di Massimo Lodi
Uno pensa: arriva la destra a governare la cultura e finalmente saluteremo l’albàgia delle élites, il sovrappiù di saputismo, lo spregio delle masse. Quelle vere: il popolo di strada, degli uffici, dei negozi, del bar, sugli autobus, nei treni, eccetera. Avrà pure diritto, questo popolo, d’avvicinarsi a un mondo fin qui giudicato distante, esclusivo, irraggiungibile.
A soddisfare l’aspirazione ci aveva provato il precedente titolare del dicastero, Sangiuliano, inerpicandosi, sì, su sentieri dialettici di difficile percorribilità per il comune umarell. Però spiegando di considerare Dante un antenato della sua parte politica, egli rincuorava i delusi della squadra dio-patria-famiglia. Dato per buono il suo giudizio, ne discendeva una consolazione a scatola chiusa. Non capiamo, ma ci crediamo: Dante uno di noi, hai visto mai?
Poi a Sangiuliano tocca dimettersi, causa spinosa vicenda di nomina bocciata. Quando si dice che la fortuna non aiuta gli audaci. Lo avvicenda Giuli, e i cuori genuini tornano a battere forte. Non potrà che far meglio del predecessore, restituendo l’onore che merita alla cultura interprete del quisque de populo. Dei cittadini semplici. Del nazionalismo attento alla sostanza, mica alle forme. Giuli andrà all’essenziale, con obiettivi chiari, rigore di lessico, empatia a ogni parola pronunziata. A ogni gesto compiuto. Non come quegli arrampicatori del vocabolario, e del cerebralismo intellettuale, e dei ghirigori introspettivi di cui non se ne può più, dopo tanto comandare sui destini tricolori.

Invece non va così. Almeno per ora non va così. Giuli si piglia del supercazzolaro da livorosi astanti quando, nel discorso d’insediamento a Montecitorio, cita (sbagliando: càpita) Hegel, parla di “…ontologia intonata alla rivoluzione permanente dell’infosfera globale”, va oltre e addita “…l’entusiasmo passivo, che rimuove i pericoli della ipertecnologizzazione e per converso l’apocalittismo difensivo che rimpiange un’immagine del mondo trascorsa”. Brividi in aula, e anche fuori. Negli avveduti prevale tuttavia la certezza/il vaticinio che trattasi d’una burlesca strategia da Amici miei, giusto allo scopo d’ingraziarsi il grande pubblico, al modo del fenomenale Ugo Tognazzi.
Idea che gli ottimisti ritengono confermata da un nuovo discorso del neo-ministro, tenuto alla Buchmesse di Francoforte, dove si celebra sua maestà il libro e l’Italia è ospite d’onore. Ipse dixit: “Siamo qui per riaffermare la centralità di quel che si può chiamare pensiero solare, il punto d’incontro tra la rigidità delle ideologie, della battaglia delle idee, che si discioglie nella luce meridiana dello spirito mediterraneo”. Il conte Lello Mascetti del capolavorista Monicelli non avrebbe saputo esprimersi con più adeguato scappellarsi linguistico, disciogliendo (appunto) in un glossario astutamente misterioso la radice autentica della cultura di destra. Quale davvero sia, verrà raccontato nelle prossime puntate. Tra il serial e il faceto, siamo solo alle prime: ci sarà da divertirsi, e in fondo questo vuole il popolo Giulivo.
