravvivare, creare movimento in più zone della città dopo averle riqualificate, abbellite, illuminate, rese sicure e facilmente raggiungibili

Le considerazioni dell’amministrazione comunale

Il quadro della città che emerge dalla ricerca assomiglia in modo impressionante alla classica descrizione di un “nonluogo”, ovvero uno spazio non identitario, non relazionale, senza  storia, votato al consumo, alla circolazione, segnato dalla provvisorietà, dalla precarietà e dal transito, privo di condivisione e vuoto di appartenenze collettive, dominato da solitudine e individualismo, con confini e regole indefiniti. D’altra parte emergono in controluce alcune piste, indicazioni per un possibile cambiamento nel rapporto con la città e con il sentirsi parte attiva. Sulla base dei risultati emersi, il Comune si impegnerà ad individuare un luogo di incontro stabile i giovani e l’amministrazione, per concordare insieme percorsi di partecipazione, per esempio l’istituzione di una Consulta Giovani o altro e a mettere a loro disposizione spazi urbani e fruibili di incontro. «Abbiamo inaugurato recentemente la piazza lineare dell’Olona – conclude la vice sindaco reggente Cristina Borroni – sta a voi farla diventare ora uno spazio frequentato e vissuto, individuare e concordare un canale di comunicazione che possa raggiungere la popolazione giovanile. Voi giovani siete gli attori principali del cambiamento e la vostra partecipazione attiva è essenziale per costruire una comunità attenta ai bisogni di tutti».

A Castellanza Summer Party di Area Giovani con la “musica del cuore” di Giorgia Testa

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